Intervista ad Hannah Cohen Ita/Eng

Classe 1986, padre batterista jazz, nonno poeta e una carriera come modella, fotografa… e adesso anche musicista. Hannah Cohen è una ragazza dalle mille risorse, pare. E così, chitarra alla mano, ha dato alla luce questo “Child Bride“, un debutto dalle tinte folk un po’ polverose ma delicate ed eleganti. Quale migliore occasione per conoscere meglio questa interessante e poliedrica artista?

– Partiamo dalle tue origini. Appartieni ad una famiglia molto fertile dal punto di vista artistico e hai lavorato a lungo come modella e fotografa: quanto tutto ciò ha influito sullo sviluppo della tua musica?

– È difficile dire con certezze quanto tutto ciò mi abbia influenzata, ma sono grata per tutte le cose strane, tristi e magnifiche alle quali sono stata esposta.

– Com’è nata la decisione di imbracciare una chitarra e mettersi a comporre canzoni? C’è un disco o una canzone in particolare che ti hanno spinta verso questa scelta?

– La maggiorparte dei miei amici sono musicisti ed ero davvero molto attratta dalla chitarra, così ho cominciato da autodidatta. Da lì le canzoni sono uscite e si sono scritte da sole. Ascoltavo molto Neil Young quando ho cominciato a suonare la chitarra.

– Com’è stato l’impatto col mondo della musica? Cosa ti ha più entusiasmato e cosa, invece, delusa?

– Non ascolto molta musica nuova al giorno d’oggi. Ascolto principalmente vinili Brasiliani degli anni ’60 e ’70. Ho appena preso un album fantastico che sto ascoltando un sacco, il pionere della chitarra giapponese Takeshi Terauchi.

– “Child Bride”, il tuo disco di debutto, è prodotto da Thomas Bartlett e rilasciato da Bella Union: come sono nate queste due “adozioni”?

– Thomas ed io ci incontrammo qualche anno fa, nel periodo in cui stavo scrivendo le prime canzoni. Ricordo che gli suonai la canzone Don’t Say, l’avevo appena scritta e passavamo il tempo al mio appartamento bevendo drink, cantai per lui e ricordo che disse “Voglio produrre il tuo disco, so esattamente cosa voglio fare con te“, ricordo che gli credetti e mi fidai completamente di lui. Ci volle un po’ prima di entrare effettivamente in studio, ma una volta fatto, sapevamo che lavorare insieme sarebbe stato qualcosa di piacevole. Quando finimmo l’album l’estate scorsa, incontrammo Simon Raymonde, era in città e ci vedemmo per un tè. Sono una grande fan dei Cocteau Twins, quindi ero più emozionata di incontrare lui che parlare del mio disco.

– Che cosa si cela dietro il titolo dell’album?

– Ero affascinata con il potere della parola “child bride” (Sposa bambina, ndr). Essere impotente, ma avere potere allo stesso tempo. Mi ci identificavo molto.

– Qual è la traccia di cui più vai fiera?

– Cambia ogni volta. Ho appena ri-registrato la canzone Sunrise ed ha assunto un significato totalmente diverso per me. Al momento mi piace molto Sorry, per la quale ho recentemente fatto un video.

httpv://www.youtube.com/watch?v=XIRjJQc4T7Y

– L’ambiente musicale è in continuo fermento: quali fra i nuovi artisti sulla scena mondiale trovi più interessanti?

– Frank Ocean.

– Il web è, per i musicisti, una splendida vetrina (anche grazie ai sistemi di web streaming) ma al tempo stesso un posto in cui l’artista è alla mercé di commenti superficiali e sbrigativi. Qual è il tuo rapporto con la vita virtuale?

– Sono tecnologicamente inetta, quindi uso queste cose molto di rado.

– Il video di The Crying Game è la perfetta sintesi fra la semplicità e l’eleganza che contraddistinguono la tua musica. Parlaci un po’ di questo videoclip.

