Amari – Kilometri

amari - kilometri

amari - kilometriParti con l’hip hop, poi lo contrapponi al post-rock e all’elettronica e subito dopo cerchi una sinergia tra quest’ultima e il pop, riuscendoci su tutti i fronti. Ti dai da fare anche con la lingua inglese, una volta raggiunto questo punto d’accordo, e non vieni meno al successo personale e non raggiunto in precedenza. Soddisfazioni che lasciano il segno. Ma poi, a mò di paesaggi e trascorsi kraftwerkiani, capisci che la tua corsa non è ancora finita, e che c’è ancora un po’ di strada da fare. Sono gli effetti della continua maturazione di se stessi. E se i propri nomi in codice sono Dariella, Pasta e Cero e il nucleo di cui si è parte è quello di una band di nome Amari, la cosa appare ancora più evidente, diventando il proprio ritratto ideale d’artista insolito. È questione di ore, di giorni, sicuramente di mesi, forse di anni. Ma, in particolare, di “Kilometri“.

Infatti la nuova fatica in studio della band udinese si basa su tante cose. Non solo sulla consapevolezza che, pur con tutto l’affetto che si ha per il lato ludico della vita, si cresce giorno dopo giorno, ma anche sul fatto che questa crescita non vuol dire porre un freno definitivo al fattore divertimento. Se il timbro autorale di un singolo come Il tempo più importante ha lasciato la strada spianata a premesse di questo stampo, altrettanto si può dire per l’introduzione un po’ Tom’s Diner un po’ Lemon Tree di Aspettare, aspetterò, dell’r’n’b funkettone frammentato in parti, con vaghi accenni gospel, su cui si svolge La ballata del bicchiere mezzo vuoto, delle lettere che sanno di cronache in tempo reale in quel di un’Africa che sa di Belle & Sebastian, ma anche di memorie conservate su un diario, un effetto nostalgia che però non scade nella banalità (A questo punto), del trip hop acquatico che anima la title-track e che fa da faro a quelle distanze che hanno voce in capitolo, magari aventi come punto d’arrivo anche quel Cuore oltre la siepe, con tanto di trombe sfavillanti a fare da contorno.

Maturare vuol dire anche questo. E un disco degli Amari, una volta entrati dentro il suo cuore, rivela sempre parecchie sorprese. “Kilometri” non è meno incisivo di un “Grand Master Mogol” o un “Scimmie d’amore”. E’ il disco di una band che, pur specchiandosi diversamente, continua ad avere le carte in regola per affrontare nel miglior modo possibile gli strani tempi che stiamo vivendo. Confermandosi nuovamente come quel felicissimo caso a parte che ha dato brio alla scena nostrana da più di un decennio. Welcome back, boys.

Gustavo Tagliaferri

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *