Denise – Uninverse

denise - uninverse

denise - uninverseCon un professionista come Gianni Maroccolo alla regia, la nascita della Al-kemi Factory ha aperto un nuovo varco attraverso cui dare maggiore risalto a talenti di molteplici generi, oltre che da fare da ala protettrice anche a cantautori non proprio di primo pelo (non per ultimo Samuele Bersani). Nomi come Bastian Contrario e Diverba ne sanno qualcosa, ma ancora prima la salernitana Denise Galdo, una volta dato alla luce più di due anni fa “Dodo, do!”, autoritratto dream pop di una fanciulla dagli occhi di bambina.

Malgrado queste premesse, però, a volte non si presenta in eccessivo ritardo il momento più consono per prendere altre strade. Difatti, il tempo di andare avanti senza Marok e affidarsi maggiormente a un team capitanato da un altro personaggio dalla lunga esperienza, Roberto Vernetti, è giunto proprio con questo “Uninverse“, secondo lavoro in studio, dove avviene quel processo che vede la nostra in prossimità di attraversare quel filo di distanza tra l’innocenza bambinesca e la responsabilità del mondo degli adulti.

Lo svolgimento di un passaggio del genere comporta perciò il conseguente succedersi di caratteristiche che si vedono mescolate in una velata vena teatral-giocosa: da una parte le filastrocche bifronti (RainPiggy Poggy) contrapposte alla voglia di strizzare l’occhio a un effetto bubblegum, dall’ambito maggiormente radiofonico (Superpop, forse il momento meno forte del disco), dall’altra quella curiosità infantile tuttora viva e vegeta, che non si esime dal manifestarsi quando si è faccia a faccia con le magiche vibrazioni di Parrots e della romantica Pillow o l’intricato mondo dei sintetizzatori, quello che ha voce in capitolo in Halfman e che non crea affatto problemi a Denise, anzi, fa sì che questa ci si adagi con grazia. Nel succo generale, spiccano in particolare quattro momenti: Mouthless, composizione d’immediato impatto con dei fortissimi battiti della sezione ritmica non meno accattivanti, una Sailors duettata sulle onde di un pianoforte tastato dalle dita di un ospite come Marco Guazzone; Mantra of Universe, la seduzione attraverso un’ipnotica linea di basso, e la conclusiva Lighthouse Keeper, come da titolo, uno spiraglio di luce che si fa strada nell’oscurità, anch’essa con il contributo di Guazzone.

L'”uninverso” di Denise Galdo è come se unisse l’utile al dilettevole, permettendo al gioco di farsi più intricato e quindi di lasciare spazio al pensiero. È un’altalena su cui si lascia librare quella bambina in fase di crescita i cui progressi si sentono nel corso di un lavoro di non poca rilevanza, che non ambirà a livelli inenarrabili, ma che mostra diversi pregi che sono ormai parte di una promessa che è stata mantenuta. E alla quale si augurano sempre le migliori cose.

Gustavo Tagliaferri

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