Intervista a Kimi Kärki (Orne, Lord Vicar) Ita/Eng

Per certi versi, il 2011 è stato l’anno di Kimi Kärki. Chiusa l’esperienza dei Reverend Bizarre, il chitarrista finlandese ha creato due nuove band: Orne (in principio si chiamavano Mesmer) e Lord Vicar. Due nuovi album per entrambe – “Tree of Life” per i primi e “Signs of Osiris” invece per i secondi – pubblicati nello stesso anno a distanza di qualche mese.

– I pezzi del nuovo album, “The Tree of Life”, sembrano legati l’uno all’altro da un filo conduttore. Vuoi spiegarci quel è il concept che sta dietro a questo lavoro?

– A dire il vero è molto scorrevole quando si tratta della struttura tematica. “Tree of Life” è un riferimento alla Cabala e al corpo umano, ma per me è anche l’idea della lotta, salire su quell’albero, vivere la tua vita in maniera significativa… in un certo senso queste canzoni sono diverse versioni di quella lotta, anche se sono basate su film horror, libri e cose autobiografiche.

– Il tentativo di reinventarvi, in “The Tree of Life”, è evidente…

– Non così tanto a dire il vero, abbiamo solo ampliato i nostri orizzonti come musicisti. Per me le aree tematiche rimangono più o meno le stesse del primo album “The Conjuration by the Fire”. Sono certamente lieto che non stiamo copiando il primo.

– Che cosa ti ha ispirato di più durante la stesura dei brani? Quali sono state, se ce ne sono state, le influenze, magari letterarie o cinematografiche, più forti e presenti?

– Ovviamente ho ascoltato un sacco del classico prog britannico, come i King Crimson, Van Der Graaf Generator, i primi Genesis e roba del genere. H.P. Lovecraft, Clark Aston Smith e molti scrittori dell’epoca d’oro, come Mathers, Waite, Crowley, Regardie. Film di Sergio Leone, Nicholas Roeg… serie televisive come “Night Gallery”…

– I testi del nuovo lavoro sono molto particolari. Quando scrivi privilegi la creazione di un’immagine e lo sviluppo di un’idea precisa o ti lasci anche trasportare dal potere evocativo della parola, magari accostata in modo inconsueto e liricamente suggestivo e musicale?

– Penso sempre io al titolo e alla tematica relativo, poi ad un certo punto mi verrà in mente la musica adatta e saprò a quale canzone appartiene. E come ultima cosa penso alle melodie vocali e scrivo i testi. Il titolo della canzone e la narrativa sono sempre intrecciati, e ogni verso che scrivo è schiavo dell’idea generale dietro la canzone. Presto molta attenzione al tatto dei testi.

– “Eva tentata dal serpente”, immagine molto intrigante e suggestiva partorita dalla mente del pittore inglese John Roddam Spencer Stanhope, fa da copertina al vostro lavoro. In che modo si può ricollegare all’idea del disco?

– Ho visto l’originale al Manchester Art Gallery e sono rimasto stregato… era come i Preraffaelliti, ma non proprio come la roba che ho visto di Burne-Jones, Rossetti, ecc. Sapevo solo che dovevo avere quello come copertina di “The Tree of Life”. L’albero della conoscenza del bene e del male… per me questo è relazionato all’idea di com’è essere un umano. E quella lotta è senza dubbio il cuore dell’album.

– So che avevi contattato Clive Jones dei Black Widow per una possibile partecipazione su “The Conjuration by the Fire”, il primo album degli Orne, che sfortunatamente non è avvenuta. In un’intervista dichiarasti: “Che io sia dannato se non riuscirò a fargli suonare il flauto sul secondo album degli Orne!”. La fortuna in situazioni simili non sembra essere dalla vostra parte.

– Beh, Clive era occupato a scrivere e registrare il nuovo album dei Black Widow, e non potette farlo all’epoca, quando era necessario… non ho nessun problema con questo. Sono felice di come sia uscito l’album e sono ancora in contatto con lui.

