L’inverno dell’anima: intervista ai Northwinds

Prima parte di un concept che troverà seguito prossimamente in un album intitolato “Eternal Winter”, “Winter” è il ritorno dei francesi Northwinds, a sei anni da “Chimères”. La parola a Sylvain Auvè, batterista cantante nonché membro fondatore della band.

Come mai ci sono voluti sei anni per dare un seguito a “Chimères”?

Dopo l’uscita di “Chimères” abbiamo cominciato a registrare il demo di “Winter”, canzoni scritte tempo fa, prima ancora che uscisse “Chimères”. Per noi era importante mostrare i risultati di una line-up stabile, amiamo le canzoni di “Chimères” ma sappiamo che ha sofferto molto per i problemi di line-up che abbiamo dovuto affrontare durante la registrazione.

Non siamo stati fortunati e abbiamo saputo della dipartita del nostro amico Vincent Niclas (chitarra e voce) mentre registravamo le prime demo per “Winter”. Eravamo in shock, quindi una nuova perdita di tempo. Decidemmo poi, come suggerito dalla Black Widow, di registrare le ultime tracce da soli. Ma avevamo molto da imparare per realizzare i progetti “Winter” ed “Eternal Winter”. Non eravamo soddisfatti, quindi ci volle un anno per remixare i progetti. Ci volle tempo, ma ci ha dato la possibilità di lavorare con i suoni che sognavamo da anni (il Mellotron, ad esempio), migliorare le nostre abilità in studio e assaggiare il piacere dell’autonomia. Per la prima volta abbiamo potuto prendercela comoda per registrare le canzoni. Non l’avevamo mai fatto!

Quali sono, a vostro parere, i maggiori elementi di progressione rispetto al precedente lavoro?

Fare un po’ di flirt con le nuove tecnologie è stata una buona opportunità, avevamo la stanza a disposizione per cercare le migliori atmosfere, così abbiamo lasciato più iniziativa al tastierista. Le canzoni sono maturate nel giro di circa cinque anni e sono più che mai in perfetta sintonia con i temi dei testi. C’è anche più disciplina nelle nuove canzoni. Siamo più “pesanti” ma con più spazio per elementi prog. Un passo naturale, le nostre canzoni ora sono più “riflessive” che mai.

E dei testi di “Winter” che cosa ci dite, c’è un filo conduttore che li accomuna?

Land of the Dead è solo un’oscura riflessione sul cordoglio, poiché ho perso mio padre due anni fa. Winter parla di quello che l’ha lentamente distrutto, il morbo di Alzheimer. Last Chance è una canzone per un caro amico che ha perso la voglia di vivere, e le sue idee a riguardo erano molto confuse, considerava anche di suicidarsi… Black Tower è l’unico accenno a strane fantasie, ed è basata su una poesia di H.P. Lovecraft.

I testi sono più oscuri e introspettivi che mai, quindi alle canzoni serviva qualcosa di più, ed è qui che è entrato in scena il tastierista. La loro forma progressive è il risultato di una ricerca per una “profondità stretta”. Tutte le canzoni parlano di cose oscure nella vita che ti fanno sentire “congelato” fino all’osso, fino all’anima.

Le tastiere sembrano avere un ruolo importante, o sbaglio?

Sì, è ovvio. Il ruolo di Emmanuel è ora molto importante. Dà molta più tonalità alle nostre canzoni. È il risultato del suo lungo contributo alla band, è il nostro tastierista a tempo pieno ed è coinvolto nella stesura dei brani. È molto bravo a cercare di trascrivere i nostri oscuri pensieri in suoni con tutta la sua potenza!

La vostra interpretazione di Gorgon degli Angel Witch è magnifica. A chi è venuta l’idea di aggiungere un’intro con un sample tratto da “The Gorgon”, uno dei film prodotti dalla Hammer Film Productions?

È da tantissimo tempo che volevamo fare una nostra interpretazione di un classico degli Angel Witch: “Winter” era il mezzo giusto per farlo, l’analogia tra essere “gorgonizzato” e congelato era perfetta per esorcizzare quei pensieri negativi che stavamo affrontando, ma con un tocco di fantasy, un tocco di classe. All’inizio volevo che fosse un trittico: la prima parte, una rielaborazione dell’intro originale, era il collegamento con tutto il concept del nostro album, la seconda parte era la cover e ho chiesto a Emmanuel di scrivere la terza parte basata sulla colonna sonora di T. Fisher. Ma alla fine usammo la terza parte come intro dell’album.

Parlateci di Winter, il pezzo più lungo della vostra discografia.

Non parla dell’inverno come stagione, o paesaggi immacolati, è l’orribile storia dell’agonia di mio padre. La canzone è il particolare risultato di una line-up stabile da circa dieci anni. È quasi “musica descrittiva”.

Nella versione cd avete aggiunto come bonus una cover di Clear Windopane dei Saint Vitus, cantando addirittura un verso in francese! Possiamo considerarlo l’ennesimo tributo a una della band che ha maggiormente ispirato il vostro sound?

La canzone non è cantata in francese: includemmo a suo tempo (questa versione è stata registrata molti anni fa) un bridge di una delle nostre canzoni che è cantata in francese, Entre chien et loup (da “Masters of Magic”). Lo abbiamo fatto perché i testi trattano gli stessi argomenti. E sì, è un tributo a una band molto influente per i Northwinds (ascolta il primo riff di Great God Pan…) ma non in termini di suoni, più sul modo di scegliere come suonare il tuo riff sabbatico: semplice e lento, con cuore e anima.

Che cosa ne pensate di “As Above, So Below” e “Lillie: F-65”, gli album che hanno segnato il ritorno discografico degli Angel With e dei Saint Vitus dopo tanti anni?

Il ritorno degli Angel Witch è grandioso, ed anche di più. È stata una bellissima sorpresa! I St. Vitus hanno fatto un buon album, ma non è da capogiro e non lo ascolto molto adesso.

Parlando di cover, sono tante quelle che avete realizzato nel corso della vostra carriera: dai seminali Black Sabbath, Black Widow e Hawkwind ai Witchfinder General, passando per i vostri connazionali Ange, ma anche i nostrani Death SS. Quale altro omaggio dovremmo aspettarci da voi in futuro?

Su “Eternal Winter” la title-track tratterà di una minaccia nucleare, ma anche con una cover dei Blitzkrieg: Inferno. Adoriamo fare cover, e stiamo lavorando su un demo chiamato “Live Ritual” dove ci saranno delle nuove cover. Andate sulla nostra pagina Facebook regolarmente e troverete più informazioni a riguardo.

La splendida copertina, realizzata dall’illustratore genovese Stefano Scagni, riprende un celebre quadro del pittore Caspar David Friedrich, “Abbazia nel querceto”. Come mai questa scelta?

La canzone Winter e i testi dell’album richiedevano un artwork speciale, e ho immediatamente pensato al dipinto di Caspar David Friedrich, ma è poi finito nelle mani di Stefano Scagni, che ha fatto del suo meglio per emularle i dipinti famosi di Friedrich. Il risultato è molto bello e sereno. È un buon parallelo con i nostri temi molto oscuri… L’insignificanza dell’individuo nella natura, i personaggi nei dipinti di Friedrich sono talmente sminuiti al punto che diventa quasi allegorico.

Farete concerti per promuovere “Winter”?

L’unico che abbiamo fatto fino ad ora era per il Doom Over Paris V con Monos, Funeralium, Children of Doom e Cauchemar. È stato il nostro primo concerto in quasi dieci anni!

In quasi vent’anni di carriera avete pubblicato quattro album. Qual è, secondo voi, il vostro lavoro migliore?

Amiamo ognuno dei nostri album, ma amiamo davvero tanto “Winter”. Mi piace molto anche “Masters of Magic”, ma è stato registrato da quattro line-up diverse ed è un punto debole!

Una curiosità: come avvenne l’incontro la con la vostra etichetta, la Black Widow Records?

Un mio amico, Luc Torfs di Antwerpen, mi consigliò di inviare il nostro demo ad una fanzine doom metal fatta da Jean Mattews. In questa fanzine ho letto una recensione dell’etichetta. Mandai il primo demo e l’hanno davvero amato, ma aspettarono il secondo (“Great God Pan”) per chiederci di lavorare con noi.

Oggi internet è uno strumento importante, soprattutto per una band. Qual è il vostro rapporto con esso? Che cosa ne pensate dei social network?

Quest’intervista è la prova di quello che stai dicendo! Ma devo dire che non ci perdo troppo tempo. Il bassista, Thomas Boivin e il chitarrista, Thomas Bastide, sono davvero presi da internet e i social network. Hanno creato loro la nostra pagina Facebook. Molti anni fa, Emmanuel il tastierista, ci incoraggiò a fare il sito e lo fece. Ma credo che ormai sia defunto.

Il successore di “Winter” s’intitolerà “Eternal Winter”. Che cosa potete anticiparci al riguardo?

La Black Widow Records non era pronta a produrre un doppio LP, quindi il progetto iniziale “Winter”/”Eternal Winter” fu tagliato in due album. “Eternal Winter” conterrà sette canzoni: Eternal Winter, Crossroads, Under Your Spell, A Light for the Blind, From the Cradle to the Grave, Chimères (cantata in francese), Inferno (cover dei Blitzkrieg). Le canzoni sono della stessa vena artistica di “Winter” ma con un tocco più “blueseggiante” (talmente leggero che alcuni nella band lo stanno ancora cercando…) e penso che chiederemo a Stefano Scagni di fare un’altra interpretazione dei lavori di Friedrich. L’album è mixato e pronto per uscire. Ora ci stiamo concentrando sul nostro demo “Live Ritual” che comprenderà canzoni nuove e cover.

Marco “C’est Disco” Gargiulo

Si ringrazia Oliver Tobyn per la traduzione

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