– È stato diretto dal mio caro amico Matthu Placek, che ha avuto l’idea che il video sarebbe stato fatto tutto in una sola ripresa. È stata una ripresa molto lunga, una specie di tortura acquatica.

httpv://www.youtube.com/watch?v=oOoRREGelhE

– Per finire, quali progetti hai in cantiere per i prossimi tempi?

– Sto lavorando sulle nuove canzoni e se tutto va bene le registrerò presto. Sto anche imparando a fare virtuosismi sulla chitarra.

Annachiara Casimo

Si ringrazia per la traduzione Oliver Tobyn

Born in 1986, daughter of a jazz drummer and granddaughter of a poet, she started her carrer as a model and photographer… And now also a musician. Hannah Cohen seems to be an extremely resourceful girl. So, guitar at hand, she gave birth to her debut album, “Child Bride“, an old-folkish-sounding album, but with delicate and elegant tunes. We take this chance to know better this interesting and multi-talented artist.

– Let’s begin from your origins. You come from a very fertile ground, artistically speaking, and you have worked as a model and photographer for a while: How much did all this influence the development of your
music?

– It is difficult for me to measure how much it has all influenced me but I know I am grateful for all the strange, sad and beautiful things I’ve been exposed to.

– What made you decide to get a guitar and start do write songs? Is there a particular album or song that gave you inspiration for this choice?

Most of my friends are musicians and I was really drawn to the guitar so I just started teaching myself how to play.  From there the songs started to come and write themselves. I was listening to a lot of Neil Young when I first started to play the guitar.

– How was the impact with the world of music? What made you enthusiastic and what disappointed you?

– I don’t listen to a lot of new music these days.  Mostly listen to vinyl records from the 60’s and 70’s Brazil.  I just got a great record recently that I’ve been listening to a lot, the Japanese guitar pioneer Takeshi Terauchi.

– “Child Bride”, your debut album, is produced by Thomas Bartlett and released by Bella Union, how did these two “adoptions” came to be?

– Thomas and I met a few years ago right around the time when I was writing my first songs. I remember playing him the song Don’t Say,  I had just wrote it and we were hanging out at my apartment having drinks and I sang for him and I remember him saying “I want to produce your record,  I know exactly what I want to do with you” and I remember really trusting and believing him.  It took us a while to actually get into the studio together but once we did, we knew that working together was something we really enjoyed.  When we finished the record last summer we had a meeting with Simon Raymonde , he was in town and we met for tea.  I am such a huge fan of the Cocteau Twins so I was more excited to be meeting him than talking about my record.

– What can you tell us about the album’s title?

– I had a fascination with the power of the word “child bride”. Being powerless and powerful at the same time.  I really connected with that.

– Which track are you most proud of?

– It changes for me all the time. I just re-recorded the song Sunrise and it has taken a whole new meaning for me. Right now I really like Sorry.  I just recently made a new music video for.

httpv://www.youtube.com/watch?v=XIRjJQc4T7Y

– The musical scene is constantly evolving: which new artists do you find most interesting?

– Frank Ocean.

– The web is, for musicians, an excellent showcase (also thanks to webstreaming) but at the same time a place where the artist is subjected to superficial and dismissive comments. What is your relationship with the virtual life?

– I am pretty technologically challenged so I use these things pretty sparingly .

– The video for The Crying Game is the perfect summary of simplicity and elegance which is also a characteristic of your music. What can you tell us about this clip?

– It was directed by my dear friend Matthu Placek, he had the idea that we would have the video be a one take shot. It was a very long video shoot, sort of like water torture.

httpv://www.youtube.com/watch?v=oOoRREGelhE

– Finally, do you have any projects for the future?

– Working on writing new songs and hopefully will be recording soon. Also teaching myself to shred on the guitar.

Annachiara Casimo

Thanks for the translation to Oliver Tobyn

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *