Yo La Tengo – Fade

Il nuovo anno comincia bene con il ritorno di Ira Kaplan e Georgia Hubley, giunti al sedicesimo album in studio della loro carriera, iniziata nel lontano 1986. Un ritorno che fa particolarmente piacere, visti i problemi cardiaci che hanno afflitto Kaplan lo scorso anno e che ora paiono superati, alla luce anche dell’impegnativa serie di concerti che la band sta per affrontare tra USA ed Europa.

Fade” è un disco che ripropone gli Yo La Tengo al loro meglio, presentando una formula musicale completamente estranea alle mode, apparentemente semplice e scarna, ma in realtà sempre sapientemente costruita. In particolare, stupisce in questo disco la varietà stilistica che lo anima, testimoniata ampiamente dall’iniziale successione di quattro pezzi, ognuno con le proprie peculiarità. L’album si apre infatti con Ohm, che assume i contorni di una lunga cavalcata impreziosita da echi orientali nell’arrangiamento. La successiva Is That enough, invece, è caratterizzata da archi svolazzanti che non sfigurerebbero nelle produzioni di Jens Lekman, “sporcati” però da un feedback chitarristico distorto in sottofondo. La breve Well You Better propone un cambio di ritmo di carattere electro-pop; Paddle Forward spariglia ancora una volta le carte, con il suo rock travolgente e il perfetto intarsio delle voci.

A questo formidabile quartetto iniziale segue il nucleo portante del disco, caratterizzato da ballate sognanti, i cui suoni sono prettamente acustici (I’ll Be Around), oppure mescolano abilmente melodie acustiche e inserti elettronici (Two Trains, The Point of it), con anche dei deliziosi fiati ad accompagnare i vocalizzi della Hubley nell’onirica Cornelia and Jane. Gli stessi fiati fanno capolino anche nella conclusiva Before We Run, brano che ha anticipato in rete il disco alla fine del 2012, dal tappeto melodico particolarmente gradevole e convincente.

Insomma, l’ennesima prova di grande qualità di una band che ha fatto della sobrietà e di quello stile privo di eccessi e divismi il proprio marchio di fabbrica.

Pietro Ressa

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