Memoryhouse – The Slideshow Effect

Inserite il disco, fatelo partire e mettetevi comodi. Seduti, sdraiati a terra, occhi chiusi… come vi pare. L’effetto che ne verrà fuori è musica che scorre insieme a vecchi scatti e ricordi sbiaditi dal tempo. Questo è più o meno ciò che il disco del duo canadese regala al primo impatto.

Prima di essere una band, i Memoryhouse erano un progetto artistico, un modo per lasciar vivere gli impulsi di un compositore, Evan Abeele, e una fotografa, Denise Nouvion. È allargando confini e orizzonti di quelle categorie che vanno sotto la voce “fotografia” e “musica” che è nata la band. Da un approccio multisensoriale, un po’ come raggiungere due posti contemporaneamente.  Non meravigliatevi quindi, se il disco s’intitola “The Slideshow Effect”.

Parola chiave: memoria.

Memoria, e un dolce abbraccio tra suono e immagine, come si evince già da Little Expressionless Animals che apre il disco, mentre abbiamo ancora il titolo e la copertina impressi nella mente, così semplici ma comunque espressivi. Dieci tracce che si adagiano su atmosfere dream pop, shoegaze borderline, voce e chitarre che si rincorrono, a volte ipnotizzando. Il sound richiama a tratti quello dei Broken Social Scene e dei Beach House. Traccia dopo traccia la voce di Denise, candida e dai registri twee, comincia a ricordarci quella di Dolores O’Riordan.

The Kids Were Wrong si fa notare per il suono pulito e la melodia uptempo; Punctum, invece, racchiude un po’ tutto quello che a grandi linee si espande per tutto il disco: pseudo folk misto a country rock, il brano presenta comunque un buon arrangiamento di chitarre acustiche.

Ritmi sostenuti, niente colpi di scena, giusto qualche dettaglio. Se non siete soliti reggere il senso di malinconia, allora questo disco non fa per voi! Sia chiaro, il disco è piacevole, ma lascia pochi segni. Forse per l’andamento piatto e scarno di sfumature, forse per alcuni minuti pleonastici sul finire dei brani che rendono l’ascolto lento, ma qualche piccola perla c’è: Pale Blue, archi e rapidi rintocchi di charleston; chitarre indie rock e atmosfera chillwave in Walk with Me. Non male Kinds of Light, nonostante il finale lasci un po’ a desiderare.

Su Vimeo è possibile guardare una sorta di video in slow motion che prende tutta la durata del disco, un lungometraggio che gioca di zoom e panning per animare immagini di Denise (http://vimeo.com/37754037), ma se la loro musica vi prende e vi piace lavorare d’immaginazione, chiudete gli occhi e lasciate stare il video.

Insomma, questo è un disco per chi ha voglia di qualcosa di lineare e piacevole. Come per quelli che hanno voglia di uscire semplicemente a farsi una passeggiata tranquilla o ancora, potrete assonnarvi serenamente facendovi cullare da questo disco e come dice il testo di The Kids Were Wrong:And we’ll see daylight through the blinds”.

Magari un fievole raggio di sole si farà spazio tra i fori della persiana e verrà a darvi il buongiorno.

Carmelina Casamassa per Mag-Music

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