My two cents#7

My two cents

In questo numero: Farmer Sea, A Classic Education, Yes Daddy Yes, Nicolas J. Roncea, Vanillina, Fräulein Alice, En Roco, Il Cane, Piccoli animali senza espressione, Chewingum.

Farmer SeaA Safe Place (Dead End Street Records)

Take a trip to the sun“. Non un’unica destinazione quella a cui hanno puntato i Farmer Sea con il loro secondo lavoro in studio. Il “posto sicuro” a cui alludono e che li attende si trova sul Sole come sulla terraferma, sapendo di estate come di autunno, e avente come caso emblematico un letto verde, ma anche le luci che ravvivano la propria zona di abitazione. Non è una questione di luogo quella di raccontare le proprie aspettative e previsioni al suono di dolci ballate (For Too Long, To the Sun) e con tanta voglia di ritmo (Small Revolutions), se non di correre via per raggiungere il proprio obiettivo (Lights, Nothing Ever HappenedDisappearing Season), affrontando paure (The Fear) ed interrogativi (Summer Always Comes Too Late For Us) e non tralasciando nemmeno quelle occasioni che si presentano come d’incanto agli occhi di chi sta parlando (Number 7). Sono cose che non accadono solo a quattro ragazzi il cui feeling è molto caro agli amici Perturbazione, già nei paraggi ai tempi di Low Fidelity In Relationships, ma probabilmente anche a tanta altra gente. La strada per Dead End Street non è così lontana, dopotutto. Ed è un grande piacere partire alla sua volta!

Gustavo Tagliaferri

A Classic EducationCall It Blazing (La Tempesta International/Lesfe Records)

Prendendo tra le mani questo disco salta subito agli occhi l’animo lo-fi del lavoro; a partire dall’artwork si viene immediatamente trascinati in un’assolata strada californiana. Complice il fatto di aver registrato questo disco tra Brooklyn e Philadelphia, l’animo statunitense impolvera il tutto di una sana nostalgia 60’s. Il tutto è sapientemente dosato, dalla chitarra lontanamente wave al riverbero della voce in un’atmosfera vagamente dream pop. Difficile non pensare ai primi romanticissimi Belle and Sebastian soprattutto per ciò che concerne la parte dei testi scritti da Jonathan Clancy il quale canta con delicatezza dei sogni, della gioventù; le sonorità alla The Shins inoltre, sono troppo evidenti da sottovalutare. Le contaminazioni rendono quest’album piacevole, privandoci di qualsiasi momento di noia grazie ad intervalli vagamente movimentati come Gone to Sea, Billy’s Gang Dream e Can You Feel the Backwash, quest’ultima in bilico tra il trasognato e il brioso. D’obbligo è citare Jarvis Taverniere e il suo Rear House (che si affranca meriti di artisti quali Dum Dum Girls, Real Estate, Vivian Girls, Widowspeak) per una registrazione in analogico che contribuisce al nostalgico clima soleggiato americano anni 60. In un’era in cui “innovare” è d’obbligo, questo disco si piazza come una perla di purezza e genuinità, senza pretese d’innovazione.

Eliana Tessuto

Yes Daddy YesSenza religione (Urtovox Records)

Che cosa bolle in pentola in casa Urtovox Records? E soprattutto in quel di Agropoli, città tanto cara agli …A Toys Orchestra? Gli Yes Daddy Yes hanno la soluzione a portata di mano, portandosi, con questo “Senza religione“, al concepimento del primo lavoro in studio, con tanto di produzione in mano alla voce dei Giocattoli, Enzo Moretto. Nel loro assentire si riconosce un po’ di rock’n’roll (la title-track, Farsi il karate) mescolato a synth nervosi ed ipnotici (Padrone mio, Seppellisci il mio osso, Chirurgo), ma anche delle incursioni post-punk (In esilio) e folk blues (Peyote, Cultural Crash), senza nulla togliere a Kyselec, una specie di linea di confine tra i brani, alla scanzonata e simpatica My Memory, cantata proprio con Moretto, e alla placata chiusura de Il testimone. Se sul lato musicale non c’è da lamentarsi, in qualche occasione si riscontra la scopiazzatura della voce di Paolo Coppola a quella di Cristiano Godano, come in A caccia di iene, unico episodio realmente trascurabile, penalizzando un po’ il tutto. Malgrado ciò, il risultato è un esordio pieno di svariati spunti più che buoni, che non esclude alla band la possibilità di innalzarsi maggiormente con il tempo.

