Simona Gretchen – Post-Krieg

Simona Gretchen - Post-Krieg

Simona Gretchen - Post-KriegUna voce fuori campo che, a luci spente, cheta un trepidante pubblico attraverso l’idioma tedesco, mentre avviene la tanto vituperata apertura del sipario. Non uno spettacolo d’arte varia contiano, ma la concretizzazione della nuova fatica di una ragazza che, da Faenza con furore, si presenta avvolta dal mistero. Colei che con un album come “Gretchen pensa troppo forte“, servendosi della propria chitarra e di vari inserti noise, ha saputo andare oltre le prevedibili pecche divenute sempre più evidenti da parte di Le luci della centrale elettrica, sia musicalmente che testualmente; colei che con “Venti e tre” già stava gradualmente raggiungendo una nuova dimensione, fatta di vibrazioni ulteriormente rock, ma anche colei che, tramite questo disco, ha deciso di scrivere un epitaffio, seppur solo apparente. “Post-Krieg“, così muore Simona Gretchen, così avviene la risurrezione come Simona Darchini.

Compiere un gesto simile non significa dare la luce a un semplice secondo disco in studio, bensì optare per un concept diviso in movimenti, precisamente otto, specchi della propria persona e del mondo circostante, rifugi di un nuovo modo di concepire la scrittura d’autore made in Italy. Assistere all’impeto di rabbia che fuoriesce dal vaudeville in cui s’intrecciano basso e pianoforte una volta partita la title-track, prima che avvenga il cambio con l’omelia ferrettiana che permea nella sua interezza la virulenta Hydrophobia, significa volgere i propri passi verso una via fatta di spasmi, brividi, palpitazioni, la stessa lungo cui si muove una Pro(e)vocation che potrebbe essere Il primo Dio letta e riscritta da Simona stessa, e in particolare una vena sinfonica presente come non mai nella strumentale Enoch e in una suite come Everted, quasi una triplice modalità di concepimento del songwriting, là dove le vibrazioni dei propri strumenti a corde si fondono con diversi rimandi alla musica classica, particolarmente enfatizzati dall’incedere di batteria e violini, in mano a degli ormai confermati collaboratori come Paolo Mongardi e Nicola Manzan, oltre a Paolo Ranieri (Junkfood) e alla produzione artistica di Lorenzo Montanà (già con Tying Tiffany). Molteplici respiri che immediatamente fanno breccia nell’animo dell’ascoltatore, rendendolo testimone di un risultato dall’impatto devastante, granitico, veemente.

“Post-Krieg” potrebbe essere l’equivalente del volo di una farfalla, ma anche di quello di un pavone, come da copertina. Come sarà il post Gretchen per Simona non lo sappiamo, ma una simile transizione, nella sua riuscita, lascia solo pensare che un simile tentativo di librarsi in aria durerà molto, ma molto a lungo.

Al momento, uno dei dischi di maggiore rilievo di questa prima parte del 2013.

Gustavo Tagliaferri

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