Kardia – No

Forse è vero che la ricerca della stabilità è l’alibi perfetto per la mediocrità, o forse è soltanto il riflesso di un’incertezza in cui la mia generazione potrà nascondersi… “.

Un album come “Kaleidocristo”, nel 2008, già aveva lasciato presagire che i loro autori fossero dei ragazzi pieni di sogni e che, dopo essere emersi pian piano dalle fondamenta da cui erano partiti, avrebbero continuato a renderli reali, grazie ad un suono magico e, contemporaneamente, duro, forse anche un po’ schiacciante, vista l’importanza che è stata data alle chitarre. Qualcosa che ha saputo come portare acqua al loro mulino, meritatamente. Il leggero terremoto scaturito non molto tempo dopo, e che è costato ai nostri un pezzo di line-up, non ha impedito loro di continuare la loro attività, tenere i piedi ben saldati a terra e dare vita al così definito “post romantic panzer pop”.

Paolo Alvano, Valerio Lundini, Alessandro Emberti Gialloreti: questi sono i romani Kardia, e il rilascio di “No“, seconda opera in studio, anch’essa sotto Killer Pool Records, coincide con l’inaugurazione definitiva di cotanto genere, corrispondente a un fatale incontro, dove a spuntarla in primis sono pop, punk e new wave, e da cui ne consegue un ancora più fatale segnale dato a una veste che attinge dal passato senza risultare eccessivamente derivativa, divenendo propria, personale. Mentre il bello degli 80’s viene attualizzato, la messa a fuoco di melodie affascinanti appare evidentissima, e risultano undici brani che sanno come eccellere.

Su sfondo avorio sembra sciogliersi Berlino, leccata via da muri sporchi di promesse e lacrime, strappata ad una morte comoda in un letto blu“.

Se la già nota Rondini, brano d’anticipazione pubblicato un anno fa, nel nuovo arrangiamento post-videoclip si sottopone a un lavaggio da cui non può che uscirne rinvigorita, e ancora più d’impatto e colma di fascino, La stabilità continua su quell’ondata di dolcezza che fuoriesce anche da chi sembrava essere nato con l’ira tipica del ribelle, confermando come questa sia eccome di loro proprietà. Anche quando c’è da cambiare rotta, come in Hiroshima, il timore per la bomba atomica dopo gli anni zero, in un suono tra God Is an Astronaut e The Cure, o in Shooting Stars, unico momento anglofono del lavoro, che non si esclude possa aver attinto a piene mani anche da una certa Transea.

Ascoltando “No” è chiaro come le sorprese siano sempre dietro l’angolo, come nella ninna nanna improvvisata di Vincoli, le note elementari eppure estremamente funzionanti di Settembre, il filo comune che lega La tempesta e L’inganno, la preveggenza e la manifestazione. I dolci synth che si muovono al suono di un rock potente prima e di una cavalcata furente dopo, un’Enola Gay nell’era della distorsione. Del lotto complessivo, Etica è la canzone maggiormente inserita nel punk, mentre Garbo, in particolare quello di “Il fiume”, incombe quando all’improvviso si allunga l’ombra delle “Suore“. Settembre, figlia di una qualsivoglia Berlino, è adeguatissima come chiusura, nel suo rappresentare un mese sempre più prossimo a prendere il posto che adesso è di uno tipico delle festività e degli schizzi d’acqua sulla pelle.

Originalità e fascino sono due fattori che ai Kardia vanno riconosciuti, non solo per quanto riguarda un disco simile, che ha comunque consolidato ulteriormente la via di comunicazione del trio, tanto cara a diversi colleghi operanti nello stesso ambiente. Poco importa che sia meno granitica, la musica che ne risulta avrà ancora molto da dire. Oltre che risultare tra le cose di maggiore rilievo di questo 2012, anno in cui sopravvivono gli “eroi” con furore.

Chapeau.

Gustavo Tagliaferri per Mag-Music

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