Gustavo Tagliaferri

Nicolas J. RonceaOld Toys (I Dischi del minollo)

Esistono giocattoli e giocattoli. Ci sono quelli che ti stufano subito e quelli che, nonostante siano vecchi e arrugginiti, esercitano ancora un fascino del tutto particolare, tanto che sembrano avere un’anima. Tra questi ci sono anche gli “Old Toys” di Nicolas J. Roncea: undici gemme delicate e colorate, ora con tinte brillanti ora con toni più scuri, che racchiudono nella loro semplicità e leggerezza attimi emozionanti e deliziose. Ascoltando già la seconda traccia, You’re Breaking Your Wall, si ha idea di cos’è questo lavoro. Un disco prettamente cantautorale dove la voce, le chitarre e il piano sono in primissimo piano. E tutto è lì in superficie e non c’è bisogno di molto altro per far girare i pezzi se non una spruzzata di un post ammiccante e, a tratti, di una vena alla McCartney. Da citare alcuni episodi come A Letter, Old Toys e Let’s Just Take a Walk: brani piacevoli e riuscitissimi che denotano una grande maturità artistica e un gran gusto. Non mancano poi i momenti in cui il nostro eroe si serve solo di una chitarra per regalarci gioielli come One Step, A Place to Go e la conclusiva Close to the End. Un album che nel suo essere dentro le righe è diverso da quello che ci si aspetterebbe oggi da un cantautore. Infatti, sarebbe facile e scontato trovarsi di fronte all’ennesimo clone di Vasco Brondi, invece qui non si bada alle mode ma solo al cuore e alla passione. Un moderno cantautore del passato.

Daniele Bertozzi

VanillinaConta fino a dieci (BilingueMusic Lab)

Per Davide Lasala e Lou Capozzi contare fino a dieci potrebbe essere vista come la pratica base necessaria per la composizione di nuovo materiale e di conseguenza la pubblicazione di un nuovo album. Cosa buona e giusta, e oltretutto andata a buon fine, permettendo ai Vanillina, questa la formazione che include i sopracitati, di ufficializzare il loro ritorno, a sette anni di distanza da “Spine” e cinque dall’EP “Eclisse”, dando anche il benvenuto al bassista Fabrizio Caligiuri. Già al primo ascolto si ha a che fare con delle canzoni che sanno come rendere più che soddisfacente l’ascolto: ci sono quelle che sanno come andare dritte al punto, con veemenza (Il colore della notte, Farsi del male, Discoteca solida), che travolgono e portano via con una maggiore pacatezza (Motel), che annunciano improvvisi cambi di danze (Non aver paura), che sono delle bombe vere e proprie (Monolite, Vivilatuavita) e che fungono da sigillo all’opera nel suo complesso, magari con l’ausilio della sola chitarra acustica (Cristo santo), evidenziando con molta chiarezza la presenza di un’anima che, nel suo letargo, non si è mai dissolta. I Vanillina ne sanno qualcosa, e il loro rientro in scena ci voleva proprio!

Gustavo Tagliaferri

Fräulein AliceI Love You Lucilla (Seahorse Recordings)

I Fräulein Alice non sono solo una band, sono un progetto che va oltre. Un concept intricato solo a tratti rischiarato dal sole che filtra debolmente in atmosfere scure e pesanti. Ci vogliono ripetuti ascolti per apprezzare in pieno un lavoro ottimo e ben congeniato che contiene dentro di sé tanto post-rock, un po’ di shoegaze e rock ruvido grezzo e violento. Un disco che prende davvero quota da Videocrome Monochrome (terza traccia), uno splendido gioiello di tutto quello che è il background della band, che si contende con Give Me a Name la menzione per il miglior pezzo dell’intero lavoro. La band è capace di scrivere pezzi mutevoli e intricati pronti a virare ovunque o a esplodere in coinvolgenti finali come la violenta These Things Could Happen (In a Laundry) vicinissima ai migliori Ulan Bator o la drammatica What Else?. Non Sono presenti anche brani più pop e immediati come Road to Berlin, uno sporco e veloce brano in equilibrio tra il post e il grunge e Pah Pah Bloody Blue che si avvicina a quel blues grezzo e distorto alla Black Rebel Motorcycle Club, soprattutto nel finale. Mentre la conclusiva Orges in Heaven rende quasi omaggio a quelle affascinanti atmosfere tanto care ai Sigur Rós. Un disco questo che richiede e merita del tempo per essere apprezzato e goduto fino in fondo. Un buon esordio che ha come unica pecca una qualità sonora non sempre all’altezza, ma sono solo dettagli, e mi chiedo come crescerà Lucilia, se vicina all’immagine che dà di se in copertina o se non sia altro che un piccolo insetto pronto a trasformarsi.

