Luca Turilli’s Rhapsody – Ascending to Infinity

Il gossip metal dell’estate 2011 è stato segnatodalla storica divisione dei nostri connazionali Rhapsody of Fire. Dopo quindici anni di unione sinergica, Luca Turilli e Alex Staropoli (rispettivamente chitarrista e tastierista della band triestina) hanno deciso di dividere le proprie strade per le consuete divergenze artistiche del caso. Il nome della band è rimasto in capo a Staropoli, accompagnato dalla storica voce di Fabio Lione. Luca Turilli, invece, reclutati gli ex Dominique Lerquin e Patrice Guers, ha fondato i Luca Turilli’s Rhapsody, arruolando dietro il microfono Alessandro Conti dei Trick or Treat, la cui ugola non può che essere definita fenomenale, a maggior ragione dopo l’ascolto del disco in questione.

Che cosa aspettarsi dunque da “Ascending to Infinity”, prima fatica del nuovo progetto del Turillone Nazionale? La risposta aveva già avuto modo di darcela il chitarrista stesso in alcune dichiarazioni precedenti alla pubblicazione dell’album: un disco dei Rhapsody a tutti gli effetti.

“Ascending to Infinity” si colloca perfettamente sulla scia degli ultimi album dei Rhapsody of Fire con Turilli ancora in formazione. Un disco bombastico e cinematografico, che potrebbe prestarsi perfettamente come colonna sonora di un blockbuster hollywoodiano. Rispetto al recente passato, tuttavia, viene a ridursi la componente fantasy, senza tuttavia che venga smarrita l’epicità a cui Turilli ci aveva ben abituato. Ciò si riflette in primo luogo nei testi: abbandonata la cara Algalord, scenario di tutte le avventure narrate nei dischi dei Rhapsody of Fire, Turilli s’immerge liberamente nella storia e nella letteratura, passando dall’opera di Dante Alighieri in Dante’s Inferno alle gesta dei cavalieri della Tavola rotonda (Excalibur).

La struttura del disco è quella classica a cui i Rhapsody ci hanno abituati: intro evocativa (Quantum X, meno solenne rispetto al passato e influenzata da atmosfere orientali del tutto inedite), diversi uptempo di stampo power, brani di forte influenza medievale, una ballata in lingua italiana (Tormento e passione), una lunga suite conclusiva (i sedici minuti di Of Michael the Archangel and Lucifer’s Fall). Su questo schema si pone in modo del tutto originale Luna, cover del tenore italiano Alessandro Safina e vero e proprio pesce fuor d’acqua nell’economia del disco. Un brano fortemente pop, poco coerente rispetto al resto dell’album ma che permette di mettere in mostra le meravigliose capacità vocali di Alessandro Conti. Proprio l’ugola dei Trick or Treat è l’elemento più interessante ed innovativo di “Ascending to Infinity”. Le linee vocali dei brani si adattano perfettamente alle sue qualità canore che si prestano ad una vasta gamma di suoni, da acuti iperbolici a passaggi più sussurrati, passando per momenti più aggressivi (Clash of the Titans, brano invero troppo ridondante). Una prestazione di alto livello per una voce davvero strabiliante, la vera e propria marcia in più dell’album, la ciliegina sulla torta preparata sapientemente da Turilli, le cui abilità chitarrista non scopriamo certo oggi.

“Ascending to Infinity” è il disco che ci si aspettava da Luca Turilli dopo la separazione dell’anno scorso. Un album cinematico, che non tradisce la tradizione del passato ma che, al contempo, sa arricchirsi di nuovi elementi e di una varietà maggiore rispetto alle opere dei Rhapsody of Fire. E se qualche pezzo non fa gridare al capolavoro, ci pensa comunque la voce di Alessandro Conti ad alzare la qualità generale del platter.

Che si amino o si odino, i (Luca Turilli’s) Rhapsody (of Fire) non lasciano indifferenti.

Livio Ghilardi

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