Beach House – Bloom

Beach House - Bloom

Sono passati due anni da “Teen Dreams”, l’apice artistico e creativo dei Beach House. La cosa certa è che “Bloom” ne rappresenta il degno seguito, un album armonioso e vivace a conferma del fatto che stiamo parlando di una delle band più in voga del panorama internazionale, punta di diamante dell’ormai storica Sub Pop, capace di mettere d’accordo l’affezionato delle sonorità degli anni Ottanta e il cultore dell’etereo movimento shoegaze.

La band di Alex Scally e Victoria Legrand (nipote del compositore francese Michel Legrand) si ripresenta, dunque, senza grandi scossoni da un punto di vista musicale. Anche se non siamo di fronte ad un altro capolavoro, l’ispirazione non ha abbandonato il duo statunitense: da Myth, dolce e incantata, così come Wishes e Lazuli (il brano più dream-pop dell’album). I momenti più movimentati sono Other People, con un’introduzione quasi drone, e Wild con i suoi intrecci da capogiro. Probabilmente il ritornello di The Hours è il punto più alto del disco ma come non restare affascinati da Troublemaker che si fa ricordare per i suoi echi anni Sessanta? A chiusa dell’album, infine, è Irene a stupire per i suoi sette minuti che corrono via come un cavallo in libertà.

Dieci mini racconti fatti di panorami estivi, candidi affetti e giornate di lieve e piacevole brezza ma anche d’inquietudini e speranze. Dieci canzoni intense e curate in maniera maniacale in cui è facile perdersi tra armonie sofisticate e melodie preziose. La sensazione che sorge in mente ascoltando una qualsiasi canzone dell’album è quella di essere di fronte a un antico e pregiato ricamo fatto a mano.

A conti fatti possiamo affermare che i Beach House hanno senza dubbio raggiunto una maturità artistica ben definita, la loro musica sognante è divenuta un solido marchio di fabbrica riuscendo a indirizzare persino l’orientamento di numerose altre band che a loro s’ispirano. Quello che ci chiediamo è se saranno in grado in futuro di sorprendere i loro ormai numerosi aficionados trasformando il proprio sound e, al tempo stesso, mantenendo una creatività e uno spessore artistico degni di nota.

Andrea Russo per Mag-Music

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