Daniele Bertozzi

En RocoNé uomini né ragazzi (Fosbury Records)

Siamo sempre stati solidi“. Può essere visto come un grido di rivendicazione della propria umanità che, partendo da Genova, segue una strada che lo porta dritto a essere udito dai più tramite un cd? Se si sta parlando degli En Roco, questa ipotesi è confermata. “Né uomini né ragazzi“, loro quarta opera in studio, dopo tre anni passati dalla tirata esperienza di “Spiragli”, riporta la band su un terreno più morbido, fatto di pop cantautorale, con un fare più intimo rispetto a quello dei colleghi Numero6, ma sempre con un elemento in comune: la capacità di continuare a scrivere delle perle. Perché in questo caso la canzone sopracitata, Rompere il limite, In un pozzo d’idee e Nell’acqua sono i segni di un’inventiva mai perduta come quella di Enrico Bosio. E nonostante il suono portante sia caratterizzato da una certa dolcezza, non è del tutto assente, ritmicamente parlando, la voglia di allungare il passo, sia disponendo di strumentazioni leggere (Non dimentico) che di quelle con un tono più elettrico (Carta), per non parlare delle vie di mezzo (Un inverno per noi) Aggiungete accattivanti giri di chitarra come quelli di Chi sei? ed ecco l’ennesima positiva conferma zeneize.

Gustavo Tagliaferri

Il CaneRisparmio energetico (Metteite Records)

Cinofili di tutto il mondo, unitevi! “Perché siete ancora qui?” è la domanda che vi riguarda, e che trova risposta nella voglia di affermare il vostro valore in una dimensione come quella della musica. E a porla, tra uno Jacopo (IOSONOUNCANE) e un Niccolò (I Cani), è Matteo Dainese, namely Il Cane, che con “Risparmio energetico” giunge alla sua seconda opera in studio, dopo “Metodo di danza”. Un pop dalla struttura fuori dalla norma, diviso in tante sfaccettature, per quello che potrebbe essere un personaggio che va sulla scia di Bugo, ma con una maggiore leggerezza: c’è l’electro reggae di Il sole e poi la pioggia, c’è l’hip hop di Raderla al suolo, c’è il trittico della relazione cibo-salute, che va dai violini che contornano la Cucina e l’interrogativo Quanto pesi? alla visione di un'”Obesa” che è a metà tra trombe ed accordi rockeggianti, a loro volta più grezzi in quel di Oggi. E aggiungendo momenti come Mago sul muro e gli effetti che balzellano tra la title-track e Lentiggine è ben chiara la mole di quantità presente in un lavoro che risulta essere già delizioso di per sé, ma i cui tocchi finali vengono dati dai molteplici ospiti presenti, da Enrico Molteni a Ru Catania fino a Francesco Valente.

Gustavo Tagliaferri

Piccoli animali senza espressioneThis Incanto (Seahorse Recordings)

Chi è Andrea Fusario? Due album come “Gelaterie sconsacrate” e “Italiamobile”, firmati Virginiana Miller, dovrebbero già dare un identikit appropriato, essendo stato lui stesso il membro fondatore del gruppo, all’epoca imbracciando un basso. A più di dieci anni di distanza dalla chiusura di quest’avventura non esita a presentarsi l’opportunità di far parlare la sua nuova reincarnazione, i Piccoli animali senza espressione. Ma in che cosa consiste il “This Incanto” sostenuto dagli stessi già dal titolo? Lo dicono le note di apertura: Prima la musica poi le parole. Ed infatti in quanto ad arrangiamenti, un pop a metà tra il mistico e l’elettronico, l’obiettivo viene portato a termine senza alcuna difficoltà. Ma anche sul campo delle liriche non si è affatto in alto mare, vista la voglia che già si ha di scrivere delle perle come Pulviscoli. Voglia che coincide con quella di perdersi nei riff di stampo ambient di Sei non sei, di passare il tempo in un “Kindergarten” o anche di reinterpretare con veemenza un brano di Piero Ciampi (Miserere). Per essere, come canta lo stesso Fusario, “una cura fatta di senso e realtà” scorre molto piacevolmente, pur perdendo qualcosina sul finale. Ma le soddisfazioni ci sono.

Gustavo Tagliaferri

ChewingumNilo (Garrincha Dischi)

Il cuore di tutto è composto da un trio sbarazzino, che ha a che fare con le gomme da masticare, ma il suo effetto non corrisponde affatto a quello di certe che, una volta usate, finiscono per essere accantonate. Al contrario, porta a fare quante più bolle da far esplodere e poi riformare. Ecco cosa c’è dietro i Chewingum e che emerge durante l’ascolto di “Nilo“, lavoro che esce quattro anni dopo l’esordio “La seconda cosa da andare”, e il cui titolo non è tutto un programma, dal momento che sa di estate come di Oriente, di freschezza come di simpatia. Dove la forza della disco (Il neorealismo del lunedì, con Latootal) è tale e quale a quella del soul (Atlantic City), del funky (L’alba di Roma Est), dell’esotico (Sambamara) e dell’intimo (Anna è una scintilla, L’Assunzione della vergine), e può coincidere con la dissipazione di ogni dubbio, per quanto riguarda le molteplici visioni del concetto di amore (I-love), in barba alle borse (Los Banditos). E quando viene fuori che è possibile anche rendere passabile la presenza un personaggio controverso come Maria Antonietta (presente nel surf’n’roll di Oregon ghiacciai) si ha la conferma di come questo tipo di Chewingum sia irresistibile.

Gustavo Tagliaferri

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