Forgotten Tomb – …And Don’t Deliver Us from Evil

Forgotten Tomb - …And Don’t Deliver Us from Evil

Forgotten Tomb - …And Don’t Deliver Us from EvilL’arrivo del nuovo millennio ha visto una fase di transizione e cambiamento per il black metal. Morto ormai da anni Euronymous dei Mayhem (per mano di Burzum), le band di uno dei filoni più oscuri del mondo musicale hanno cominciato a sviluppare diversamente il proprio genere recuperando elementi da altri stili, andando a recuperare chi la musica classica, chi l’ambient, chi la dark wave anni ’80. Non tutti hanno stravolto il proprio io, ma l’impressione che bisognasse cambiare un po’ le carte in tavola pareva evidente.

In questo contesto, a Piacenza, per volontà di Herr Morbid (nome d’arte di Ferdinando Marchisio), si formarono i Forgotten Tomb, da lì in poi diventati uno dei nomi più importanti nel panorama black nostrano (ma non solo). Due album ottimi, “Songs to Leave”, “Springtime Depression”, che contribuirono a formare, sulla falsariga di quanto fatto dagli svedesi Shining, la corrente suicidal del depressive black metal: screams dilanianti, chitarre “zanzarose”, produzioni crude, ma al contempo riff più rallentati (mutuati dal doom metal), sonorità ripetitive, atmosfere claustrofobiche. In più, una profonda analisi introspettiva da un punto di vista lirico, incentrata su disperazione e suicidio.

Con gli anni, però, lo stesso Herr Morbid ha preso in parte le distanze da quanto da lui stesso creato, allontanandosi dal suicidal black metal delle origini per far proprie influenze black’n’roll, gothic e wave, sviluppando addirittura parti vocali in pulito che a molti fans della prima ora hanno fatto storcere il naso. “…And Don’t Deliver Us from Evil“, il nuovo album della band piacentina, continua a promuovere il nuovo sound della band, con buona pace di quanti rimpiangono ancora brani come Scars.

I Forgotten Tomb di oggi sono qualcosa di musicalmente vasto, un caleidoscopio di estremità che non vuole porsi limite alcuno e che ha il coraggio di varcare i territori stilistici da anni percorsi. Riff grassissimi che manco una band sludge, un impatto violento e tagliente, una sezione ritmica che sa quando e come premere l’acceleratore. Non mancano poi i tanto vituperati momenti atmosferici che hanno fatto gridare allo scandalo, con tanto di voce pulita, sebbene l’impressione sia che stavolta la band sia voluta tornare a prediligere un approccio più ruvido. Stupirsi ancora sarebbe da stupidi. I Forgotten Tomb oggi sono anche questo, e certamente non per una scelta commerciale. In fondo, non stiamo parlando di una band che potrebbe passare su Radio Deejay o il cui video potrebbe essere in heavy rotation su MTV. L’alternanza di stili vocali è solo un’ulteriore freccia nell’arco di Herr Morbid, un elemento che conferisce un aspetto multisfaccettato al disco.

V’è da dire però che, rispetto agli ultimissimi dischi della band, “…And Don’t Deliver Us from Evil” non rappresenta un grande salto di qualità, semmai una conferma di come i Forgotten Tomb vogliono suonare hic et nunc. Non manca qualche momento un po’ fuori fuoco o alcune scelte compositive non propriamente azzeccate, vuoi per una ripetitività di fondo, vuoi per un certo processo di semplificazione delle strutture dei brani.

Ancora una volta, con l’uscita di questo disco, si è detto che i Forgotten Tomb si sono venduti, che sono una band scadente, ormai morta e senza più nulla da dire. Niente di più sbagliato. Semplicemente “…And Don’t Deliver Us from Evil” è l’ennesimo tassello di un mosaico musicale aggiornato e in evoluzione, anche se con qualche tendenza alla ripetizione cromatica.

Livio Ghilardi

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *