Behind the Records: BloodRock

Behind the Records

Com’è nata, com’è strutturata e quali sono gli aspetti che differenziano la BloodRock dalle altre etichette indipendenti?

La BloodRock Records è nata per la mia grande passione per la musica rock in generale, ho provato ad iniziare a lavorare nel mondo della musica dopo diversi anni passati a collezionare vinili di heavy metal, hard rock, psichedelia, punk, dark e glam, ma anche di progressive, kraut rock e folk, grazie alla frequentazione costante del negozio degli amici della Black Widow Records, e proprio questo mese sono cinque anni che ho intrapreso quest’avventura da solo! Per cui mi sono formato, la mia attuale cultura musicale, sia con le band piu’ famose che con quelle piu’ underground, come per esempio gli High Tide, i Pentagram ed i Christian Death, è inevitabile quindi che cerco di produrre band che abbiano delle affinità con le band che ho collezionato soprattutto negli ultimi vent’anni, per creare una label che possa mantenere vivi certi sound che probabilmente un po’ si stanno perdendo col passare degli anni.

Come sono stati scelti il nome ed il logo dell’etichetta?

“BloodRock” l’ho scelto perché la mia etichetta è solo ed unicamente per persone che hanno veramente il rock nel sangue, che non si fanno trascinare dalle mode oppure esclusivamente da interessi economici o per fare finta di essere delle rockstar. Il simbolo, Igor, l’ho pensato per la label, che di solito metto sul lato A del vinile, parlando con il mio amico e grande disegnatore Stefano Scagni (autore delle copertine dei Doomraiser, Graal, Giorgio C. Neri ed altre per la Black Widow Records) l’ha disegnato in modo da adattarlo alla mia richiesta, dato che è un personaggio molto simpatico e conosciuto di un film famoso, probabilmente è facile da ricordare.

Quando avete fondato l’etichetta, avevi uno o più modelli?

Il mio modello è la Black Widow Records con cui, oltre al rapporto d’amicizia personale, c’è una grande collaborazione culminata con la co-produzione del disco The Ninth Hour degli Hounds of Hasselvander. Nel corso degli anni tanti hanno confuso le due etichette pensando che la BloodRock Records sia una loro “costola”, oppure certe volte nelle recensioni accostano mie band alla Black Widow Records. Niente di grave, anche se è giusto per tutti scrivere correttamente i dati.

Qual è la filosofia generale dell’etichetta?

La mia filosofia consiste nell’avere solo band costituite da persone serie che hanno voglia di crescere, collaborare in modo molto sincero con me, promuovere la propria musica sempre nel rispetto di tutto e di tutti, creare sempre prodotti di qualità senza tralasciare nulla, sia per quanto riguarda le registrazioni degli album, che per quanto riguarda le parti grafiche, le pubblicità sulle riviste specializzate e sulle webzine, quindi tutto quello che di positivo si può fare per ottenere i risultati migliori, visto che attraversiamo tempi molto difficili sotto tutti i punti di vista. Inoltre lascio sempre la massima libertà d’espressione ai ragazzi delle band, perché ritengo giusto non imporre idee a dei musicisti che dimostrano di essere bravi, al limite possiamo tranquillamente discutere se c’è bisogno di fare qualche piccola modifica. Anche quando sono presente ai concerti delle mie band, lascio sempre a loro la possibilità di vendere i loro lp e cd, in modo che abbiamo un guadagno maggiore.

Fate tutto da soli? O vi avvalete dell’aiuto di qualcuno?

Faccio tutto da solo. Mio fratello Stefano mi ha aiutato dal punto di vista economico in certe produzioni, ma poi non ha avuto più tempo di seguire tutto il resto, inoltre io lavoro e sono impegnato dieci ore al giorno e talvolta anche di più, quindi anche se la Black Widow Records si occupa di distribuire, promuovere e vendere la maggior parte delle mie produzioni, ho un impegno che sta crescendo. Partecipo anche a numerosi festival e serate facendomi dei viaggi solitari tutto l’anno anche con condizioni climatiche avverse, per cercare di pubblicizzarmi sempre di più, come per esempio l’ultimo Stoned from the Underground in Germania in compagnia di Davide di Vincebus Eruptum ed i ragazzi della Go Down Records Records, solo che sto raggiungendo livelli di stanchezza inumani!

