Three Monks – Neogothic Progressive Toccatas

Discutere e riconoscere il fatto secondo cui il movimento progressive made in Italy degli anni ’70 si sia dimostrato essere una galassia costellata da innumerevoli e strabilianti stelle, piene di sorprese, e ognuna con la sua struttura e forma, tra divagazioni hard rock, contaminazioni sinfoniche e qualcosa di maggiormente oscuro, è sempre e comunque più che giusto. Ordunque, Paolo Lazzeri, vedendolo per la prima volta, sembrerebbe essere una nuova entrata, ma non è proprio così, poiché di argomenti simili ne sa molto più di quanto si pensi, avendo vissuto, come musicista, tale periodo fino in fondo. Del resto chi ha mai negato che con un organo a canna sia possibile cambiare la propria vita, e cambiare la vita al suono del progressive rock, ricollegandosi agli esperimenti di cui sopra? Tanto da scegliere come soprannome proprio Julius, proprio in omaggio a quel Reubke che tanto amava tale strumento.

Detto ciò, non poteva che giungere l’ora di dare il via ai Three Monks, che oltre a Lazzeri comprendono il bassista Maurizio “Bozorius” Bozzi e i due batteristi Roberto “Ursinus” Bichi e Claudio “Placidus” Cusari, e quindi a “Neogothic Progressive Toccatas“, che, già dal titolo, presenta tre vie di espressione allo stesso tempo: oltre agli andamenti e alle variazioni del progressive sono presenti il fascino del gotico e la maestosità della musica classica. E come rievocare certe emozioni se non proprio con l’organo a canna tanto caro allo stesso Julius?

Sfiorare con le mani i suoi tasti, sentendolo in tutte le sue sfumature, significa anche ripercorrere vari pezzi di storia legati ad esso, dalle cattedrali, come Magdeburgo, uno dei bersagli della seconda guerra mondiale (Progressive Magdeburg, con il suo incedere epico), e Merseburg, molto cara a Franz Liszt e al sopracitato Reubke (la Toccata neogotica #1, cori spirituali che si mescolano con il basso di Bozorius), ai musicisti che erano tutt’uno con lo strumento, sia nei giorni più recenti (George Jann e la sua decisione di fabbricare uno di questi a Waldsassen (Herr Jann) che in quelli più remoti (Anton Bruckner, molto caro all’abbazia di Saint Florian ed ivi sepolto, omaggiato nella Toccata neogotica #7). Una menzione speciale la meritano anche la suite Neogothic Pedal Solo, un fuoco ardente che fa tornare leggermente alla mente i momenti più forti e spiazzanti di “Fantasia”, mescolandoli con Bach e dei tappeti mistici che vanno di pari passo con il drumming di Ursinus, e i due momenti della ripresa del tema di Profondo rosso, Deep Red e Profondo gotico: i Goblin visti in un’ottica diversa, che ricostruisce la versione originale senza mutare l’alta qualità che caratterizza quest’ultima.

Precisamente sette toccate, quelle che costituiscono quest’album. Sette toccate che non vanno verso un’unica direzione. Non ci saranno chitarre, ma la via per scuotere gli animi non si dimostra poi così lontana da raggiungere. E i Three Monks, in quanto a musica, ne hanno masticata assai e sanno come farne masticare a chi ha un certo approccio con il mondo del progressive. Esperimenti simili ancora sono necessari, oggigiorno.

Gustavo Tagliaferri per Mag-Music

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