MUG – Lost Transmission

MUG - Lost Transmission

Un girotondo effimero, destinato a transitare in un malfunzionamento di circuiti provato dalla composizione di ogni brano facente da accompagnamento, nota su nota. Un salto dal trampolino in una piscina che riserva l’elettroshock, ma di quello che non provoca effetti collaterali alla propria persona, se non quelli positivi, di rinsavimento. Mentre Roma ancora respira, prende forma Medium Under Groove, MUG. L’altra faccia della “radical chic un cazzo” Ilenia Volpe, ma non solo. MUG inteso come via di fuga, come valvola di sfogo attraverso cui rappresentare in musica non solo la quotidianità, ma anche i sentimenti, e lasciarsi andare perdendo dolcemente i sensi. “Lost Transmission“, appunto. Niente parole, anzi, pochissime, e per di più isolate. Sì, musica strumentale.

Post-rock? No, non proprio. Già dal brano di lancio Memorie, elettricità che si trasmette dai fili delle proprie chitarre, per sublimarsi in un climax la cui conclusione è affidata ad ipotetici cicloni e tifoni, l’ambito tanto caro ai nostri va collocato nel personale, nel non dover per forza seguire un’unica corrente. Ci sono Neon Circles prima e Roseros poi che illustrano il senso del fosforescente e variopinto sfrecciare tra le Neon Lights di kraftwerkiana memoria mentre risuonano nastri rovesciati la cui identificazione con dei navigatori facenti da optional ai propri veicoli lascia un sorriso, dinanzi all’immobilità di spazio e tempo.

Il tempo, lo stesso del pendolo impazzito di un orologio che è tutt’uno con il drum beat di Ypsilon, nelle mani di Gabriele Cofanelli. O che regola i battiti di quella che potrebbe essere la parte più ritmata, se non danzereccia (!), dei ragazzi, come in Disco Pulp e Dark Rum, scale psichedeliche che paiono motori rombanti e partizioni elettroniche che non sarebbero dispiaciute ad Aphex Twin, e può capitare che il basso di Fabio Mele sembri muoversi come un mellotron, prima dell’esplosione finale. Il tutto mentre, a mezz’aria, c’è 7-5, il brano maggiormente vicino al post, tra Explosions in the Sky e God Is an Astronaut.

Rimangono Frequencies, che sfocia nell’ambient, un momento di apparente immobilità considerati i precedenti, e 3 ottobre, una Fade Into You moderna, un dream pop con una maggiore presenza di dissonanze (le chitarre di Ilenia stessa e Gabriele Trodella). Non ci sarà una sostituta di Hope Sandoval a darle qualcosa in più, ma per i MUG non è affatto un problema.

“Lost Transmission” è tutto questo e tante altre cose. Se si dovesse azzardare, a costo di peccare di blasfemia, verrebbe da pensare che l’aria che si respira possa ricondurre anche a “Yerself Is Steam” dei Mercury Rev. Mondi diversi per generi diversi, ma le cui atmosfere paiono congiungersi, in un’esperienza da non lasciarsi sfuggire per nulla al mondo.

Gustavo Tagliaferri

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