Birds of Passage – Winter Lady

Il 2011 è stato l’anno di Alicia Merz, che permane sulle scene con il secondo lavoro “Winter Lady” dopo pochi mesi dall’uscita di “Without the World” e “Dear and Unfamiliar”, che la vedeva (o meglio, sentiva) collaborare con il portoghese Leonardo Rosado.

Il disco prende il via con Fatal Melody, mai titolo più azzeccato per una melodia che ci catapulta in un fatato paesaggio innevato. Qui la neozelandese differisce da quello che è il clima a cui è abituata. Soffia il vento, sì, ma l’idea e le emozioni che ci comunica sono quelle climatiche, e viene da pensare al nord Europa.

L’album differisce inoltre da tutto ciò che era stato fatto in passato, niente sperimentazione spinta, il tutto appare molto minimale e rigido, unica nota di calore si denota con la seducente e calda voce di Alicia, che viene fuori come un sussurro in un clima totalmente asettico ed emoziona inaspettatamente perché perfetto equilibrio tra formalità ed emozione.

Nei testi dell’intero disco non c’è alcun accavallamento, non c’è fretta, tutto a suo tempo, nulla è soporifero o lento. La tempistica è perfetta e i testi appaiono più come poesie bisbigliate dove viene espresso il desiderio di espansione dell’essenza del sé verso l’infinito e l’ignoto. Le parole si distaccano eppure sono saldamente avviluppate a qualche chitarra in reverbero e ad un timido pianoforte.

In questo clima, dove descrivere un album simile, senza l’annesso ascolto, risulta quantomeno difficile, si vede la predilezione per brani come Highwaymen in Midnight Masks e Disaster of Dreams.

Alicia Merz si impone e dimostra come talvolta non si necessiti di una band per fornire un buon spettacolo, quando si hanno determinati tipi di ispirazioni dalla propria parte.

Eliana Tessuto per Mag-Music

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