Amor Fou – Cento giorni da oggi

Amor Fou - Cento giorni da oggi

Amor Fou - Cento giorni da oggiMettiamo subito le cose in chiaro: “Cento giorni da oggi”, terzo album degli Amor Fou, è un disco da prendere con le pinze. Per svariati motivi che, nel tentativo di descriverlo al meglio, non si può scappare dallo specificarli passo per passo. Ormai è sin troppo chiaro il fatto che sia nato, oltre che dalle acute osservazioni del frontman Alessandro Raina, da una serie di cambiamenti fattisi notare in principio sul piano extra-musicale: nuovo approccio social con il pubblico, nuovi linguaggi comunicativi, l’innovativa e dall’indiscusso effetto sorpresa anticipazione dell’album avvenuta con un coloratissimo tumblr fatto di gif, d’astrazioni e di visioni. Tutte mosse che fanno ben capire quanto e come Raina e soci siano cambiati prima dal canto proprio e successivamente nei confronti della loro musica. Social Media Marketing? Probabile, ma d’altronde anche quest’ultimo campo d’azione è o non è un moderno modo di porsi a una strategia comunicativa nata in seno alle giovani menti di cui, in qualche modo, questo disco si ritrova a raccontare?

Con “Cento giorni da oggi” gli Amor Fou riescono nel necessario tentativo di raccontare l’universo appeso a un filo della gioventù di cui io stesso faccio parte. A scanso di equivoci devo dire che prima di tutto lo fanno con l’aspetto concettuale, lontano dal cantautorato nostalgico e meno umorale dei precedenti lavori ma vicino al modo di porsi di chi vuole raccontare ciò che vede e tutti quegli stimoli che lo spingono verso mete inaspettate, verso rifiuti, verso atti di provocazione che non coincidono mai con la protesta vestita di kefiah e di rosso d’azione. Perché l’approccio alla rivoluzione appena nominato, oramai, è molto antico e fuori forma: ora si vive come si può, vestendosi di moda e facendo il verso strafottente al potere. Ecco, vedete, in ogni caso i quattro di Milano si ritrovano comunque a esporre critiche, ma senza antagonismo violento d’alcun genere. Con i dovuti limiti, cambiano anche le sonorità. Si è parlato di virata elettronica, di M8(8)3, del sempre attuale Battiato, di contaminazioni afro e via dicendo. Tutto vero ma, tanto per chiarirci bisogna dire che, dopo diversi ascolti, l’impressione è che il vero album elettronico dei quattro era e rimane “La stagione del cannibale”. Qui, invece, cambiano le formule e il punto forte lo troviamo nelle incursioni esotiche, ritmiche e a volte quasi selvagge: un brano come Forse Italia lo dimostra benissimo con quel refrain disco-chic che sfodera cassa dritta e un generale senso di coolness che fa bene all’animo, c’è poco da fare. Su questo piano altrettanto riescono a fare Padre Davvero, con i synth spaziali e il tribalismo dietro stante, e (ovvio) il singolo Alì, fresco, puro e indovinato. Piacciono anche le nuove scelte ritmiche che, oltre al sostegno della cassa modaiola, sorprendono per l’attitudine afro simil-Talking Heads che si chiarifica appieno in Le guerre umanitarie. Per il resto (ben fermi comunque sul fatto che la sensazione generale sia di novità e di svolta) rimangono sempre gli Amor Fou, forti di quell’indole d’urgenza espressiva che già conoscevamo bene; s’ascoltino I 400 colpi (ad esempio, qui le chitarre soliste sono sempre quelle di Dottori eh, si riconoscono subito) e altri momenti sparsi qua e là tra i vari brani, sempre toccanti ed emozionali.

In conclusione, c’è da dire un qualcosa che credo sia condivisa in modo unanime: tutti e tredici i pezzi che compongono questo “Cento giorni da oggi” sono tecnicamente perfetti e funzionano alla grande. Complice anche l’iper-produzione? Ok, va bene, ma di sicuro c’è un sentire concreto situato prima di essa, che indubbiamente gli permette di fare il suo buon lavoro. “Cento giorni da oggi” spicca il volo nel suo momento storico ideale, situandosi a metà tra un resoconto generazionale e un album di splendido pop ingegnosamente contaminato da questo, da quello e da quell’altro. E chissà se l’estate gli porterà altra fortuna.

Davide Ingrosso

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