Neapolis Festival 2012 – Giffoni Valle Piana 19/07/12

Per me è sempre bello ritornare al Neapolis Festival ed è anche bello ritornare a Giffoni dopo anni. Una miriade di ricordi legati a questi due festival, legati all’Arenile, alla Mostra d’Oltremare, legati alle montagne di Giffoni che si avvicinano sempre più appena usciti dall’autostrada, lungo la strada che porta in questo piccolo paese che appare alla sua fine come una piccola rivelazione, tra i monti, come se fosse slegato dal resto dal mondo. Con molta fantasia, scherzando, dico che Giffoni è come Pont-Aven, peccato che il fiume l’estate l’abbia portato via, e che le bois de l’amour in realtà qui sia fatto da terreni e terreni e terreni coltivati a nocciole, ma come nel paesino del nord della Francia ci sono i ponti, i ristorantini lungo il fiume, la festa; e poi i ragazzi, il festival del cinema. Con la macchina passiamo attraverso Giffoni: il Neapolis Festival è in cima al paese, allo stadio comunale, dove invece non sono mai stata. Siamo in largo anticipo, ci siamo solo noi. Lo stadio comunale è una distesa polverosa incorniciata dai monti, sembra di essere altrove, di essere lontani 10,000 km da casa e in un altro stato, il palco imponente del Neapolis Festival c’è tutto, assomiglia a quello sul quale hanno suonato i R.E.M., gli Editors, i Prodigy, i Cure gli anni passati.

Sono le 18.30 quando varchiamo i cancelli, abbiamo ritirato i nostri biglietti ad un botteghino pressoché deserto. Lo stadio è imponente e semideserto, una ventina di persone davanti al palco sul quale ha iniziato a esibirsi, per primo, il gruppo italo-svedese I Used to Be a Sparrow. Ci sembra di essere solo noi, insieme ai tendoni bianchi di qualche distratto stand, il cielo grigio e questi monti che ogni tanto mi ritornano in sogno. Gli I Used to Be a Sparrow hanno un bel suono, ma noi siamo prevenuti, come fanno i veri “duri” ai festival vogliamo solo l’headliner, vogliamo Patti Smith. I secondi ad esibirsi sono i Tre allegri ragazzi morti, nascosti dalle loro maschere. Si esibiscono per la seconda volta in quest’edizione 2012 del Neapolis, davanti al palco da che c’era una fila di persone se ne formano un altro paio, ma il Neapolis è sempre abbastanza vuoto e fino ad ora sorge il dubbio che gli unici ad entrare siano stati quelli che avevano il biglietto gratis. Non posso quindi che fare una brutta osservazione: Giffoni è una location, seppur bella, troppo distante per Napoli, e abbastanza fuori dalla filosofia alla quale eravamo abituati, cioè mare, calda estate e verdi prati della Mostra d’Oltremare. Non bisogna neanche dimenticare che purtroppo il prezzo del biglietto era relativamente elevato (25 euro + d. p., poco per una big come Patti, ma molto per una singola serata, se si aggiungono i costi di benzina per raggiungere Giffoni ed altro). Dopo i Tre allegri ragazzi morti, che vivacizzano un po’ l’atmosfera (ma come sopra, vogliamo Patti), ne approfittiamo per mangiare, scatto qualche foto alla location. L’unica birra disponibile è la DAB, servita ad un prezzo assurdo, ma fresca e dissetante. Dopo poco si esibisce Joan As Police Woman, è già calata la sera, i moscerini la attorniano (“A tasted girl“, cit.).

Ci posizioniamo molto avanti, e Joan Wasser si esibisce in un’ottima performance. È brava, aggressiva e non delude nessuno. Nel frattempo, inaspettatamente, non dico che l’arena si fosse affollata, ma perlomeno popolata. Il pubblico è selezionato, ci sono solo persone alle quali Patti Smith piace veramente. Non ci sono ragazzini, non ci sono perditempo, si vedono madri accompagnare le loro figlie adolescenti per mostrar loro un pezzo di storia della musica, coppie sposate, i giovani ci sono, ma non sono poi così giovani, ecco, sono come noi. Come tutti gli altri artisti, neanche Patti Smith si fa attendere più del previsto. È un festival all’insegna della puntualità. Patti ha una carica enorme e si presenta come ce la immaginavamo: i capelli brizzolati raccolti in due treccine, abiti larghi e dal taglio maschile, voce perfetta nonostante i suoi sessantasei anni, e un’enorme, immensa comunicatività. Il posto che avevamo scelto era così buono che tutti i fotografi ufficiali del festival si dispongono intorno a noi, tanto che a metà esibizione non ne possiamo più e ci tiriamo indietro, senza troppo rammarico: si sente e si vede bene ovunque, anche qualche decina di metri in più lontani dal palco. Patti Smith trascina, con le sue migliori canzoni ma anche presentando alcune del suo nuovo cd, “Banga”, uscito a giugno. Si complimenta anche lei per la suggestiva cornice di Giffoni. È perfetta, proprio come ce l’aspettavamo.

Al ritorno, il flow della notte e le parole della cantautrice si rincorrono nelle nostre menti sotto un cielo stellato che la strada cancella come un nastro che si avvolge sulla notte. Le luci ai bordi della strada, addio monti, addio al richiamo dei cani, al fruscio dell’acqua, fino al prossimo anno, Neapolis, speriamo.

Foto di Alessandro Caiazzo

Valentina Guerriero

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