Anathema + Arctic Plateau – Orion, Ciampino 14/10/12

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Dopo qualche perplessità iniziale appena arrivati a Ciampino (il posto sembrava fin troppo sperduto per poter ospitare un concerto) finalmente arriviamo all’Orion, dove subito mettiamo mano ai portafogli per comprare una copia di “Weather Systems“, nella speranza di riuscire a farcelo autografare (cosa che riusciremo a fare).

Puntualissimi alle 20 comincia a suonare Arctic Plateau, e vengo subito colpito dalla perfezione dei suoni, specie di basso e batteria, mentre invece il volume della chitarra era un po’ basso. Sono stati circa quarantacinque minuti eterei, e anche se non conoscevo ancora il gruppo conto di approfondirlo. Ho avuto anche l’occasione di conoscerli a fine concerto, davvero delle persone molto gentili.

Finita la performance, comincia il solito smembramento del palco con relativo soundcheck. Finalmente alle 21.15 circa si comincia. Si parte con A New Machine (Part 1), brano dei Pink Floyd come introduzione tratto da “A Momentary Lapse of Reason”, e subito dopo compaiono i fratelli Cavanagh e Douglas, con il nuovo arrivato Daniel Cardoso alle tastiere.

Il pubblico è già in delirio, si parte direttamente le due parti di Untouchable da “Weather Systems”, le quali diffondono sensazioni ottimismo misto a malinconia tra il pubblico. Gli Anathema colgono la palla al balzo e cavalcano l’onda di ottimismo suonando tre canzoni tratte da “We’re Here Because we’re Here” (Thin Air, Dreaming Light ed Everything). Il tutto con un via vai sul palco da parte di Lee Douglas, che purtroppo non canta in tutte le canzoni.

Dopo questa, diciamo prolissa, introduzione, la band finalmente si ferma a dire due parole. Daniel scherza dicendo che la band sta dando così tanto sul palco, mentre la maggior parte della gente sta guardando il concerto attraverso il display della macchina fotografica, così poi a casa “faranno i fighi su Facebook“. Cosa su cui sono perfettamente d’accordo, è bello fare qualche foto, ma davvero c’è gente che passa tutto il concerto a fare foto e filmati. Cavolo, l’hai vissuto in prima persona, cosa puoi volere di più? Vincent invece ci parla di quanto amano l’Italia, e non è la solita cosa che dicono le band, davvero amano il nostro paese. Poi difatti ci racconta quando nel lontano 1999 erano a Ventimiglia per registrare “Judgement”, il loro settimo album. Qui si chiude l’atmosfera di positività creatasi e si instaura un clima più cupo, tipico dei primi album, che però durerà solo per tre canzoni: Deep, Emotional Winter, che per qualche istante fa sembrare di essere ad un concerto dei Pink Floyd, con assoli molto gilmouriani da parte di Daniel, e infine Wings of God.

Si riprendono gli ultimi due album e la band esegue A Simple Mistake e Lightining Song, dall’ultimo disco. Finalmente una canzone cantata interamente da Lee Douglas, che continua a deliziarci con la sua voce divenuta da circa tredici anni la seconda faccia degli Anathema. Canzone molto evocativa, sembra quasi di guardare i lampi prima di una tempesta dalla finestra.

Ed infatti la tempesta arriva. Si procede infatti con The Storm Before the Calm, canzone dove la band cambia drasticamente sound. A tratti sembra quasi di essere ad un concerto dei Sunn O))), con dei bassi elevatissimi, che facevano vibrare i vestiti, e anche tutte le interiora. Ma la calma è prossima, e le atmosfere si placano con l’esecuzione di Universal.

La band stessa è scioccata di fronte al calore del pubblico. Io stesso sono stato a tantissimi concerti, ma non ho mai visto gente così “rumorosa”. Daniel stesso afferma che hanno suonato di fronte al doppio della persone presenti lì, ma nessun pubblico è stato così caloroso.

Si continua con una trilogia di canzoni tratte da uno dei miei album preferiti, “A Natural Disaster”. Si parte dall’onirica Closer, la title-track, che viene eseguita facendo spegnere tutte le luci del locale, tanto che le uniche presenti erano quelle di accendini e cellulari. Ed infine la meravigliosa Flying, dedicata a Felix Baumgartner, che quel giorno stesso ha compiuto il fatidico salto da 40 km di altezza.

Il concerto si chiude con dei brani tratti da “Alternative 4”, che vedono un eccezionale coinvolgimento da parte del pubblico,  seguiti da Empty e una quasi ironica cover della prima parte di Orion dei Metallica. Ironica perché Orion era anche il nome del locale, chissà quante risate si saranno fatti. A fare da fanalino di code è Fragile Dreams, che viene praticamente cantata solo dal pubblico.

Finito il concerto, affaticati e con le magliette praticamente bagnate e i piedi distrutti, dopo essere stati all’impiedi per tre ore, ci concediamo un ultimo sforzo prima di rimetterci alla guida scegliendo di metterci in fila per farci autografare il cd da Vincent, resosi disponibile a fare foto e autografi.

Concerto meraviglioso di una band meravigliosa, che dire di più?

Oliver Tobyn

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