Ornaments – Pneumologic

Ornaments - Pneumologic

Ornaments - PneumologicLi seguo più o meno da un paio d’anni e ora finalmente il nuovo disco degli Ornaments è nelle mie mani. Lo è da un po’ di tempo, a dire il vero, ma lo digerisco, mi ci dedico e riduco a parole indegne solo adesso. La mia riflessione è appunto quella che è: non dignitosa se messa al pari di quella che è la grande aspirazione di un manipolo di musicisti che procedono, disco dopo disco e brano dopo brano, a produrre materia con il più rischioso dei metodi operativi, la riduzione al nucleo, la pulitura, la secchezza. A sottrarre materia, quindi. Le mie parole non possono pertanto gareggiare col contenuto pieno e al tempo stesso rarefatto di un disco che è un’esperienza mentale e fisica di pura trascendenza, come a dire che dall’hardcore a quello che la band oggi suona c’è sempre un filo rosso che è la catarsi, la purificazione attraverso lo sforzo e la prova del fuoco, l’immersione nell’acqua. O nell’aria.

Perché per questo disco la band ha deciso di sperimentare sonorità liquide, flessibili, per quanto sia possibile sciogliere un flusso sonoro generato, peraltro, da chitarre massicce su una struttura melodica definita, e strutturata in maniera semplice, a dire il vero. Siamo quasi alla sonorizzazione di un concetto lirico e filosofico, ormai troppo oltre la mera realizzazione di un genere musicalmente figlio dei Neurosis. Siamo nel nuovo e al tempo stesso nel già sentito, in una terra (desolata) che è quella in cui idealmente le più disparate influenze moderne cheriattualizzano il passato, e i rimandi alla tradizione fondante della musica pesante s’inseguono in un circolo perenne da cui nessun ascoltatore è escluso. La suggestione del moderno si affida alla forma libera della canzone, tanto quanto il nucleo esplosivo della fisicità hardcore ripete instancabile un pattern liberatorio.

Per il concept del disco v’invito a leggere l’intervista alla band raccolta dal boss, lì c’è tutto. Per il lavoro sporco ci sono io e ci tengo pure: il disco è il risultato dello sforzo incrociato di più etichette, battagliere e “cazzutissime”. Parlo di Escape from Today, Sangue Dischi, Blinde Proteus e Tannen. Sembra una cazzata ma funziona così, e cioè che più gente si mette assieme e decide di coprodurre un disco che è quasi sempre un parto creativo ed estenuante pensato, non per ingolfarvi l’hard disk, ma per ricordarvi che ancora nel 2013 c’è gente che immagina, fantastica e realizza prodotti che con i grandi numeri non avranno mai a che fare. E chiudo pure la parentesi polemica sulla penuria di uscite di qualità e sulla crisi discografica.

Per il lato puramente estetico, mi viene da pensare a come la ripetitività e la pienezza del respiro che vi scalda i polmoni possano contribuire a ritmare il vostro tempo naturale. In poche parole, il disco funziona proprio così: didascalico nel senso più nobile del termine e allegorico, ma di un’allegoria tutto sommato ermetica. Sette brani che suonano come un accordo di spiriti sincronizzati, quelli dei musicisti con quelli degli ascoltatori, e che dal vivo, ne sono certo, renderanno ancor di più densa la matassa spirituale che si verrà a creare. Come a dire che nell’hardcore il sudore c’è sempre e non è detto che sia robetta.

In Breath incontriamo la voce jazz di Silvia Donati, dolce e maschia, suadente e decisa, tesa a dettare la traccia ossessiva di un andirivieni soffuso/rumoroso che solo a fine disco farà il paio con un altro brano rivelatore. Galeno, forse la traccia più indicativa del disco, è un po’ la summa di tutta l’esperienza pneumatica: un riff fermo e deciso che cresce piano piano e solca il brano tra sfumature e intensi rilasci di energia. Ma la struttura è ben solida e sintetica e, a ben vedere, ci accompagna fino all’ultima devastante traccia partecipata anche dal commosso Tommy (ex Concrete). Su questa traccia conviene un po’ soffermarsi perché non ci si può congedare senza spendere due parole sulla band romana che per molti sarà stata pure figlia minore di tutta una stagione screamo, post-core e cazzi vari (quando all’estero si vedevano forse capisaldi ben più noti) ma che, a ben vedere, è un po’ la madre di tutta questa realtà sonora magmatica ed emotiva. E gli Ornaments rispondono proprio a questo: restituire con uguale intensità tutto l’impulso neurosisiano attraverso una militata esperienza post-rock e post-hardcore tutta italiana.

Il corpo s’innerva, la gola esplode in grida liberatorie, il flusso d’aria viaggia intenso dai polmoni verso l’esterno. La testa è rivolta al cielo, tutto lo spirito viene cacciato fuori in singhiozzi convulsi. Il corpo giace stremato, il respiro pian piano si accorda col ritmo delle cose a cui la natura dona universale coerenza.

Si ricomincia.

Nunzio Lamonaca

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