The Foreshadowing – Second World

The Foreshadowing

The Foreshadowing - Second WorldTornano all’opera i capitolini The Foreshadowing, alle prese con il loro terzo album (il secondo su Cyclone Empire, dopo il debutto per Candlelight). Gli episodi precedenti ci avevano presentato una band di grande qualità, capace di muoversi a proprio agio nei cupi meandri del gothic-doom d’ispirazione novantiana.

Second World“, come ogni terzo disco che si rispetti, è la conferma definitiva, ma soprattutto il segno tangibile della maturità raggiunta dai ragazzi romani, frutto di tanto lavoro in studio e di un’esperienza live di tutto rispetto (che li sta portando anche oltreoceano).

Il nuovo album dei The Foreshadowing mantiene intatto l’animo oscuro del gruppo, perennemente persi nella malinconia più plumbea. L’essenza più gothic degli esordi s’innesta con naturalezza su una tavolozza di tradizione doom, quella nata negli anni ’90 in Albione. Il panorama sonoro della band, tuttavia, non si limita solo a questo. Non mancano, infatti, riferimenti all’universo dark di fine Novecento, per non parlare di atmosfere più care alla new wave di estrazione ottantiana. Se l’orizzonte stilistico appare ben definito, il pregio dei The Foreshadowing è saper comporre pezzi del tutto personali che, sebbene facciano menzione di suoni già noti alle orecchie di un appassionato del genere, di fatti non suonano mai derivativi, anzi. Con “Second World” sembra che i romani abbiano definitivamente affinato la propria proposta, sapendo gestirla con dovizia da maestri, senza dover far riferimento ai capostipiti del genere. Grazie anche a un ottimo lavoro di produzione a cura della band stessa insieme con altri collaboratori (tra i quali metà dei Novembre), il disco si dimostra di qualità innegabile, senza paura di dover competere con rivali internazionali anche più blasonati.

Quel che è certo è che “Second World” porta alle nostre orecchie la dimostrazione compiuta del fatto che i The Foreshadowing non sono più solo una promessa del metal italiano. Sono una realtà consolidata del panorama estremo internazionale, della quale andare fieri. Piuttosto che cercare l’ennesima new sensation doom in lidi più distanti, godiamoci i nostri gioielli di casa. Se lo meritano davvero.

Livio Ghilardi

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