Steve Harris British Lion – Orion, Ciampino 28/02/13

Vedere un’icona della musica in un contesto così intimo è un’occasione forse unica, per questo ho deciso che mai al mondo me la sarei lasciata scappare.

Fuori all’Orion inizia a crearsi un po’ di folla, un centinaio di persone forse. Alle 19.30 finalmente si aprono i cancelli e la folla inizia a disporsi intorno al palchetto, già tutto pronto per l’imminente esibizione. Dopo un’ora circa di attesa iniziano ad esibirsi i Zico Chain, una band alternative rock di Londra, che sa rendere piacevole la successiva mezz’ora, incitando continuamente il pubblico con la loro musica potente e assoli di batteria.

Finita la loro esibizione comincia subito il disassemblamento della strumentazione e iniziamo a vedere alcuni membri della tour crew degli Iron Maiden, uno su tutti Michael Kenney, il roadie di Steve Harris.

Passano i minuti, e finalmente parte l’intro della band accompagnato dalla salita di ciascun membro. Steve viene accolto con un enorme boato del pubblico, che ormai avrà raggiunto le quattrocento persone. Subito dopo parte la prima canzone dell’album, This Is My God, e Steve corre da un lato all’altro del palco, cantando anche lui i testi e guardando i fan negli occhi come se fosse un classico concerto degli Iron Maiden. Un ragazzo esibisce un cartellone con su scritto “‘Arry for Pope” e appena viene notato dal bassista fa una risata imbarazzata. Un altro spettatore sventola una bandiera del West Ham, squadra tifata dal nostro Iron Man, che fa un cenno di assenso appena la vede.

I suoni sono assurdi: chitarre abbastanza in secondo piano, basso altissimo. Poco male, siamo qui per sentire quello. Il concerto va avanti con le altre canzoni contenute in “British Lion” fino ad un inedito, Father Lucifer, che, a mio dire, rappresenta l’essenza di Harris: giri molto ritmici e percussivi con quel suo classico sferragliare. Segue un mix di canzoni inedite e contenuti nell’album sopracitato. Richard Taylor, voce e chitarra acustica, incita continuamente il pubblico a cantare. Stranamente in studio non ha reso al meglio, e a molti è potuto sembrare un cantante mediocre, ma dal vivo ha dimostrato tutt’altro.

Sia lui che Steve sono i più dinamici sul palco, correndo da un lato all’altro ed arrivando a centimetri dalle mani del pubblico. Dopo qualche altro inedito la band finisce con Judas, il cui finale acustico viene suonato anche da Richard. Seguono saluti al pubblico e torna nel backstage. Ma la serata non è ancora finita. Pochi minuti i Nostri si presentano nuovamente, eseguendo Let it Roll, cover degli UFO, una band che ha molto influenzato lo stile di Harris. Il concerto si chiude con Eyes of the Young, che riscontra grande partecipazione dei presenti.

Finita l’esibizione, il pubblico cerca di ammazzarsi per ottenere due polsini lanciati da Harris. Il locale comincia a svuotarsi e per i pochi fortunati rimasti, compreso il sottoscritto, l’artista ha concesso foto e autografi a tutti. Un’occasione più unica che rara.

Molti detrattori negli ultimi anni hanno criticato Harris e gli Iron Maiden in generale, accusandoli di essere troppo ripetitivi. C’è da dire che quello stile l’hanno creato loro stessi, che altro fare? Con quest’occasione Steve ha dimostrato di essere un musicista con gli attributi, rompendo i suoi classici schemi e facendo un album, non eccelso, ma comunque godibile.

Oliver Tobyn

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