Cristiano Godano – Doria 83, Napoli 11/01/13

cristiano godano

Napoli. Doria 83. Popolo marlenico all’appello  Il pretesto è la presentazione di un libro che ormai è già al suo quinto compleanno, “I vivi”, scritto da Cristiano Godano ed edito da Rizzoli. Non si è trattato di reading, ma di un vago accenno al libro. Non si dice quasi nulla di specifico, in realtà. L’intervista fa leva sul percorso personale di Cristiano nel mondo della letteratura. Un pretesto che parte dal parlare di come ci si trova in mezzo alla prosa di sei racconti, per finire con un live set in acustico. Godano ci parla di quest’opportunità “letteraria“, del suo sentirsi lusingato nel ricevere la proposta dall’editore Michele Rossi, del sentirsi pronto a un’esperienza del genere. Cita nomi a lui cari da sempre: Leonard Cohen, Nick Cave, Vladimir Nabokov; afferma ciò che ama della letteratura, ciò che di un testo scritto lo affascina, i percorsi che uno scrittore usa per arrivare a quella determinata meta, un focus incentrato non tanto sul “cosa” ma sul “come”. Si pronuncia sul lato artistico, ereditato probabilmente da sua madre, fan dei Marlene Kuntz, che appoggia e condivide il progetto musicale della band.

Godano si scalda con le prime domande dell’intervista di Gianni Valentino (di Repubblica), risponde dilungandosi in alcune, in altre divaga, rendendo l’intervista a tratti pesante. Ad ogni modo ci affascinano gran parte delle cose che racconta. Narra del piacere della scrittura, della ricerca delle parole giuste che può durare secondi, a volte anni, ma quando arriva si avverte nelle vertebre (concetto ripreso da Nabokov), intenso come il piacere orgasmico. L’opportunità di scrivere, concedersi di comunicare senza riassumere in una canzone, percorsi di vita, una laurea in economia e commercio, primi anni ‘90 a dedicarsi a qualche lavoretto come vendere i Mars o consegnare il giornale ai suoi concittadini cuneesi per avere una manciata di soldi da investire nella musica. Un accenno alla lavorazione del nuovo disco su cui Gianni Maroccolo si è già sbilanciato, parlandone particolarmente bene su Facebook. Accenna allo sgomento dei fan quando seppero della scelta della band di andare a Sanremo, ma Godano ritiene che è bello avere intorno facce conosciute ed è altrettanto bello misurarsi con qualcosa di nuovo.

Le parole lasciano spazio a chitarra e voce. Una chitarra acustica “importante” che riesce a scandire ritmo e melodia. Voce sussurrata per brani estratti da “Il vile” fino a “Canzoni per un figlio”. Dà il via trascinandoci con Ti giro intorno, accontenta i principianti con La canzone che scrivo per te, cade un po’ nel tedio nel proporci la nuova lettura di Danza, graffia l’atmosfera con Fantasmi, procede con Canzone (“sanremese”) per un figlio, poi arriva Stato d’animo, cupa e cosciente del peso dell’inquietudine. Notte chiude la scena con una versione simile a quella dell’MTV Storytellers (ovviamente contestualizzata all’evento acustico). Nel complesso, l’esecuzione ha una buona resa tenendo conto delle versioni in studio. Godano gode. La scena è tutta sua. L’attenzione non è mancata da parte dei presenti che forse si aspettavano un comportamento che non si limitasse a uscire dal camerino e a rientrarci subito dopo l’esibizione. Cristiano non si è visto al bancone a bere tra i suoi “seguaci”, lo si riconosce nel suo tono vanitoso e sicuro di sé mentre “chiacchiera” col pubblico. Fortuna che la stretta di mano ce l’ha concessa.

Foto di Alessandra Finelli

Carmelina Casamassa

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