Intervista ai Der Noir

der noir

Sono tra le rivelazioni romane dell’anno. Tre ragazzi così oscuri eppure al contempo con un sole che si portano dietro da un po’, specialmente ascoltando la loro versione di Il mare d’inverno di Loredana Berté, pubblicata successivamente al loro esordio “A Dead Summer“, sotto RBL Music (vinile a parte). Sono i Der Noir, dal passato black metal e hip hop, ridotto ai minimi termini e tramutato in dark wave, attraverso una formula che sa come distinguersi in quanto caratterizzata da un’autenticità che è propria, e che non rende i nostri troppo simili ad altri progetti che ruotano attorno al mondo wave. Come non approfittare, in una situazione simile, dell’opportunità di sapere di tutto e di più da loro stessi?

– Per essere i Der Noir una band che suona dark wave, quello che incuriosisce maggiormente è il fatto che ognuno di voi tre proviene da un’esperienza passata diversa, in quanto a sound. Luciano Lamanna è un produttore con trascorsi nei Ministero dell’inferno (come Lou Chano) e Ivs Primae Noctis, Manuele Frau, voce e basso, suona la chitarra con Black Land e Tiresia Raptus, Manuel Mazzenga in un gruppo black metal. Non avviene tutti i giorni il desiderio di unire hip hop, doom e black metal e venire fuori con qualcosa di ulteriormente diverso!

– Luciano Lamanna: Penso che ci sia un’attitudine comune a vari generi. Nei nostri ascolti non siamo troppo settoriali, ci piace variare dalla techno alla wave, dal metal al folk, dai ’70 agli ’80 alla musica dei giorni nostri, cosi come nel nostro percorso musicale sentiamo l’esigenza di confrontarci con stili diversi pur ma mantenendo un gusto e una predilezione per un sound “scuro”.

Le melodie e le strutture rimbalzano da uno stile all’altro, dal black metal alla shoegaze, dal folk al pop, dalla psichedelia all’elettronica. Ci sono riff che potrebbero essere interpretati tanto dai Carpathian Forest quanto dai Christian Death e suonerebbero comunque validissimi.

Confrontarsi con la dark wave è stata un’ esigenza: sentivamo il bisogno di unire i giri e le melodie che avevamo in mente al suono freddo e matematico delle drum-machine. Ma anche una specie di sfida, visto che per la prima volta ci siamo confrontati con la struttura classica di una canzone.

L’approccio è stato meno violento rispetto ai nostri precedenti progetti, più romantico, intimista. Ma sempre decadente.

– Così come non avviene tutti i giorni la scelta di registrare un album servendosi di attrezzature esclusivamente analogiche, come avete dichiarato in una precedente intervista. Pensate di continuare su questa linea d’onda, o non escludete una sinergia con il digitale?

– Luciano Lamanna: Continueremo ad usare attrezzature vintage analogiche e ti anticipo che ripasseremo il mix del prossimo album su nastro. Ma non vogliamo disdegnare il digitale a priori, ci sono sintetizzatori digitali che offrono un sound decisamente interessante. Nel prossimo disco ci sarà spazio per i tappeti del Roland D-50 e del Korg M1, useremo il Waldorf Microwave XT e la DrumTraks della Sequential Circuits.

Tuttavia non amiamo i plug-in e useremo ancora una volta Pro-Tools solo come editor, senza rovinare il suono con dinamiche, effetti ed equalizzatori “finti”.

– Ma poi… perché Der Noir? A cosa è dovuta la scelta di un nome simile?

– Manuel Mazzenga: “Der Noir” è la nostra attitudine, quella nera, la tendenza a percepire ogni emozione in maniera oscura e malinconica. Volevamo un nome immediato e musicale senza troppi fronzoli e giochi di parole.

– Di recente avete avuto il piacere di aprire il concerto dei Duran Duran al Foro Italico di Roma. Si può dire che sia stata una svolta inaspettata avvenuta in un momento inaspettato? Una band italiana emergente che apre uno dei nomi sopravvissuti del pop vissuto dagli anni ’80 fino ai giorni nostri, e proprio nel corso dei giorni nostri non è di certo una cosa facile fare in modo che continui ad avvenire ciò!

– Manuel Mazzenga: Effettivamente è stata un occasione inaspettata, dobbiamo un ringraziamento al nostro management e a quello dei Duran. Suonare sullo stesso palco è stato un traguardo che non ci aspettavamo di raggiungere in così poco tempo, speriamo di solcare prossimamente i confini nostrani. La voglia di suonare live è sempre tanta in casa Der Noir.

– I vostri testi sono principalmente in lingua inglese, fatta eccezione per Lontano dalle rive e Cosa vedo. Pensate che il vostro idioma nativo non sia abbastanza d’effetto, se messo a confronto con la musica?

– Manuele Frau: Tutt’altro. Essendo la nostra prima creazione, “A Dead Summer” cerca di osare entro i limiti del nostro presente. In partenza l’approccio con il nostro idioma è stato timido, anche perché con l’inglese ci si può permettere di creare liriche in meno tempo e più efficaci. L’italiano è più complicato per chi come me è agli esordi in veste di cantante. Lontano dalle rive e Cosa vedo sono un punto di partenza, si è rotta quella patina di ghiaccio che ingenuamente mi allontanava dalla lingua dei miei pensieri alla quale mi sto pian piano riavvicinando.