– A proposito dei Black Widow: a più riprese gli Orne sono stati accostati a un nome sacro come il loro. Mi chiedevo quindi quanto una band come questa abbia effettivamente influenzato il vostro modo di scrivere canzoni e se ci fosse, infine, un filo che vi leghi a loro…

– Certo che ci ha influenzati. È una di quelle band che fa da latte materno a me come compositore. Specialmente l’album “Sacrifice”.

– Mikael Åkerfeldt, nelle ultime foto promozionali degli Opeth, sfoggiava una maglia dei Black Widow. Hai avuto modo di ascoltare il loro ultimo album, “Heritage“? Un disco che deve molto ai Black Widow, ma anche al prog italiano, come il vostro “The Tree of Life”.

– Certo, l’ho ascolta un paio di volte, ed è chiaro che si stanno spostando sempre più verso un sound classicamente prog rispetto alle loro origini legate al metal. Penso sia bello, la gente dovrebbe sempre prendere quella che ritiene la strada giusta e fregarsene delle opinioni altrui. È fondamentale.

– Non è ancora chiaro se Albert Witchfinder, che ha cantato anche sul debutto “The Conjuration by the Fire”, sia un membro stabile degli Orne oppure no…

– Beh, per me lo è, a dire il vero. Ma gli Orne sono ormai uno “studio project”, quindi parlare di membri permanenti è un po’ esagerato.

– Posso immaginare quali band del passato ti abbiano influenzato. Ma oggi? C’è qualche gruppo che apprezzi?

– Ce ne sono tantissime, ma per rimanere in tema prog dico Astra, il cui disco “The Weirding” è una vera gemma, devo ascoltare il nuovo!

– So che sarai in Italia, ma anche in altre zone europee, per alcune date in solitario e in acustico. Che tipo di setlist proporrai?

– Ho lavorato molto a lungo su quest’intervista, chiedo scusa per il ritardo, è passato un po’ di tempo da quando ho fatto quel mini tour in Italia. Ho eseguito le canzoni come cantante/compositore che scrissi per un futuro album, credo che l’album s’intitolerà “The Bone from My Bone”, alcune vecchie canzoni degli Orne e Lord Vicar che potessero essere suonate in acustico e alcune cover di Cohen, Cash, Young. Oh, e una canzone dei Doors, Hyacinth House.

– Due album nel volgere di appena un anno. Si direbbe che sei un artista molto prolifico: si è trattato di una semplice coincidenza nei tempi di pubblicazione oppure dipende dal fatto che scrivere musica sia per te tanto naturale da non poterne quasi fare a meno?

– Ho solo seguito il naturale susseguirsi degli album, Orne è sempre un lungo procedimento ed è capitato che i progetti andassero così rapidamente, avevo pianificato i due dischi per anni, così come ho già in mente delle uscite future.

– Negli Orne sei responsabile di musica e testi. Invece, nei Lord Vicar come avviene il processo di scrittura, visto che voi membri abitate in luoghi diversi?

– Ogni persona può scrivere canzoni, ma di solito facciamo in modo che una persona scriva la musica e la maggior parte dei testi. In alcuni casi ci sono state delle collaborazioni con Chritus (cantante della band, ndr), in questo senso, in particolare nella canzone di Gareth (batterista della band, ndr) As Hearses Roll by per la quale io e Chris collaborammo per i testi, e la canzone di Jussi, The Answer, dove i testi furono scritti da Jussi (bassista della band, ndr) e Chris.

– Che differenze riscontri tra il precedente lavoro, “Fear No Pain” e “Signs of Osiris”? Il nuovo album, senza rinunciare al fuoco sacro dei Black Sabbath, suona decisamente più Led Zeppelin e meno doom rispetto al suo predecessore. Sei d‘accordo?

– Sì. È una trasformazione che sembra avvenire molto naturalmente, stiamo diventando una band di rock classico (ride, ndr). Non m’importa, anche se sembra che stiamo cercando la nostra identità musicale, le cose che ci hanno formato come persone e musicisti… col nostro prossimo album, “Gates of Flesh”, sentiamo che dobbiamo trovare un po’ di grezzezza dei nostri live, l’energia che abbiamo sul palco.

