Bastian Contrario/Diverba – Al-kemi Split Vol.1

bastian contrario, diverba

Dalla casa, estate.

C’è un tempo per partire ed un tempo per ritornare, c’è un tempo da leone ed un tempo da coglione, c’è un tempo per far l’amore ed un tempo per scopare, c’è un tempo giovanile ed un tempo per invecchiare”.

I nuovi vicini. Fausto Tarantino e Salvatore Prezioso non sono qui soltanto per ribadire un semplice concetto base, come quello secondo cui è “Due il contrario di uno“. Bastian Contrario non va a rappresentare solo lo stato umorale di chi rema contro certe decisioni. Bastian Contrario è sia una two man band che un modo di vivere. Una soluzione con cui godere delle gioie della vita, estrapolata nuovamente da una fervidissima Campania. C’è aria di festa da quelle parti. “Oggi non è” un brutto giorno, e chi se la ride nei paraggi ha con sé qualcosa tanto vicino alla strumentazione che si porta appresso il recente Edda quanto al Rufus Wainwright maggiormente orchestrale. Niente batteria, al suo posto un tripudio di percussioni e non con cui si ride, si canticchia e ci si lascia andare ai cori che prendono il sopravvento nel corso dell’arrangiamento, quelli dell’”Amore distratto”, del bel canto della primavera, dell’evoluzione dell’autunno e del micidiale inverno, di chi, tra una deriva etnica e l’altra, sa che “Bella è la vita“, nonostante tutto, che, tra flauti e giocattoli, imbracciare una chitarra e scrivere un “Elogio all’arte della felicità” è ancora possibile. E poi l’organetto di Parlando canta, che minuto dopo minuto lascia fuoriuscire un che di mistico, i rumori improvvisi che si odono anche quando non è “Proprio tempo“, il bouzouki con cui suonare una serenata alla fantomatica “Annina“, il fischietto sbarazzino, apparentemente guerrigliero ma in realtà ingannatore, appartenente ad un esercito anti-“Yankee Doodle Dandy“, di “Ieri oggi e domani”, e il rock conclusivo di Parla tu per me. La banda regionale eccola qui, e visto l’accaduto, direi che questi “etno-folk-rock-cantautori” hanno fatto una bella scoperta.

Dalla casa, inverno.

Voglio cambiare, fuggire poi tornare e ricercare e isolare tutte quante le mie imperfezioni, per sentirmi morire, se non altro per errore“.

No, c’è un cambio di programma. Il micidiale calo di temperatura qualcuno lo sta vivendo. Specie se è più di qualcuno, un numero corrispondente a ben sei abitanti. I Diverba, appunto. E “Per chi tace” c’è bisogno di parlare, di riscaldarsi e ripararsi da questo vento freddo. L’energia del rock è veramente necessaria per far sì che ciò avvenga, com’è necessaria anche la voce di Federico Chiapello a fare compagnia lungo questo periodo. Cade la neve, scappa qualche soddisfazione, l’appassionato incedere di chitarra di Intra nos è la colonna sonora adatta. Un incedere che cambia ogni volta che entra in ballo una questione tanto differente quanto comune ai nostri. La strada, quella vissuta da “Ilenia“, riff e speroni che accompagnano quattro ruote che vanno a tutto spiano. La vegetazione a contatto con la carne e le ossa (Sono un albero). Il climax elettronico raggiunto dall’”Enfant terrible” nel corso del suo tragitto. La Francia, forse un po’ di Noir Dèsir, che si fanno sentire il “31 febbraio“, e verrebbe un po’ da ridere a pensare che lo sfogo musicale in questione abbia avuto luogo in tale data. Richiami squalloriani che rimandano al presente, al passato, al futuro, o forse a nulla.

Ma i tempi sono buoni anche per addolcirsi, con quello stesso strumento, se “Il desiderio di domani” è pronto a colmare una distanza che si fa risentire sempre più e c’è da agire “Incautamente” quando si dissolve un girotondo di promesse (e un soffice Moog risuona nell’aria), o davanti ad un pianoforte, quello dell’” e della fuga dalle carceri, e che porta a finire “In luminol“, tra un inseguimento e un relativo esame sanguigno. La parola sotto forma di musica sa come sostituirsi al silenzio, affinché chi prima taceva non taccia più.

Conclusione.

Il mondo circostante, oppure semplicemente il proprio paese, il proprio luogo di abitazione, lo si può vedere in più modi, e può succedere che diversi punti di vista si possano attrarre magneticamente, pur nella loro lontananza. Per Bastian Contrario e Diverba vale un discorso del genere, specialmente quando il loro è un progetto uscito fresco fresco, successivamente all’esordio “Dodo, do!”, firmato Denise, dalla Al-kemi di Gianni “Marok” Maroccolo, la cui mano va molto ad influire, e allo stesso tempo contribuisce ad un risultato che prende dal passato ma non fa che continuare il percorso volto a formare qualcosa di attuale.

Non ho più voglia di parlare… parla tu per me“.

Quando le piccole idee vengono a formare qualcosa di grande, parlare è strettamente necessario.

Gustavo Tagliaferri per Mag-Music

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *