Horisont – Second Assault

horisont - second assault

Ci sono quei dischi che ad ascoltarli pensi che, nonostante gli anni passino, alcuni generi non sono ancora morti. Anzi, sono ancora in grado di dare molto. Il “secondo assalto” della band svedese Horisont è uno di quelli.

L’opening track Time Warrior è tutto un programma: un vero viaggio indietro nel tempo che ci trasporta a cavallo tra anni ’70 e ’80. Hard rock, duro e puro, con una puntina di albori dell’heavy metal, sono ingredienti di una ricetta sonora capace di far rivivere gruppi seminali come Angel Witch, senza nulla da invidiare ai colleghi, di genere e di nazionalità, Graveyard. Canzone per canzone, tutto il disco è come un tuffo in uno scenario musicale che fu, riportato all’età moderna sotto nuova forma: Road to Cairo profuma di Iron Maiden periodo “Powerslave”, con ritmiche marciate e passaggi di chitarra che manco i Blue Öyster Cult. Crusaders of Death è una ballad con atmosfere magiche, con dei cori che strizzano l’occhio ai Queen e un assolo che sembra suonato dalle mani del figlio illegittimo di Eric “Slowhand” Clapton e Mark Knopfler. On the Run ritorna alle radici rock, mentre Watch Them Die pesca dal bagaglio sonoro dei Boston, accompagnati da una batteria impegnativa, degna di Jeff Porcaro. Per la title-track il quintetto sceglie il meglio che c’è sul mercato: chitarre ingrassate di fuzz, ritmiche stoner che tendono ai Black Sabbath, melodie psichedeliche e una voce che non lascia scampo. Things I’ve Seen è condita di atmosfere dolci e acustiche, dove sono le melodie di chitarre e voce a guidare l’ascolto del brano. Ma la chiusura del disco non fa prigionieri: Hard Bargain potrebbe essere la colonna sonora di “Easy Rider”, con ritmiche pestanti e chitarre che grattugiano, sembra di essere a 120 km/h su una highway americana. Thunderfight è la summa del disco, che riassume e porta al massimo tutti i diversi filoni musicali che compongono la trama del sound di questa band.

Insomma, guardandolo esternamente “Second Assault” può sembrare un semplice disco hard rock. Ma se ci si prende un po’ di tempo per guardare, e soprattutto ascoltare, cosa c’è dentro questo guscio, il risultato è un album dove passato, presente e futuro vengono frullati per tirarne fuori qualcosa di raro. E cazzuto.

Dario Marchetti

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