Recensioni Heisenberg - Immaginarie linee matematiche tra cielo e terra

Published on marzo 11th, 2012 | by Mag-Music

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Heisenberg – Immaginarie linee matematiche tra cielo e terra


Heisenberg - Immaginarie linee matematiche tra cielo e terraCon un nome così astrattamente matematico, con un album chiamato in quel modo e soprattutto a scorgere i titoli artatamente simbolici e (ir)razionali viene da credere che colui che gestisce l’iconografia, la materia grigia dei testi e la probabile coscienza storica del gruppo sia tutto fuorché un emo, per dirla bruscamente. Cioè, dai, non sei emo se studi Matematica, Ingegneria o robe così. Magari evitiamo pure di ritrovarci tutti a Lettere, ok, ma un matematico emo non si può proprio sentire. Ecco, un architetto un filino snob, un pittore, artista, scultore, graffitaro (la morte sua) e financo un informatico sì. Ma la temibile introspettiva emo ingegneristica non si può veramente sentire, scusate.

Poi magari viene fuori che è davvero così, e non appena mi beccano in giro per Roma mi gonfiano di mazzate come una zampogna. Ma sappiate che almeno il disco, almeno quello (si scherza qui da noi), mi piace non poco, veramente. Passi la vostra fine cultura euclidea-clitoridea, passi pure il look stropicciato di certi universitari da Campus scientifico ma il disco no, quello non passa. Cioè mi spiego meglio: resta qui e schiaccio play per vari ascolti, ne godo a ondate, a getti, a sprazzi, a randellate (e basta con le metafore sessuali).

Anzi, già che ci siamo, su Incontrarsi a Copenhagen avreste fatto meglio ad accordare il basso come Iddio comanda, ma il pezzo è veramente bello. Mi rivolgo proprio a voi, dai, manco ai lettori. Avete un bel suono caldo e dilatato ma la tensione umorale è palpabile. Avete un ché di Infarto (Scheisse, ricordate?), una bella voce graffiata e passionale e un mood caloroso che mi riporta vagamente ai La Quiete. Che poi io manco sono ‘sto grande fan dell’emocore et similia. Ecco, magari mi ha spiazzato un po’ sentire di paragoni a cappella d’uccello con Kafka (ma l’urgenza è quella, sì) e The Death of Anna Karina. Per me c’è molto più di più o semplicemente dell’altro.

Grandi i Kafka. Bruciati troppo in fretta.

Tira un’aria di disfatta che forse solo alcuni gruppi romani sono riusciti a descrivere in pochi grandi dischi. Non so perché ma c’è un vago sentore della sconquassante distopia sonora dei Concrete, certo addomesticata, ma la vostra fredda “disamina esistenziale” è davvero tutta de Roma. Poi leggo che avete suonato con i Si Non Sedes Is e lì mi ritorna in mente lo split con i Marnero e altre robe. Fanghiglia sentimentale e residui di speranza. A parte il paragone di prima, non c’è molta Forlì, mi spiace. C’è proprio Roma. Ma va bene così, altroché.

Il disco è disponibile in download gratuito sul loro Bandcamp. Anzi, leggo che la band in un mese scarso ha collezionato ben cinquecento download ufficiali. Vien da ridere pensando alla gente che fa a cazzotti fuori da Media World perché c’è il figlio del cumenda che salta la fila per il nuovo Iphone, alla faccia della “crisi”, degli sfratti e degli stessi immigrati che ogni santo giorno mi chiedono l’elemosina (ormai ci conosciamo, ci vediamo presto!). Ma in tempi di merda come questi una dimostrazione d’interesse e fiducia per il sottobosco “ardecore” è una manna dal cielo se non sei anche solo un fenomeno di nicchia appena fuoriuscito dall’underground come, chessò, i Fine Before You Came.

Bravissimi, davvero.

Nunzio Lamonaca


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