Jocelyn Pulsar – Aiuole spartitraffico coltivate a grano

La capacità di parlare della realtà con invidiabile tenerezza e una certa purezza d’animo, oltre che con gli occhi della quotidianità, è una dote rara, un dono da poeti che Jocelyn Pulsar fa fruttare da sempre nel migliore dei modi. “Ai­uole spartitraffico coltivate a grano” ne è l’ultima – nonché più matura – prova.

L’occhio è, infatti, puntato da subito, sin dal titolo tutt’altro che banale, alla concretezza del periodo storico in cui viviamo e alle sue difficoltà: “Durante la guerra, la crisi era talmente drammatica che, pur di mangiare, si arrivò a coltivare anche gli appezzamenti di terra piccolissimi come, ad esempio, le aiuole spartitraffico delle strade che si potevano trovare in alcune grandi città. Oggi la crisi è diversa ma comunque la peggiore vissuta dalla mia generazione: in questo clima ho scritto il disco, questo era quello che vedevo dalla finestra mentre avevo la chitarra in mano durante l’ultimo anno, circa… ”, spiega il cantautore forlivese.

Ma chiunque si aspetti, a questo punto, un disco di denuncia sociale rimarrà ben deluso. In Pulsar, che abilmente fa propria l’eleganza di certa tradizione cantautorale italiana, la Storia non è altro che l’ambiente, il contesto in cui si sviluppano e prendono vita racconti di assoluta “normalità”, fatti ordinari cantati con una purezza stra-ordinaria.

Punti di forza di quest’artista sembrano essere, infatti, proprio il candore e l’attitudine a cogliere le piccole cose e narrarle con una semplicità disarmante.

Ci sono la dolcezza di quegli amori che ti sembrano durare da sempre, da almeno “25000 anni fa”; le scritte lasciate sulle panchine del parco durante le seghe da scuola e le amicizie finite (Vale, Stefy, Cri); lo scorrere dei giorni e il rancore dell’esser stati mollati, sputato fuori con ironica onestà (“ma la domenica se proprio devi farlo/almeno lasciami con stile/e un paio di lacrimucce francamente le vorrei vedere/e poi quella maglietta verde dimmi cos’è/io meritavo di più/io meritavo il tailleur” da Lasciami con stile); e poi ancora, la solita vena nostalgica che condisce tutte le produzioni di Jocelyn con le duecento lire rubate alla mamma per giocare e bere granite al bar della spiaggia (Cartoline) e le chicche televisive, musicali e calcistiche, ripescate dagli anfratti più remoti della memoria (Me lo ricordo), il tutto condito da una piacevolezza e una fluidità musicali non indifferenti. Gli ingredienti che compongono il disco portano inevitabilmente ad affezionarcisi e a volergli bene, insomma, e il colpo di grazia è inferto dalla delicatezza colorata dell’adorabile copertina illustrata da Giulia Sagramola.

Un album quasi catartico: un ascolto rasserenante da coltivare amorevolmente (a grano) nei momenti bui.

Annachiara Casimo per Mag-Music

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