Zeus! – Opera

zeus!

Zeus! - OperaBoom.

La prima fase, perpetrata attraverso quel disco omonimo pubblicato nel 2010, era già stata compiuta, dimostrando come fosse più che possibile entrare, come un fulmine a ciel sereno, nelle case degli ascoltatori per devastare tutto dall’inizio alla fine, facendo lo stesso effetto di un pugno che dal grugno percorre ogni organo interno, andando sempre più in profondità. Giungere al passo successivo poteva non essere un’operazione facile da portare a termine, per quelle che sono due menti come quelle di Luca Cavina e Paolo Mongardi, rispettivamente basso e batteria, sempre in giro tra un progetto e l’altro, da Calibro 35 a Il Genio, ma senza mai perdere il loro smalto. Eppure dagli Zeus! c’è solo da aspettarsi grandi cose, viste le loro intenzioni e prospettive. Un tanto agognato obiettivo come quello della conquista del mondo, anzi, dell’universo, passa anche attraverso qualcosa di maestoso, di ancora più virulento. In una parola, un'”Opera”.

È un'”Opera” quella che vede come apertura delle vibrazioni, tra il funk e un certo free jazz, mutare immediatamente in un’esplosione sonora manipolata dall’addizionale theremin di un ospite speciale come Vincenzo Vasi. Il resto lo segue a ruota, dalla produzione per il mercato estero di un simbolo dell’hardcore punk come Justin Pearson (The Locust), presente in Sick and Destroy, a un’ironia che se in precedenza aveva come bersagli Giacomo Leopardi e i Death SS ora va per King Diamond (Lucy in the Sky with King Diamond), La Monte Young (l’atomico samba di La Morte Young, sorretto dalle chitarre di Nicola Ratti) e un Giorgio Gaslini che fa da concatenazione a quegli Zu che avevano preso come riferimento rock’n’roll odierno Tom Araya (il ritmo copshootcopiano di Giorgio Gaslini Is Our Tom Araya). Ma soprattutto è lecito ritrovarsi momenti come il cingolato impazzito Set Panzer to Rock, l’esperimento sanguinoso di Decomposition N. !!!, il tono mistico che caratterizza un sortilegio come quello di Beelzebulb, distorsioni che vanno dal progressivo (Bach to the Future) al matematico (Eroica), che nei loro echi classici fanno da ponte al rigor mortis che si respira nel techn-organo funebre di Blast But Not Liszt, la Golden Metal Shower del 2013, ideale prosecuzione di quella Grey Cerebration che potrebbe essere l’apoteosi di tutto il disco, in quanto ideale schema di ciò che si respira al suo interno.

Opera” degli Zeus! è cerebrale come da copertina, per la sua struttura e per le successive reazioni, una volta fatto il giro delle sinapsi. Reazioni che non possono però che risultare assai benigne, confermando quello che è il grande valore di un simile duo, che non solo non si smentisce, ma riesce ad andare oltre quel tripudio già raggiunto con l’album d’esordio.

Gustavo Tagliaferri

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