Mark Lanegan – Dark Mark Does Christmas 2012

Dopo le spiazzanti divagazioni electro del recente “Blues Funeral” (2012), Mark Lanegan pare come voler “rassicurare” il suo pubblico più tradizionalista con quanto di più rassicurante sui solchi di un disco si potrebbe, in effetti, concepire: un EP di canzoni natalizie, nientemeno.  A suggerirci però la cospicua lontananza di quest’ultima fatica laneganiana dagli standard spesso e volentieri zuccherosi di quel caposaldo che da sempre il “Christmas album” rappresenta nella tradizione musicale yankee, provvede già il titolo: “Dark Mark Does Christmas 2012“. Di Natale quindi qui si tratta, ma evocato e tratteggiato a tinte rigorosamente fosche: d’altronde, non poteva essere altrimenti, essendo pur sempre questa l’opera di un personaggio della fatta di Mark Lanegan, che su un certo tipo di oscuro, rauco e non di rado goticheggiante folk blues ha costruito buona parte della propria inconfondibile cifra stilistica.

Atmosfere come queste sostanziano le sei tracce di questo EP, che segna dunque un ritorno del nostro a quei sentieri già battuti con successo in passato: in questo (e si badi, solo in questo) “rassicurante”, in particolare per quanti, come già accennato in apertura, fossero rimasti per così dire perplessi alle prese con il nostro folk singer insolitamente accompagnato da synth e drum-machine.  Peraltro, “Dark Mark” non solo torna a più consuete sonorità, ma anche a un (mini) album di sole cover, come non avveniva dai tempi di “I’ll Take Care of You”. In questo caso, però, non si attinge al canzoniere folk più o meno recente, bensì alle lande ben più remote della tradizione musicale anglosassone. Ecco dunque il cantautore di Ellensburg alle prese con traditional quali Coventry Carol (qui eseguita in una suggestiva versione a cappella) o con versioni appena meno spoglie di We Tree KingsDown in Yon Forest, in cui al canto fanno da unico sfondo tenui ma essenziali trame di banjo e chitarra acustica. Come si potrà intuire, molto (se non proprio tutto) in questo EP suona strettamente laneganiano, più che genericamente natalizio. Con “Dark Mark Does Christmas 2012” Lanegan dà dunque ancora una volta prova delle sue straordinarie doti d’interprete, appropriandosi prepotentemente di queste carole natalizie tra le quali risalta in particolare una già oggetto d’innumerevoli interpretazioni come la celeberrima Oh Holy Night, che in questa sede pare però suonare improvvisamente inedita, e in cui la voce del cantautore di Ellensburg s’innalza come estatica verso vette insolite, raramente conosciute in passato. Non di soli traditional, tuttavia, si compone questo EP, chiuso da una rilettura sulfurea e glaciale di Burn the Flames di Roky Erickson.

Pur con modalità e ambizioni diametralmente opposte rispetto alla sua precedente prova discografica, Mark Lanegan non manca insomma di sorprendere anche con questo lavoro “minore”, che per molti suoi aficionados sarà senz’altro stato un gradito dono sotto l’albero.

Luigi Iacobellis

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