Umberto Maria Giardini – Circolo degli Artisti, Roma 27/10/12

umberto maria giardini

Nella sempreverde Roma sembrano sparire i resti di quello che è stato un pomeriggio movimentato. Piazza San Giovanni sembrava essere la meta ideale per quei manifestanti intenzionati a chiedere giustizia davanti agli avvoltoi sedicenti “tecnici” che stanno facendo a pezzi il paese, mentre tutt’attorno scorre una “pace terrificante” di deandreiana memoria. Un recente scontro ha smentito il tutto, e da quell’evento sembra essere rimasto solo un pugno di mosche, dovuto in particolare al modo di organizzarsi, piuttosto ritardatario. Giusto, ma ritardatario. Proprio in virtù di un simile proseguimento di cose, la strada sembra sgomberarsi e degli ingorghi passati non è rimasta poi molta traccia.

Nel frattempo ci si riesce a fare strada lungo il Circolo degli Artisti, luogo per cui non servono particolari presentazioni, culla di tante band, italiane ed estere, e uno dei covi ideali per quando ci si vuole divertire ascoltando un po’ di musica dal vivo. Il periodo tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno è costellato da un sacco di sorprese, passate, presenti e future, che vanno dalla data zero del tour dei Criminal Jokers all’avida doppietta The Orb-Echo & The Bunnymen, un giorno dopo l’altro, fino all’annuncio dell’arrivo di Archive e Raveonettes. Ma è meglio pensare a stasera, momento ideale per avere finalmente un faccia a faccia con un uomo che avrebbe dovuto aprire a luglio il concerto di Anna Calvi, sempre in quest’ubicazione. Un uomo contro di cui i problemi di organizzazione, principalmente temporali, non possono nulla: una volta reduce dall’uscita de “La dieta dell’imperatrice“, la voglia di mostrarsi al pubblico in una nuova veste è grandissima.

Varcare l’interno significa perdersi tra luci soffuse, tali da permettere la predominazione di un’alterazione cromatica che va dal rosso al blu. Ma non passa molto tempo una volta che l’orologio segna le 22.30, che sono pronti a venire fuori i musicisti. “Prof.” Giovanni Parmegiani, manovratore di organi e piani Rhodes, Marco “Marzo” Maracas, responsabile di dissonanze elettriche, Cristian Franchi alla batteria e ovviamente lui, Umberto Maria Giardini, anch’esso in compagnia di una chitarra, quella con cui sfodera dei riff d’impatto, battenti, dando il via alle danze. L’imperatrice è qui tra noi, e giunta lei, pronto tutto.

E in sua presenza stupisce sentire, qualche minuto dopo, L’ultimo venerdì dell’umanità” come vero e proprio pezzo d’apertura dell’esibizione (ben sapendo che fa da chiusura dell’album). Eppure andare ad un concerto simile vuol dire anche questo. Come stupisce anche notare come un brano di cotanta portata assuma un andamento più hard che post-rock una volta che si avvicina alla conclusione. Una simile sorte sembra capitare a Fortuna, ora, brano purtroppo escluso dalla stampa definitiva dell’album, ma non per questo meno meritevole degli altri, qui in versione allungata, risultando ancora più magica di quanto non fosse già. Un ulteriore segnale dei colpi di scena che si susseguiranno nel corso di più di un’ora di musica. Una volta che Anni luce riempie la sala l’enfasi è ancora più evidente, con il tocco d’autore di un brano simile, lo stesso risultato di quella magia che riviene fuori al suono di Discographia. Ruoli che s’invertiranno prima con Saga e poi con Quasi Nirvana. Tra un’impennata che si dirige verso il mondo progressive (Il desiderio preso per la coda) e una Genesi e mail che si conferma essere la continuazione di Petalo, riemerge la precedente incarnazione di Giardini, per essere precisi quella di “I segreti del corallo” (non a caso uno dei lavori di cui il nostro è maggiormente soddisfatto) e “Toilette memoria”: In porpora prima, L’alba, la notte e l’inferno poi. Un inferno che diventa paradiso una volta che Il trionfo dei tuoi occhi sembra mettere la parola fine a questo spettacolo.

Inevitabile il boato della folla. La voglia di un bis. Manca qualcosa a una serata già splendida come questa. La ciliegina più gustosa su una torta già prelibata nel risultato finale. Ma l’improvviso desiderio di rientrare fa sì che avveri. Tre momenti per quella che è l’ultima parte del live. Da una parte un pezzo inedito, composto proprio il giorno prima nello svolgimento di un soundcheck, per il cui titolo è proprio l’autore a proporre dei suggerimenti da parte del pubblico (chi scrive ha già in mente Colluttazioni cosmiche, una volta gustato l’andamento del piano di Parmegiani), dall’altra la terza perla del repertorio moltheniano, più precisamente Verano, solo voce e chitarra, mai priva di fascino. Per finire, l’unico tassello mancante della “Dieta”: Il sentimento del tempo, anch’essa progressiva ma stavolta anche cantata. Ne conseguirà una performance che chiuderà il tutto con un vero e proprio botto (sentire per credere il drumming di Franchi). Il modo più consono di ripagare un’attesa calorosa del genere, prima di muoversi verso la zona del merchandising.

Un breve scambio di parole con Umberto (con tanto di confessione del sopracitato titolo) fa da fanalino di coda ad un’altra di quelle esperienze che, prima o poi, trovano il momento appropriato per presentarsi davanti agli occhi dei più. “L’imperatrice” ha pane per i suoi denti, non solo dopo aver fatto i conti all’interno di un luogo così gremito, ma anche considerato come tenere testa anche sul palcoscenico non sia sempre facile, ma quando avviene, si traduca in qualcosa di splendido.

Grazie, Umberto.

Foto di Roberto Panucci

Gustavo Tagliaferri

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