Mangia la vita cruda: intervista a Valentina Gravili

Valentina Gravili

A due anni dall’uscita de “La balena nel Tamigi“, premio MEI 2011 per la miglior autoproduzione, Valentina Gravili pubblica il suo terzo lavoro, “Arriviamo tardi ovunque“. La sua pubblicazione è il pretesto per porre alcune domande all’artista romana di adozione, ma brindisina d’origine. Lo scambio epistolare è avvenuto via mail. Ecco le sue risposte.

Mentre ti scrivo queste domande, è in corso di svolgimento la due-giorni elettorale. Hai votato? Qual è il tuo rapporto con la politica?

Certo che ho votato. Sebbene sia stato molto difficile prendere una decisione su chi fosse meritevole del mio voto e tuttora sia piena d’incertezze sulla scelta fatta, non ho mai avuto dubbi riguardo il fatto che in ogni caso sarei andata a votare. È facile lamentarsi di tutto senza prendere posizioni. Ho visto un sacco di persone che non hanno votato ma si sono lamentate dei risultati… Per me la politica non dovrebbe rincorrere a tutti i costi un’ideologia. Anzi, credo che spesso l’ideologia sia l’anticamera del totalitarismo… Credo che fare politica sia cercare di fare il bene comune anche quando si agisce individualmente: fare la raccolta differenziata, evitare gli sprechi, cercare di restituire un portafogli trovato a terra invece di nasconderlo immediatamente in tasca, avere sempre un atteggiamento empatico nei confronti di chi ci circonda.

È da poco finito il Festival di Sanremo: tu, parteciperesti mai a questa kermesse musicale? E per quale motivo?

Non ti nascondo che in passato ci ho anche provato ma non mi hanno voluta… Ora è da un po’ di anni che non prendo neanche più in considerazione l’idea.

In manifestazioni come Sanremo, l’arte – o presunta tale – viene sottoposta a un giudizio. Come si pone un artista nei confronti del giudizio a cui, appunto, è sottoposta la sua arte?

Quando decidi di rendere pubblico ciò che fai ti sottoponi inevitabilmente al giudizio di addetti ai lavori e semplici ascoltatori. Devo ammettere che in alcuni momenti tutto questo mi ha fatto sentire sotto pressione, ma ultimamente ho imparato a fregarmene… Ho capito che non si può piacere a tutti e che do il meglio di me proprio quando non cerco il consenso a tutti i costi. Ad esempio, non mi piacciono i concorsi, perché credo che se sottoporsi a un giudizio è inevitabile, fare dell’arte una disciplina agonistica è invece profondamente riduttivo.

Passiamo ad “Arriviamo tardi ovunque”. I suoni si sono fatti più duri. Anche i testi, basta scorrere i vocaboli utilizzati: vermi, cruda, sfonda, impiccato, mutilazione, etc. Questo cambiamento rispecchia un momento preciso della tua vita personale oppure hai voluto mostrare un altro lato del tuo carattere?

Diciamo che è venuto fuori un lato della mia personalità che ho sempre avuto ma che alcune condizioni della mia vita attuale hanno contribuito a rendere più evidente.

Dopo due dischi, si è interrotto il sodalizio con Amerigo Verardi, sia come produttore che come musicista, credits alla mano. Come mai?

Non c’è un motivo. Amerigo è stato e resterà sempre un punto di riferimento, oltre che un grande amico: è stata una delle prime persone con cui ci siamo confrontati per questo disco. Questa volta però sia io che Max Baldassarre avevamo già ben in testa la direzione che volevamo intraprendere, e ci siamo messi subito al lavoro. Tutto è venuto in maniera molto naturale, vivendo a stretto contatto e registrando nel nostro home studio.

Si dice che la bellezza di una canzone dipenda quasi sempre dal suo arrangiamento. Alla luce di ciò, e sottolineando che scrivere musiche con testi in italiano non è semplice, quanto è importante per il tuo progetto artistico il lavoro di Max Baldassarre?

Fondamentale. Max ha colto in pieno gli umori di ogni mio brano traducendoli in suoni graffianti, viscerali, pieni di personalità ma mai fini a se stessi; sempre volti a valorizzare ogni mia parola, melodia o sfumatura di voce, donando all’album un’identità di suono del tutto personale e riconoscibile.

Il finimondo, il singolo apripista, è stato pubblicato il 21 dicembre. Una coincidenza che uscisse nella tanto annunciata data di “fine del mondo”?

Assolutamente no. Visto che il singolo aveva quel titolo e l’uscita del disco era ormai prossima (7 gennaio) abbiamo pensato di farlo uscire proprio il 21 dicembre. Così abbiamo potuto giocare un po’. Ad esempio, abbiamo preparato un trailer che ha anticipato il tutto, scrivendo “Il finimondo – coming soon“. Ovviamente il brano in realtà ha ben poco a che vedere con la predizione dei Maya.

Anche in “Arriviamo tardi ovunque” vi è un pezzo firmato a quattro mani con Vincenzo Assante, alias Il soldato timido. Come nasce un vostro pezzo? E poi: non avete pensato a un album intero firmato a quattro mani?

Vincenzo Assante, ora leader del gruppo I Congiurati, è uno dei miei migliori amici. Abbiamo condiviso tante cose, belle e brutte, e ci unisce una profonda stima reciproca. Io adoro il suo modo di comporre, ho più volte affermato che pochi cantautori sono in grado di scrivere testi e melodie all’altezza dei suoi. Sia per Avvenne ad un tratto che fa parte dell’album precedente che per Domenica mattina, il brano che chiude il nuovo disco, Vincenzo è subentrato in un secondo momento nella composizione, dandomi una mano a migliorare parti che non mi convincevano o a completarle. Credo che un album a quattro mani non sia un’ipotesi così improbabile: ora siamo entrambi molto presi dai nostri progetti personali, ma sono sicura che prima o poi qualcosa del genere verrà sicuramente fuori.

Aspettiamo di uscire di notte come fosse un’operazione partigiana per la liberazione dall’assedio dei parenti“. Sono contenti i tuoi genitori della strada che hai intrapreso? O magari si auguravano che facessi fruttare al meglio la tua laurea?

I miei genitori sono molto felici ed orgogliosi delle scelte che ho fatto e mi hanno sempre sostenuto. Mi conoscono bene e nessuno più di loro sa quanto la musica sia importante nella mia vita. Quando parlo della liberazione dall’assedio dei parenti, parlo della naturale e credo sana insofferenza che ogni figlio ha, a volte, nei confronti delle eccessive cure e preoccupazioni che genitori e persone care ti rivolgono.

Ed io che sognavo di ipnotizzare il mondo con la vertigine delle mie sopracciglia“. Volendo limitarci a quello musicale italiano, ci puoi dire com’è la vita all’interno di questo mondo per una ragazza? C’è maschilismo? E come sono le dinamiche all’interno della tua band?

Mmm, mi vuoi far fare la solita femminista? Posso essere sincera? Allora sì, c’è maschilismo. Ma la mia band per fortuna è per le pari opportunità

Inconcludente come la Salerno-Reggio Calabria mentre Cosenza brucia“, “sottili come le polveri di Taranto“. Senza dimenticare il tuo contratto interinale, riferimento personale nel quale sicuramente molte persone si ritroveranno. Questi richiami alla realtà che ci circonda sono un modo per affermare la tua presenza viva nel mondo, in contrapposizione a quella di artista ripiegato esclusivamente sulla propria arte?

Non saprei, non è una scelta. Quando scrivo metto insieme sensazioni, paure, momenti, informazioni diverse e nasce una canzone, come quando fai un sogno che inizialmente al risveglio può apparire strano ma di cui, riflettendoci un po’ su, riesci a capire l’origine.

Discorso etichetta discografica. Qual è il rapporto che ti lega ai tipi della Carbon Cook? Sei stata il pretesto per far fondare loro l’etichetta?

Il rapporto con la Carbon Cook è nato l’estate scorsa, in Puglia. I ragazzi mi parlarono dell’imminente fondazione di una loro etichetta e mi dissero che sarebbero stati felici di “aprire le danze” con un mio disco. Così abbiamo cominciato a lavorare insieme. Loro si sono accollati le spese della stampa del disco e mi aiutano nella ricerca delle date.

Sempre in tema di etichette: non si è fatto avanti nessuno neanche dopo la vittoria al MEI? O le proposte avanzate non ti convincevano?

Nessuna proposta concreta, solo qualche mezzo interessamento.

Quando è stata annunciata l’uscita del disco, il dato che è rimbalzato subito agli occhi è stato il tempo: per fortuna dei tuoi fan, c’è voluto meno di dieci anni per dare un seguito alla “Balena”. Ti sei data una precisa scadenza temporale a questo giro? Quando hai composto il materiale? Si tratta di canzoni abbozzate tra il primo e il secondo lavoro che non sono finite sulla “Balena” oppure di composizioni ex novo?

Tutti i brani di “Arriviamo tardi ovunque” sono di recente composizione, nati nel giro di un paio di mesi. Appena ho sentito di avere il materiale giusto, io e Max siamo partiti con gli arrangiamenti. Non ci sono stati intoppi di nessun genere anche perché, non avendo ancora ricevuto la proposta della Carbon Cook ero pronta ad una nuova autoproduzione e questa volta, al contrario che con “La balena nel Tamigi”, sapevo già come muovermi.

Foto di Serena Gravili

Christian Gargiulo

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: