Recensioni Ilaria Graziano & Francesco Forni - From Bedlam to Lenane

Published on aprile 20th, 2012 | by Mag-Music

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Ilaria Graziano & Francesco Forni – From Bedlam to Lenane


Nell’arte il ruolo che svolge la tradizione è di vitale importanza. Preserva un’immensa mole di storie provenienti da ogni luogo affinché possano essere tramandate nuovamente ai posteri per non finire nell’anonimato, considerati soprattutto i tempi che corrono. All’estero come in Italia, da regione a regione, non passa mai inosservato il suo percorso, fatto di riscoperte e ispirazioni, sulle quali dare inizio a quella che si può definire una nuova avventura. Sociale, cinematografica… anche musicale.

Prendiamo ad esempio la Campania. Dagli ‘E Zezi di Pomigliano D’Arco a Daniele Sepe, fino ad arrivare agli ‘A67, se n’è masticata di tradizione, e di conseguenza si è appresa e divulgata molto adeguatamente. Altrettanta ne stanno masticando due personaggi come Ilaria Graziano e Francesco Forni, nativi di Napoli ma non risiedenti in quel di Napoli, bensì nella Capitale. L’una molto cara a Yoko Kanno, l’altro noto per il suo impegno all’interno del Collettivo Angelo Mai, si ritrovano trapiantati nel Lazio e a loro volta invischiati in un progetto che li vede nuovamente protagonisti allo stesso tempo. Di dialetto qui c’è ben poco, forse nulla. E non certo campano.

È una delle peculiarità di questo “From Bedlam to Lenane“, letteralmente dall’inizio alla fine, in quanto a tracklist. Un’opera dove il repertorio proposto va dal folk al blues, fino al cantautorato e allo swing. E dove bastano due chitarre, anzi, per essere precisi, una chitarra e un ukulele, per divertirsi. Formula per certi versi parallela a quella costituita dal binomio voce/contrabbasso del duo Magoni-Spinetti (Musica Nuda), ma con meno riletture. E proprio a proposito di Magoni, tanto quest’ultima è soave quanto lo è Ilaria, nei momenti in cui c’è da sfoderare la dolcezza, come quando si tratta di cantare brani propri come La strada e Rosso che manca di sera, ma anche quando c’è da frugare nel repertorio di Fernando Maldonado (Volver, volver), mostrando il lato ispanico di sé. Quello mostrato in contemporanea anche da Francesco al suono di un brano messicano, di stampo mariachi, come Canción mixteca, visto attraverso un’altra ottica, la stessa con cui non ci si astiene dal mettere vicino tanto la Spagna quanto la Francia, con la scanzonata On y va, che non stonerebbe davanti ai momenti più fomentati di Gianmaria Testa. Senza nulla togliere ovviamente a Rosaspina, dove si fa sentire anche un’indole percussiva che in tutto il lavoro ha rari sprazzi di vita, e alla conclusiva Lenane’s Blues, il cui titolo non trae per nulla in inganno, essendo il nostro un musicista che sa come immedesimarsi di fronte a certe situazioni, anche stavolta fuoriuscite dalla sua stessa mente.

Ma ci sono solo le performances soliste? Ovviamente no. Prendere carta e penna e scrivere una Love Sails o mettere mano tanto su Nina Simone e la sua Be My Husband quanto su Mad Tom of Bedlam, già interpretata da Jolie Holland, significa sbizzarrirsi in compagnia, unendo i propri pregi e garantendo un ottimo risultato.

Il mondo di “From Bedlam To Lenane” è abitato da persone dalle vesti tanto moderne quanto con il segno lasciato da altre zone, zingari moderni, zingari felici di lolliana memoria, e merita più di una semplice esplorazione. Non c’è solo la riscoperta, ma anche lo scambio di emozioni. Allegria e impegno allo stesso tempo, due parti di una stessa anima. Due come i loro possessori.

Gustavo Tagliaferri


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