Prehistoric Pigs – Wormhole Generator

Prehistoric Pigs - Wormhole Generator

Prehistoric Pigs - Wormhole GeneratorMilioni di anni or sono i maiali dominavano il nostro pianeta. Oggi, ridotti in schiavitù dall’essere umano, non fanno altro che rotolarsi nel fango e mangiare pastoni chimici in attesa di essere macellati. Per fortuna che attraverso un tunnel spazio-temporale, o “wormhole” che dir si voglia, i Prehistoric Pigs sono arrivati dal lontano passato per sottomettere gli umani con le loro sonorità lisergiche e riportare i suini al potere.

Se state ancora leggendo e se pensate che una premessa del genere farebbe impallidire anche Stephen Hawking, allora siete pronti a conoscere il mondo dei Prehistoric Pigs, trio udinese dedito alla fabbricazione di stoner strumentale doc, che in questo caso sta per distorsioni di origini cosmiche. Con il loro album di debutto, “Wormhole Generator“, i Pigs dimostrano di saper già padroneggiare con tranquillità il genere, spaziando dal riffing serrato e ossessivo di Kyuss e Queens of the Stone Age fino alla psichedelia acida dei monumentali Sleep.

Bastano i primi secondi del groove rotolante dell’opener Swirling Rings of Saturn per capire a quale bestia musicale ci si trovi davanti: il disco è come un viaggio interstellare tra galassie sconosciute, battaglie a colpi di laser e dune elettriche. Visitando pianeti sconosciuti s’incontrano giganti alieni dal passo lento e martellante (XXI Century Riots), ci si perde nei meandri dello spazio-tempo (Tafassaset) fino a tornare alle origini del mondo e dell’essere umano, avvolti dalle chitarre solitarie di Primordial Magma, pronte a esplodere da un momento all’altro in una supernova di distorsione.

Nella parte finale, “Wormhole Generator” offre anche qualche piacevole spunto blues/country rivisitato in chiave stoner. In chiusura i 13 minuti di Electric Dunes, un patchwork di sonorità diverse che si alternano in continuazione tra echi di voci lontane, melodie acide e riff poderosi; come rivivere la scena finale di “2001: Odissea nello spazio”: il tempo si dilata, le immagini e le sensazioni scorrono veloci nella mente, mentre a occhi chiusi ci si abbandona all’infinito. Una band tutta da scoprire, che in futuro saprà certamente tirare fuori altri lavori di ottima fattura. In ogni caso, da ora in poi ci penserete due volte a fare incazzare un maiale: i Pigs sono pronti a punirvi a colpi di fuzz.

Dario Marchetti

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