The Softone – Horizon Tales

The Softone - Horizon Tales

The Softone - Horizon TalesGiovanni Vicinanza è una delle tante personalità che usano la propria mente come mezzo per muoversi e tracciare delle linee che portano a formare un altro di quei luoghi che meriterebbero un discorso a parte, e che si mostrano sempre più floridi negli anni, musicalmente parlando. Probabilmente un sognatore, sicuramente uno scrittore, la cui scelta del luogo più adatto per quanto riguarda ogni composizione va ricercata nelle zone maggiormente polverose, eppure buone per avventurarsi e continuare dove già aveva cominciato con la pubblicazione di “These Days Are Blue”, disco d’esordio del progetto che risponde al nome di The Softone.

Una dimora che ospita quelle che possono essere definite le “Horizon Tales“, le quali, così come ci vengono proposte, sembrerebbero essere partorite tra una sosta e l’altra effettuata nel corso di un percorso intrapreso sin dal 2008. Semplici momenti di vita, spazi lasciati alle parole, nell’atto di fuoriuscire direttamente dall’anima ed entrare in una forma sonora che può corrispondere al blues come al cantautorato, al folk come al country.

Se le persone passate sopra questi istanti della propria esistenza siano realmente “figli di un Dio” (Son of a God) questo non si sa con certezza, ma quello che è ineccepibile è che la loro direzione è la stessa di Vicinanza, che, con la sua fidata chitarra, pensa alla Francia, eppure allo stesso tempo alla Spagna, mentre una donna, la stessa che si fa sentire in “Get Together“, sospira di aver abbandonato il proprio cuore in quel di “Matamoros“, località che potrebbe sfagiolare una banda di mariachi, le cui trombe nel frattempo sono situate in “On Your Trail“, dove certi Beatles del “White Album” si perdono in qualche sbronza a base di free jazz.

Cose da pazzi, forse, ma anche situazioni che lasciano la strada spianata al mattino prossimo a sopraggiungere, quando la felicità trova la sua via di espressione con It’s Because, con annesso un crepuscolare colpo di scena fatto di distorsioni, la ballata malinconica Never Forget, i metalli che percuotono il “True Blues” che di lì a poco si fa più hard quando c’è da attraversare le “Alien Lanes“, i riverberi e le alterazioni con cui ogni nota di chitarra si ritrova ad avere a che fare in quel di Slide Down, il dobro che oscilla tra i colpi dei tamburi, non a caso all’interno di una composizione intitolata All That Noise, e Harmless Is Vulgar, la ballata conclusiva a base di armonica e Hammond allo stesso tempo.

È una panoramica di Napoli che incontra il deserto quella delle “storie dell’orizzonte” secondo The Softone, e l’orizzonte tanto agognato da chi ha scelto di intraprendere quest’avventura è fatto di sensazioni che durano pochi secondi, ma anche per sempre. E trascritte in undici canzoni che riflettono ottimamente lo stato delle persone.

Gustavo Tagliaferri

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *