Intervista a Joe Hasselvander (The Hounds of Hasselvander, Raven) Ita/Eng

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Joe Hasselvander, “il padrino del doom”. Oltre quarant’anni di carriera condivisa con Pentagram, Death Row , per un attimo con gli indimenticabili Blue Cheer e tutt’ora con i Raven. The Hounds of Hasselvander (nome coniato da Julian Cope per descrivere, in una recensione di “Sub-Basement” dei Pentagram, l’aggressività delle chitarre di Joe) è la sua nuova avventura solista, “The Ninth Hour” è, invece, il suo terzo lavoro, pubblicato verso la fine del 2011 dalla Black Widow Records e dalla BloodRock Records.

Con il nome The Hounds of Hasselvander hai pubblicato due album e un EP, ma se guardiamo bene nella tua discografia da solista c’è il tuo esordio a nome Hasselvander, “Lady Killer”, uscito nel 1985. Dopo tanti anni, in che ottica valuti quel lavoro?

Mi fa ancora piacere. Fu il mio primo album full-length. Il suono è molto derivativo dell’epoca, “metà anni ‘80”. Non ho mai provato niente del genere fino al 1984, suonare la batteria, chitarra, basso e voce. Non sapevo cosa stavo facendo e il budget non era sufficiente per fare più di due registrazioni a canzone. Se non veniva bene al secondo tentativo eri fottuto. Questo album è stato fatto molto velocemente. Ho imparato da questo e mi ha insegnato a lavorare sotto pressione.

Nel 2010, grazie alla pubblicazione del doppio cd con demo e rarità “Alive in Death“, si sono riformati i Death Row, la prima incarnazione dei Pentagram, se così possiamo dire. Possiamo considerarlo un capitolo chiuso definitivamente, o ci sarà occasione di rivedervi di nuovo insieme in futuro?

Ho voltato pagina e sono passato oltre il sound Pentagram. Credo di averlo portato al prossimo livello, dove le cose diventano pesanti. La band era funzionale musicalmente parlando, ma peccava parecchio nell’andare d’accordo. Alcune persone hanno difficoltà a stare nella stessa stanza con qualcun’altro. Io non sono così e riesco a tenere a bada il mio ego mentre gli altri no. Diciamo che non mi metterò mai più in una situazione del genere.

Parliamo per un attimo dei Pentagram. Quand’è stata l’ultima volta che hai avuto a che fare con Bobby Liebling e a Victor Griffin?

L’ultima cosa che ho fatto con Bobby è stata la fine dell’Hounds Tour del 1997, nel quale Bobby venne per fare il bis e suonammo tre canzoni dei Pentagram. Bobby è stato bravo la prima volta che lo facemmo, ma poi è ricaduto nella dipendenza agli ultimi due spettacoli. È stato veramente imbarazzante avere qualcuno così fatto sul palco. Victor, Marty ed io abbiamo fatto un tour con i Pentagram nel 2008. Siamo stati ben accolti in tutta Europa.

Parliamo un attimo della Black Widow Records. Possiamo dire che l’etichetta genovese, che donò tanti anni fa una seconda giovinezza ai Pentagram, abbia dato anche a te nuova linfa vitale?

È un fatto che la pubblicazione di “Review Your Choices” da parte della Black Widow nel 1997 ha cambiato l’aria all’interno della band e ha rivitalizzato l’ormai floscia scena doom. Improvvisamente milioni di band doom e stoner hanno cominciato a fare album e suonavano ovunque. I Black Widow hanno avuto grande cura nel far uscire questi album, con un ottimo packaging! Furono la prima etichetta discografica a capire cosa volevamo ottenere.

La copertina di “The Ninth Hour”, così come la title-track, portano dritti a “Black Sabbath”, album e omonima canzone del gruppo del quartetto di Birmingham. D’altronde hai anche una voce così luciferina, degna del miglior Ozzy Osbourne.

La copertina dell’album era solo una foto casuale tra centinaia, ma ci sembrava più in risalto. Era in bianco e nero. Un vecchio e marcio fienile con dei rovi davanti e gli alberi morti erano perfetti, e poi improvvisamente trovi la mia immagine spettrale nel sottobosco! Penso che faccia venire i brividi. La casa discografica l’ha tinta, facendola sembrare il primo album dei Black Sabbath. Originariamente non era per nulla simile. È la mia copertina preferita.

Hai inizio la tua carriera suonando il violino, sei poi passato alla batteria suonando con Pentagram (e Death Row), Cathedral, Blue Cheer e nei Raven. Sei anche un abile polistrumentista: “Review Your Choices” e “Sub-Basement” dei Pentagram sono farina del tuo sacco. In quelle due occasioni, che cosa ti ha spinto a metterti in gioco completamente?

Ho sempre provato amore per tutti gli strumenti. Ognuno è unico a modo suo. La batteria è sempre stato il mio strumento principale, ma amo anche il basso e la chitarra. Ho scoperto che dopo la sfida di registrare “Lady Killer” questo poteva essere fatto e che poteva solo migliorare di album in album. Oggi per necessità mi registro da solo, dato che devo rientrare nei budget degli album che diventano sempre più piccoli. La parte più assurda che sconvolge la gente è che suono prima la batteria senza musica. La sento nella mia testa e prego di riuscire a farla bene la prima volta, cosa che generalmente faccio. Il resto viene fatto sopra.

Chi o cosa ti ha folgorato così tanto da voler imbracciare una chitarra?

Dopo aver sentito Leslie West e i Montain e il live degli Who “Live at Leeds” del 1970 mi è venuta voglia di provare a mettere le mani sulla tastiera. La decisione di salire sul palco come chitarrista fu fatta dopo aver visto Marc Bolan e T. Rex. Mi sono subito reso conto che so tanto sulla chitarra quanto Marc. L’unica differenza è che Marc era sul grande palco e io no. L’ho portata sul palco nel 1994 con un tributo al glam rock chiamato Electric Warrior. Era una grande band molto amata a Washington. Ho imparato ad essere a mio agio e senza paura sul palco dopo un po’.

Paolo “Apollo” Negri dei Wicked Minds si è occupato delle tastiere del disco. Ti accompagnerà anche dal vivo, almeno per qualche data?

Sì! Paolo farà  degli show in Italia o in Europa. È una grande aggiunta alla band dal vivo.

In alcune foto promozionali sei ritratto con le mani in preghiera. Qual è il tuo rapporto con la religione?

Sono un uomo che teme Dio e attribuisco la mia longevità in campo musicale alla mia fede.

L’unica cover del disco è Don’t Look Around dei Mountain, preludio all’album “Ancient Rock” di prossima pubblicazione. Puoi anticiparci qualcosa?

Credo che alla gente piacerà molto quest’album, poiché è un tributo a tutte le grandi ed oscure band degli anni ’60 e ’70. L’album è stato registrato ed è già stato masterizzato e uscirà a settembre! Abbiamo mantenuto le canzoni di queste band con la loro integrità originale anche se le abbiamo rese più pesanti! Spero che invoglierà la gente a cercare gli album originali, se lo meritano! T.C. Tolliver (ex Plasmatics) ha suonato la maggior parte della batteria su questo album insieme a Martin Swaney dei Pentagram. L’album è stato registrato con una band vera e propria e cattura molto di quel suono che le band avevano una volta.

Hai dedicato “The Ninth Hour”, tra gli altri, a Dickie Peterson, cantante e bassista dei mitici Blue Cheer, deceduto nel 2009. Hai suonato con lui in tour e sull’album “What Doesn’t Kill You…”, l’ultimo pubblicato dai sopracitati. Che ricordi hai di quell’esperienza?

Il mio tempo con Blue Cheer cominciò come una molto attesa reunion a Laconia, New Hampshire per la loro annuale Bike Week. Lo show è stato una tempesta e abbiamo ottenuto il loro sound originale del 1968. Mi fu chiesto dopo di registrare l’album, così ho preso loro un piccolo studio dove una volta registravo gli album dei Pentagram per la Black Widow. Facemmo tutta la pre-produzione nello scantinato di casa mia in Virginia. Ho conosciuto molto bene Dickie Peterson. È stato un vero fratello ed anche molto gentile con mio figlio. Essendo un grande fan dei Blue Cheer dal 1968, registrare un album con loro è stato sbalorditivo. È come se avessi registrato qualche canzone con i Beatles.

“The Ninth Hour” sta raccogliendo ottimi riscontri, soprattutto in Italia. Quando ti vedremo suonare dal vivo?

Appena i promoter prendono interesse. La band è già pronta per cominciare! Ci sarà un festival a Barcellona quest’autunno dove facciamo da headliner. Oltre a questo, stiamo ancora cercando i posti che possono permettersi di averci.

Marco Gargiulo

Si ringrazia per la traduzione Oliver Tobyn

 

Joe Hasselvander, “the godfather of doom”. Over forty years of career with Pentagram, Death Row, for a while with the unforgettable Blue Cheer and now with Raven. The Hounds of Hasselvander (a name coined by Julian Cope to describe, in a review of “Sub-Basement” by Pentagram, the aggressiveness of Joe’s guitars) are his new solo adventure, “The Ninth Hour” instead is his third album, published by the end of 2011 by Black Widow Records and BloodRock Records.

– With the name The Hounds of Hasselvander you published two albums and an EP, but if we examine your solo discography there’s your debut with the name Hasselvander, “Lady Killer” in 1985. After so many years how do you judge that album?

– I still enjoy it. It was my first full length album. The sound is very much derivative of the times, “mid eighties”.

I hadn’t tried anything like this up until 1984, playing drums, guitar, bass and vocals. I really didn’t know what I was doing and there wasn’t enough in the budget to record more than two takes on any song. If you didn’t get it right by the second time around, you were screwed. This album was made very fast. I learned from this though and it taught me to work under pressure.

– In 2010, thanks to the release of the double cd with demos and rarities, “Alive in Death”, Death Row reunited, the first Pentagram formation, if we may say so. Can we consider it a closed chapter or is there a chance to see you together again in the future?

– I have moved on and grown out of the Pentagram sound. I feel that I have taken that to the next level where things really get heavy. The band was functional in a musical way but lacked greatly in the getting along as a band part. Some people have a hard time being in the same room with someone else present.
I am nothing like that and I manage to keep my ego in check while others don’t. Let’s just say that I will never again put myself in another B.S. situation.

– Let’s talk about Pentagram for a moment: How long has it been since you last did something with Bobby Liebling and Victor Griffin?

– The last thing I did with Bobby was the end of the Hounds Tour of 1997 where we had Bobby come out for our encore and play three songs from the Pentagram catalog. Bobby was good the first time we tried it but lagged back into addiction on the last two shows. It was a real embarrassment to have someone that high and strung out on stage. Victor, Marty and I toured as Pentagram back in 2008. We were very well received all over Europe.

– A question about Black Widow Records: Can we say that the Genoese label, that many years ago gave a second youth to Pentagram, gave you new lifeblood?

– It is a fact that Black Widow’s release of “Review Your Choices” in 1997 breathed new life into the band and managed to get the sagging doom metal scene a welcome revitalization. Suddenly a million doom metal and stoner bands started making albums and doing shows everywhere. Black Widow took the greatest care in getting these albums out and with great packaging! They were the first record company to understand what we were trying to achieve.

– The album cover for “The Ninth Hour” and the title-track, makes me think about “Black Sabbath”, self-titled album and song of the band from Birmingham. Besides you too have a “luciferin” voice, worthy of the best Ozzy Osbourne.

– The album cover was just a random shot from hundred photos that seemed to jump out at us. It was black and white. The rotted old barn and the brambles in front of it with all the dead trees were perfect and then you suddenly find my ghostly figure tucked away in the brush! I think it is very creepy looking. The record company tinted it making it look similar to the first Black Sabbath album. It originally looked nothing like that. It is my favorite album cover.

– You started your career playing the violin, you then switched to drums with Pentagram (and Death Row), Cathedral. Blue Cheer and Raven. You’re also an able multi-instrumentalist: “Review Your Choices” and “Sub-Basement” of Pentagram are your creations. In these two occasions, what made you to completely challenge yourself like this?

– I have always had a love for all instruments. They all have their own thing going on. Drums have always been my main instrument but I love the bass and the guitar as well. I found out through the challenge of recording “Lady-Killer” that this could be done and that it could only get better from album to album. I record by myself today out of necessity, as I must come within the album budgets that are getting ever smaller. The craziest part that blows people’s minds is that I play the drums first without any music. I hear that in my head and pray that I get it right the first time, which I generally do. The rest is just layered on.

– Who or what made you choose to start playing guitar?

– After hearing Leslie West and Mountain and the Who’s “Live at Leeds” album in 1970, I got the itch to try my hand at the fretboard. My decision to one day take the stage as a guitarist was made after seeing Marc Bolan and T. Rex. I realized quickly that I knew almost as much stuff on the guitar as Marc. The only difference was that Marc was on the big stage and I was not. I  brought it to the stage in 1994 with a glam rock tribute band called Electric Warrior. It was a great band and much loved in Washington. I learned how to be comfortable on stage and quite fearless after awhile.

– Paolo “Apollo” Negri from Wicked Minds played the keyboards on the album. Will he be playing live with you too, at least for a few shows?

– Yes! Paolo will be doing any shows we might do in Italy or anywhere else in Europe. He makes a great addition to the live band.

– In some promo photos we can see you as if you were praying. What is your relationship with religion?

– I am a God fearing man and I attribute my longevity in the music business to my faith.

– The only cover of the album is Don’t Look Around by Mountain, the overture of the album “Ancient Rock” soon coming out. Can you anticipate anything?

– I anticipate that people will really like this album as it is a tribute to all the obscure  and great bands of the 1960’s and 1970’s. The album has been recorded and is already mastered awaiting its release in September! We kept the songs by these bands with their original integrity although making the songs much heavier! I hope it will spur people to go search out the original albums as they deserve so much! T.C. Tolliver (ex Plasmatics) played most of the drums on this album with Martin Swaney from Pentagram as well. The album was recorded with a real time band and really captures that old sound that bands once had.

– You dedicated “The Ninth Hour”, among others, to Dickie Peterson, singer and bass player of Blue Cheer, who died in 2009. You played with him on tour and on the album “What Doesn’t Kill You…”, their last album. What memories do you have of that experience?

– My time with Blue Cheer started out as a long awaited reunion show in Laconia, New Hampshire for their annual bike week. The show went down a storm and we had achieved their original sound from 1968.  I was later asked to record the album and I got them a sweet little studio where I had once recorded the Pentagram/Black Widow albums. We did all the pre-production in the basement of my home in Virginia. I really got to know Dickie Peterson well. He was a real brother and so kind to my young son  Being such a huge Blue Cheer fan since 1968 and finally recording an album with them was mind boggling. It was like having the Beatles stop in to record some tracks with you!

– “The Ninth Hour” is doing quite well, especially in Italy. When will we see you live?

– As soon as some promoters take interest. The band is all rehearsed and ready to bring it on! There is going to be a festival in Barcelona in the Fall that we are headlining. Other than that, we are still looking for the right venues that can afford us.

Marco Gargiulo

Thanks for the translation to Oliver Tobyn

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