Numero6 – Dio c’è

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Numero6 - Dio c'èUn messaggio da decifrare? Uno scoop da non perdere? Potrebbe voler dire tante cose quel graffito di memoria seventies-eighties che gode tuttora di ottima salute e da cui prende il titolo quest’album. Se ci si teletrasporta a Genova, può anche essere che sia di giusto auspicio per un quintetto che da meno di dieci anni sa come rimanere sulla cresta dell’onda, che si chiami o meno Numero6. Del resto Michele “Mezzala” Bitossi è un uomo dall’immaginazione molto fervida, che si è visto accumulare quasi trenta canzoni uscite direttamente dalla propria penna in seguito ad “I Love You Fortissimo“. Fare una scrematura non è cosa facile, ma neanche impossibile, almeno per un caso del genere. E così, se da una parte è nato “Il problema di girarsi“, uscito come disco solista, dall’altra doveva pur prendere vita un quarto lavoro collettivo.

Di conseguenza ecco “Dio c’è“, la cui copertina raffigurante uno svenimento, se non un vero e proprio stato di shock, da parte di tutti i componenti del gruppo lascia già intendere parecchio. Brani che ora più che mai folgorano al primo ascolto e che invogliano a farsi riascoltare, spaccati di vita che possono essere tipici di tanta gente, narrati da una voce che non raggiunge mai cali di chissà quale sorta. Tra i quali, ancora una volta, non mancano dei particolari clou.

Oltre al primo singolo estratto, Fa ridere, spiccano l’atmosfera scanzonata e festaiola di apertura di Mi arrendo, una cavalcata alla They Might Be Giants come la title-track, l’anti-pop provocatorio incrociato con la dance che tanto piace al “Domatore di coglioni” e i duetti, che vanno dalla disavventura rap in quel dello star system di Storia precaria, con un happy ending affidato a Giulia Sarpero dei Kramers, al vis-a-vis con Colapesce di Un mare, fino alla voce squillante di Giulia “unePassante” Sarno della conclusiva A chi è infallibile. Notevoli anche Crash!, dall’impatto per nulla infedele al titolo e che lascia intendere ancora più adeguatamente quanto sopra, il confronto tra generazioni che emerge nel corso di ’66, il basso frenetico misto ai fiati di Persone che potresti conoscere e la toccata e fuga leggibile tra le righe di Scappa via.

Tanti personaggi dalle storie tragicomiche, per non dire amare, aventi come sfondo non la sola Liguria, per un album che non avrà innovazioni di chissà quale sorta, ma che non delude le aspettative, per uno come Mezzala poi, che potrebbe essere considerato come la controparte pop di Federico Fiumani, in quanto anche lui compositore di brani senza pretese che vanno sempre dritti al punto. “Dio c’è”, e non è né un pusher né una presenza divina, ma semplicemente la consapevolezza che ancora una volta l’odierna scuola genovese ha molto da insegnare, tra una Jenny e una Candy che si aggirano nei paraggi…

Gustavo Tagliaferri

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