– Ad aprile prederete parte al Roadburn Festival insieme ai vostri compagni d’etichetta Orchid e Sigiriya, ma anche Ulver, Ancestors, Killing Joke, Om… siete eccitati all’idea?

– Il tour con Orchid e Sigiriya è stato il migliore mai fatto con altre band, punto. Brave persone, e il legame e la fratellanza che abbiamo con i gallesi in particolare è davvero speciale. Abbiamo in programma di comprare un U-boat tedesco della Seconda guerra mondiale e fare un tour di sole città sulla costa in futuro. Boston, siete avvisati! E il Roadburn è stato uno dei migliori festival che abbiamo mai fatto, una cosa molto bella, con brave persone, grandi band, tutto molto professionale… abbiamo suonato nella piena zeppa Green Room, abbiamo avuto una grande fascia oraria, è stato un piacere. Mi piacerebbe molto rifarlo! Ma il mio highlight personale è stato vedere The Obsessed fare le prove, eravamo solo Gareth ed io lì. Se c’era qualcuno ad ascoltare dietro la porta probabilmente hanno sentito anche il suono delle nostre teste esplodere!

Marco “C’est Disco” Gargiulo

Si ringrazia per la traduzione Oliver Tobyn e Gabriele La Torre

I many ways, 2011 has been Kimi Kärki‘s year. After the experience with Reverend Bizarre, the Finnish guitar player created two new bands: Orne (called Mesmer in principle) and Lord Vicar. Two new albums for both bands – “Tree of Life” for the former and “Signs of Osiris” for the latter – published in the same year, a few months apart.

– The songs of the new album “The Tree of Life” seem to be linked to each other. Could you tell us about the concept of the album?

– It is actually very free flowing, when it comes to thematic structure. “Tree of Life” is a reference to Quabalah and the human body, but for me it’s also the idea of the struggle, to climb that tree, to live your life in a meaningful way… In a way all these songs are different versions of that struggle, even if they are based on horror fiction, films, books and autobiographical things.

– It seems that you tried to “re-invent” yourselves in “The Tree of Life”.

– Not that much, actually, we just expanded our boundaries as musicians. To me the thematic areas remain pretty much the same as with the first album “The Conjuration by the Fire”. I am certainly glad that we are not just copying the first one.

– What inspired you most during the songwriting? Could you tell us, if there are any, your influences, maybe literary or cinematographic and which ones are more present.

– Obviously I have again been listening to a lot of British classic prog, such as King Crimson, Van der Graaf Generator, early Genesis, and the like. H.P. Lovecraft, Clark Aston Smith, a lot of The Golden Dawn writings, from Mathers, Waite, Crowley, Regardie. Films of Sergio Leone, Nicholas Roeg… TV-series like “Night Gallery”…

– The lyrics of your new album are quite particular. When you write do you think about an image, an idea or do you let yourself drift away by the suggestive meaning of the words?

– I always come up with the title and related subject matter first, then suitable music will find me at some point, and I will know to what song it belongs to. And as the last thing I think about vocal melodies and write the lyrics. The song title and the narrative are always intertwined, and each line I write is a slave to the whole idea behind the song. I pay a lot of attention to the feel of the lyrics.

– “Eve tempted by the serpent” a quite suggestive image created by the English painter John Roddam Spencer Stanhope that is your new album cover. In which way we can relate this image to the concept of the album?

I first saw the original at Manchester Art Gallery, and was spellbound… It was like the pre-raphaelites, but not entirely like the stuff that I had seen from Burne-Jones, Rossetti, etc. I just knew I’d need to have that one as the cover of “The Tree of Life”. The tree of the knowledge of good and evil… for me that is closely related to the idea of how it is to be a human. And that struggle is indeed the core of the album.

– I know you contacted Clive Jones from Black Widow for a possible guest appearance on “The Conjuration by the Fire”, the first Orne album, which unluckily never happened. You stated in an interview “May I be damned if I can’t get him to play the flute on the second Orne album”. Your luck in similar situations doesn’t seem to be on your side.

