Werner – Oil Tries to Be Water

Werner - Oil Tries to Be Water

Werner - Oil Tries to Be WaterCD – White Birch, 10 t.

Colpire al cuore, farlo con una chitarra acustica, un pianoforte e un violoncello. Barrett, Drake e Canterbury sono l’humus fondamentale per i Werner, nuova grande promessa di un’etichetta come la White Birch. Oil Tries to Be Water è come una retrospettiva di pagine fondamentali della propria esistenza, un album di fotografie dai toni malinconici. Sono le gocce di pioggia che scorrono lungo il proprio viaggio al suono della resa da camera di Valzer for Annie e di Russian Sky, un archetto che sfiora leggermente il petto quando suona Blue Sea of Runa, Satie visto in un’ottica corale, vagamente elettrica (Erik), il funambolismo di The Dawning, le parole nel sonno di Homesleeping, le luci isolate della solitudine in quel di una Why Didn’t You? che non stonerebbe in mano ad Antony, un dramma percosso dalle note emesse dalle proprie dita come quello di His Beautiful Rooster, ma in particolare c’è lui, Stefano Venturini, con la sua voce soffusa. È l’olio che completa la sua metamorfosi, e come acqua scorre lungo tutto il corpo, canzone dopo canzone. Le tentazioni gotiche della ghost track sono la ciliegina sulla torta. Impossibile non rimanere sconvolti da un simile esordio.

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