Alessandro Grazian – Armi

Alessandro Grazian

Alessandro Grazian - ArmiLa rivincita dei sognatori.

Il sogno è pur sempre un modo di essere e di esprimersi, un’arte che non ha una sola ed unica tipologia. Ed occuparsi di ritratti di propri colleghi effettuati con minuziosità e meticolosità è un’attività per nulla dissociabile a questo concetto. Come è anche vero che può essere un giusto modo per ingannare l’attesa prima di incamminarsi di nuovo dove già si stava procedendo, una strada molto cara tanto a Sergio Endrigo quanto a Bruno Lauzi, stavolta però finendo tra una colonna sonora ed un omaggio a Luigi Tenco. Se ci si chiama Alessandro Grazian, è indubbio come l’operato al di fuori del nuovo lavoro non sia stato affatto nullo. E prima o poi non tarda ad uscire fuori il vagito che riconferma la propria presenza nel mondo. Un vagito corrispondente ad una sola parola: “Armi“.

Il sunto è qui, come nel caso di “Caduto” prima e “Indossai” dopo, per constatare come non si vivano proprio delle situazioni fatte di rose e fiori, e negarlo significherebbe fare buon viso a cattivo gioco. E, al di là di questioni di cotanto genere, pur mantenendo quello charme d’autore guadagnato in passato, deve farsi sentire anche la grinta, auspicabile in determinate circostanze. Una grinta che segna una svolta nella musica di questo artista. Più veemente, ma non solo.

Già ascoltando la title-track si manifesta quello che potrebbe essere un inno alla ribellione d’ispirazione strummeriana, esattamente come l’inaspettato pugno in faccia che risponde al nome di Non devi essere poetico mai, occhio strizzato ai CCCP Fedeli alla linea, ma con un approccio meno punk e più rock, riconoscibile anche nei tocchi bowieani di Il mattino e la trascinante Se tocca a te. Ma i momenti più delicati non mancano di certo, e trovano rifugio nel piano Rhodes di vaga ispirazione fageniana di Soltanto io, nella dolce Nonchalance e tanto nell’intimo ricordo di un’Estate ormai lasciata alle spalle, non quella disprezzata da Bruno Martino, ma qualcosa di più vicino alla voglia di abbandonarsi tipica anche di Battiato, quanto in un contatto per nulla assente con l’altro sesso come il dialogo con una misteriosa figura il cui nome risponde a Helene. È in particolare in questi due istanti che viene di nuovo alla luce l’Alessandro che conoscono i più, un duro che non ha mai perso la tenerezza degli chansonniers.

Otto tracce e mezz’ora di durata. Un omaggio agli LP di un tempo? Chissà. Di certo non sempre è necessario essere di manica larga per esprimere se stessi, e per Grazian non è la prima volta. A contare è, in compenso, la qualità del lavoro, ancora una volta molto alta, che comprova il talento innato di un artista che non ha mai voluto chissà quali pretese. E il cui trascorso merita solo applausi.

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