Come selezionate gli artisti da accogliere nel roster?

La selezione dipende dal tipo di sound, dai tipi di persone, dal fatto che bisogna necessariamente suonare dal vivo in modo abbastanza frequente, dalle richieste della band sia economiche che per le stampe, infine dalla vendibilità del prodotto finale.

Siete più voi a cercare, o siete soprattutto cercati? Qual è il tuo metodo per cercare nuove band da pubblicare?

Si verificano entrambe le situazioni. Se ascolto una band che m’interessa su internet, cosa che logicamente ora capita spesso, cerco di andarli a vedere suonare dal vivo anche per conoscerli di persona, oppure come è successo con i Funeral Marmoori, li ho conosciuti a Firenze perché hanno suonato di supporto ai Doomraiser.

Che tipo di accordi vengono stipulati con gli artisti? E come vengono suddivisi investimenti, lavoro ed eventuali profitti?

Con i musicisti solitamente mi accordo consegnando una percentuale delle stampe, sia in lp che in cd, alla band come primo pagamento per la realizzazione del disco, poi lascio sempre al gruppo le copie in conto vendita che mi pagano dopo che le hanno vendute, tranne qualche caso in cui me la hanno pagate subito per avere un po’ di sconto. Oppure se devo stampare la versione in vinile del cd prodotto da un’altra label consegno una percentuale delle copie stampate sia all’etichetta che alla band, come è successo ultimamente con la RBL Music Italia per i Confield ed i Der Noir, o con la We Were Never Being Boring per il disco dei Be Forest, a cui comunque consegno anche delle copie in conto vendita se le vogliono, non c’è problema.

In media, quanto vende un titolo? E quel è stato il vostro best-seller?

Di solito trecento-quattrocento copie in vinile e settecento-ottocento in cd. Fino ad ora i Doomraiser sono quelli che hanno venduto di più, comunque anche le ultime produzioni stanno andando bene… forse adesso anche all’estero c’è qualcuno di più che conosce la BloodRock Records!

Qual è il tuo album preferito tra quelli pubblicati? E quello più sottovalutato?

È difficile rispondere sul mio preferito, sono molto affezionato a tutti, però quello più sottovalutato è quello del mio concittadino genovese Giorgio Cesare Neri, intitolato Logos, secondo me meriterebbe più attenzione. Sinceramente, anche se è un disco quasi tutto strumentale, pensavamo che in Italia i suoni stile Yes, Gong potessero attirare di più, inoltre c’è una canzone cantata in italiano in puro stile progressive anni ‘70 veramente bella.

In percentuale, quante copie si vendono nei negozi, quante attraverso il vostro sito e quanto ai banchetti dei concerti?

All’incirca il 20% nei negozi e tramite il sito, il 60% ai banchetti dei concerti.

Come vedi in prospettiva “l’oggetto” disco? Pensi anche tu che il futuro sia nei file da scaricare, con la “fisicità” di vinile e/o cd ad appannaggio di una ristretta cerchia di cultori e nostalgici?

Vedo che le vendite del vinile sono in crescita anche tra i piu’ giovani, nonostante tutto, spero veramente che tutti quelli che amano il rock capiscano che non si può fare a meno di avere un oggetto tra le mani che rappresenta un disco, voglio essere fiducioso per il futuro!

C’è qualche altra etichetta italiana con la quale ti trovi in sintonia?

Oltre alla Black Widow, negli ultimi tempi i rapporti intrapresi con la RBL Music Italia, che si sta affermando sul mercato abbastanza rapidamente, la We Were Never Being Boring e la Go Down Records siano molto buoni e credo possano ulteriormente rafforzarsi.

Che cosa dobbiamo aspettarci da voi nei prossimi mesi?

Hard-rock, doom, psichedelica, dark-wave… aspettatevi di tutto e di più, sempre all’insegna della qualità!

a cura Marco Gargiulo

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *