Les Discrets – Ariettes Oubliées…

I Les Discrets tornano nel 2012 con un nuovo album, che pare veder consolidare la via già intrapresa da diversi anni, la stessa che ha loro garantito d’esser la perenne spalla del progetto Alcest. Si è soliti, infatti, pronunciare questi due nomi in simbiosi, quasi fossero un’unica cosa, un unico progetto. Sarà che entrambi vengono accomunati da un pensiero stoico comune.

Tutto ciò pone questo disco su un piano di quasi sopravvivenza musicale, in un mondo dove il folk è tornato a essere un genere “di nicchia”: vuoi per le scarse idee, vuoi per stanchezza da parte del musicista e dell’ascoltatore.

Nonostante ciò, Fursy con questo disco si riconferma campione del folk e del (post?) metal, elimina le parti acustiche presenti nel precedente lavoro e rende il tutto più “elettrico”, non nascondendo in questo modo il loro essere francesi e discendenti cantautori. Questo non implica rinnovamento però, trattasi di espedienti per far credere di aver fatto qualcosa di nuovo; giunti a metà album si è già convinti di aver terminato l’ascolto tutto. Tuttavia, l’aria chansonnier che aleggia nel disco tenta di non porci dinnanzi ai classici paesaggi musicali fatti di neve e gelo.

S’intravedono allora alti momenti di storie ed emozioni già vissute che non riescono a bucare la patina di stoicismo da cui è ricoperto il disco, sono brevi e non abbiamo il tempo d’intrufolarci. È come riguardare gli ultimi episodi di “Beverly Hills”. Che cosa resta dell’emozione? Storie strascicate, sentimenti che emozionano per osmosi.

Questioni di tradizioni o mero disinteresse? “Ariettes Oubliées…” alla lunga è un disco che risulta stantio, un sottofondo già sentito. Stanca, opta per la facilità, risultando così superfluo.

Eliana Tessuto

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