– Sempre riguardo la lingua italiana… la cover di Il mare d’inverno, canzone nota ai più grazie all’interpretazione di Loredana Bertè e scritta da Enrico Ruggeri. Il mondo wave incontra il repertorio italiano di quegli stessi anni ’80 di cui sopra. La si può considerare come parte di quelle cose, al di fuori del vostro genere, a cui siete maggiormente affezionati? E perché avete scelto di farla uscire a sé, fuori da “A Dead Summer”?

– Luciano Lamanna: Il brano è stato registrato successivamente all’uscita dell’album: lo abbiamo stampato su vinile in formato 7″ attraverso BloodRock Records e lo abbiamo incluso nell’edizione speciale di “A Dead Summer” su iTunes. È un tributo alla canzone di Ruggeri, che è un classico degli anni ’80 italiani. È un pezzo triste e malinconico, si prestava bene ad un’interpretazione “cold”.

Ricordo con nostalgia il video della Bertè: in un frame, nella scena sul finale in cui è sulla macchina, è davvero bellissima, un’icona dark.

– Inoltre, l’avete pubblicata proprio ad inizio estate, scelta un po’ inusuale visto il testo che fa riferimento alla nostalgia del post-estate…

– Luciano Lamanna: È vero, ma vi anticipo che il 10 settembre, a fine estate, uscirà il video diretto da Simone Pellegrini, già regista del nostro primo video Another Day.

– Una simpatica curiosità, a proposito di Ruggeri: considerando che proprio nei primi mesi del 2012 è stato pubblicato “Le canzoni ai testimoni”, disco che vede lo stesso duettare brani suoi o scritti per altri interpreti assieme a nuovi esponenti della scena nostrana, da Dente ai Marta sui tubi, fino ai Serpenti, se aveste registrato con qualche mese d’anticipo tale reinterpretazione vi sarebbe piaciuto partecipare ad un lavoro simile?

– Luciano Lamanna: Perché no, sarebbe stata una bella occasione. Non l’ho ancora sentito, non sapevo di questa uscita…

– Manuele Frau: La scelta del brano è stata dettata più che altro dal nostro gusto e dai nostri ricordi legati a quegli anni.

– “A Dead Summer” vede peraltro la pubblicazione da parte di due label differenti: la romana RBL Music per il cd, la genovese Bloodrock Records per il vinile. Da cosa è nata una scelta simile?

– Luciano Lamanna: RBL è la nostra casa discografica e il nostro editore: dopo aver cercato un paio di mesi una label abbiamo deciso di firmare con loro. Si sono dimostrati subito ben disposti e interessati al progetto, hanno un’ottima organizzazione e nonostante fossero agli esordi come etichetta lavoravano tutti già da tempo nel settore musicale: ci hanno ispirato subito fiducia. Dopo un anno possiamo dire che siamo contenti, hanno lavorato bene, tanto che abbiamo già confermato la pubblicazione del prossimo album con la label romana.

La BloodRock si occupa della stampa in vinile dei nostri lavori: la label curava già la produzione dei Black Land, collettivo psych-doom in cui Manuele suona la chitarra, ci faceva piacere entrare nel suo roster e ci ha accolto nel migliore dei modi. Aveva già nel suo catalogo i Floorshow ed ha recentemente dato alle stampe il vinile dei Confield e dei Be Forest… siamo certi che la nostra collaborazione non finirà qui.

– Guardando in faccia la realtà, la scena nostrana odierna è più che fervida di moltissime realtà degne di considerazione, tra festival e appuntamenti serali stagionali di un certo riscontro, anche se forse sembrerebbe esserci una minore unità tra questi. Voi che cosa ne pensate?

– Manuel Frau: La scena è molto prolifera. Ci sono molti artisti validi che però non riescono a farsi conoscere poiché non rientrano in quegli “standard” che nel nostro paese vanno per la maggiore. Da qualche anno a questa parte si può assistere ad una vera e propria “fuga di cervelli” anche per quel che riguarda la musica.

– Luciano Lamanna: In Italia si riscontra per l’ennesima volta la tendenza dei promoter e degli organizzatori a puntare su band estere, che magari vivono più di fama del loro passato che altro. Piuttosto che spingere la scena locale e investire nella musica nostrana si continuano a riproporre i soliti noti. Naturalmente auspichiamo un’inversione di tendenza.

– Italia ed estero. Dopo l’apertura di cui sopra ai Duran Duran pensate di continuare a farvi sentire al di fuori dello stivale?

– Luciano Lamanna: Certamente, saremo in tour in Italia a novembre con i nostri amici Die Selektion e stiamo preparando un tour in Russia per l’anno prossimo. Speriamo che il concerto con i Duran Duran ci porti bene e di continuare a suonare anche in Belgio, Germania, Francia, Spagna…

Foto di Giulio Di Mauro

Gustavo Tagliaferri per Mag-Music

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