Witchcraft – Legend

Era nell’aria che dal nuovo album dei Witchcraft ci saremmo dovuti aspettare qualcosa di buono. Pochi però avrebbero dato per scontato che si sarebbe trattato di un disco di altissimo livello come “Legend“, che esce a ben cinque anni di distanza dal precedente “The Alchemist” e che segna l’approdo degli svedesi su Nuclear Blast, sempre più etichetta leader nel mondo del metal, dopo l’amichevole separazione dalla Rise Above di Lee Dorrian dei Cathedral, a ragione considerabile una sorta di “padrino musicale” per Magnus Pelander e soci.

Il primo ascolto lascia abbastanza di stucco. Abituati alle produzioni molto vintage e retrò del passato, l’impressione è che stavolta la band svedese abbia voluto mettere a frutto il budget messo a disposizione dall’etichetta di Donzdorf. Per carità, non stiamo parlando di suoni puliti e limpidi come quelli di un album del nuovo millennio, ma sicuramente c’è stato un salto di qualità a livello di suoni, senza però perdere in atmosfera, che resta marcatamente d’altri tempi. I Witchcraft suonano musica del passato con i piedi ben saldi nel presente, senza paura del futuro. Non sono anacronistici, semplicemente riportano la lezione Seventies ai giorni nostri con stile e varietà. E meno male.

L’album è un misto di brani potenti ed elettrici ad altri più cadenzati, quasi doom. Cavalcate incalzanti che sanno anche rallentare e narrare, senza fretta, senza appariscenza. Pezzi che sanno conquistare subito ma che rivelano la propria intelaiatura sonora pian piano, ascolto dopo ascolto. Su una base musicale estremamente ricca e sfaccettata s’innesta poi la voce di Pelander, per una prova di gran classe, degna di grandi del passato. Led Zeppelin e Black Sabbath sono lì, sull’altare dei padri protettori, ma relegare i Witchcraft a una mera copia dei giganti sarebbe ingiusto e inveritiero.

La verità è che Magnus Pelander & Co. sono una delle realtà migliori della musica metal e rock in generale, e questo tanto atteso disco ne è la gradita, attesa conferma. Ignorarlo sarebbe un peccato troppo grande da espiare.

Livio Ghilardi

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