– Well, Clive was busy writing and recording a new Black Widow album, and could not do it at the time when it would have been needed… so I have absolutely no problem with that. I am happy with the album, and still in contact with the man.

– Talking about Black Widow: Orne has been many times mentioned alongside of a sacred name like theirs. I was wondering how much a band like this had influenced your way of writing music and if there was a link between the two bands.

– Of course it has influenced us, It’s one of those bands that are like mother’s milk to me as a songwriter. Especially “Sacrifice” album.

– Mikael Åkerfeldt in the last promo photos of Opeth had a Black Widow T-shirt . Did you have the chance to listen their last album, “Heritage“? An album that owes much to Black Widow, but also to Italian prog, like your “The Tree of Life”.

– Yeah, I have heard it a couple of times, and it’s evident that they are moving to more and more classic prog sound from their metal roots… I think it’s cool, people should always do what they think is right direction, and not give a fuck about other people’s opinions. That’s essential.

– It is not clear if Albert Witchfinder, who also sung on the debut “The Conjuration by the Fire”, is a stable member of Orne or not…

– Well, to me he is, actually. But whole Orne is in a way a studio project these days, so talking about permanent members is a bit exaggerated.

– I can easily imagine which bands from the past have influenced you. But what about today? Is there any band you appreciate?

– Tons of them. But for the sake of staying in this prog field I say Astra, who’s “The Weirding” album is a real gem… I need to hear the new one!

– I know you’ll be in Italy, but also in other countries in Europe, for a few acoustic solo dates. What kind of setlist are you planning to do?

This interview has been a long time coming, apologies for the delays, it’s been a while since I did that minitour in Italy. I did the singer/songwriter songs I have written for a future album release, I think the album name will be “The Bone from My Bone”, some old songs from Orne and Lord Vicar which could be done acoustic, and some covers from Cohen, Cash, Young. Oh and one song by The Doors, Hyacinth House.

– Two album in barely a year. One could say you’re a very prolific artist. Was it a coincidence in the release dates or writing music for you is so natural that you can’t live without doing it?

– I just follow the natural progression of the albums, Orne is always a longer process, and as the schedules happened to go this way it looks like they were done in a quick succession. I had planned both albums for years. Just like I again have some future releases in mind.

– In Orne you’re responsible for the music and the lyrics. In Lord Vicar, instead, how does the writing process happen, since the members of the band live in different places?

– Each member can come up with songs, but we usually do it so that one person writes the music and mostly the lyrics as well. In some cases there has been collaboration with Chritus in that sense, notably in Gareth’s song As Hearses Roll by for which Chris and me collaborated in lyrics, and Jussi’s song The Answer, where the lyrics were written by Jussi and Chris.

– What differences you find between “Fear No Pain” and “Signs of Osiris”? The new album sounds definitely more “Led Zeppelin” and less doom than its predecessor. Do you agree?

– Yes I do. It is a transformation that seems to be coming very naturally, we are turning into a classic rock band, hah hah. I don’t mind, as it sounds as we are finding our core musical identity, the things that have shaped us as people and musicians… With the next album, “Gates of Flesh” we feel we must find some rawness from our live play, the energy we have on stage.

– In April you’ll take part at the Roadburn Festival with your label mates Orchid and Sigiriya, but also Ulver, Acestors, Killing Joke, Om… Does the idea excite you?

– The tour with Orchid and Sigiriya was the best I ever did with any band, period. Nice people, and the blood brotherhood we have with the Welshmen in particular is truly special. We are now in process of buying a WW2 German U-boat, paint the band logos in the tower and tour only coastal cities in the future. So beware Boston! And Roadburn was one of the best festivals we ever did, such a lovely thing with nice people, amazing bands, everything very professional… we played the packed Green Room, had a great slot, such a pleasure… I would certainly love to do it again!!! But my personal highlight was to see The Obsessed having a rehearsal, just Gareth and me there. If someone was listening behind the door they could probably also hear the sound of our heads exploding!

Marco “C’est Disco” Gargiulo

Thanks for the translation to Oliver Tobyn and Gabriele La Torre

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