Baustelle – Auditorium Parco della Musica, Roma 20/02/2013

baustelle

Ci sono band che non hanno paura di osare e di dividere. Artisti che, senza accontentare a tutti i costi i propri fan e senza andare incontro alle critiche dei detrattori, continuano a sviscerare la propria anima, disco dopo disco, seguendo un percorso personale e riconoscibile. I Baustelle rientrano pienamente in questa categoria, non v’è ombra di dubbio. “Fantasma“, uscito da poco più di un mese, ha segnato un nuovo approdo per Bianconi e soci. Un disco composito, orchestrale, curato, che non ha paura di sfidare la nuova era di album composti da “singoloni da una botta e via” e da brani-riempitivo. Possano piacere o meno, i Baustelle sono fatti di ben altra pasta.

Non sempre, tuttavia, la band toscana (ma milanese d’adozione) è riuscita a confermare live le qualità espresse su disco. Delle volte in cui li ho visti in passato (il tour di “Amen”, varie edizioni del “Concertone del Primo Maggio” e il tour del decennale del “Sussidiario illustrato della giovinezza”), solo nell’ultima occasione ho trovato l’esibizione più che convincente. Nelle volte precedenti, spiace a dirlo, apparivano evidenti le incertezze vocali di Francesco e Rachele. Ero pertanto molto curioso di assistere al secondo dei quattro show di presentazione di “Fantasma”, nei quali la band si è fatta accompagnare dalla Ensemble Simphony Orchestra, diretta dal Maestro Enrico Gabrielli (Calibro 35, Mariposa, ex Afterhours). Location d’eccezione l’Auditorium Parco della Musica, capolavoro architettonico di Renzo Piano.

Sono le 21 quando, in una stupenda e gremitissima “Sala Santa Cecilia”, sale sul palco l’orchestra, seguita successivamente da Enrico Gabrielli (che presto abbandonerà l’innaturale giacca che indossava per dirigere i suoi strumentisti in t-shirt… idolo!). A loro volta, i musicisti che formano da anni la band e, infine, Claudio Brasini, Francesco Bianconi e la meravigliosa Rachele Bastreghi.

Si parte con i Titoli di testa dell’album, a cui fa seguito Il futuro, brano nella quale Roma è più volte protagonista (Raccordo Anulare, Pigneto). Subito s’intuisce l’imponenza del suono creato dall’orchestra, che s’intreccia a perfezione con le trame dei Baustelle. Gli arrangiamenti, curati dallo stesso Gabrielli, sono originali e non sanno mai di artefatto, sposandosi con naturalezza con i brani. Le voci di Bianconi e Rachele convincono. Interpretazione sentita, una presenza magnetica per quanto di scenico non vi sia nulla. La prima parte dello spettacolo vede ovviamente protagonisti solo i brani di “Fantasma”, nello specifico quelli più atmosferici e raccolti, dai quali proprio i testi risaltano in maniera preponderante, come se tutte le trame strumentali fossero al semplice servizio delle parole di Francesco.

La seconda parte dello spettacolo guarda maggiormente al tratto più “dinamico” dell’ultimo album, per quanto brani come Monumentale o il singolo La morte (non esiste più) sicuramente non si avvicinino ai momenti più trascinanti del passato dei Baustelle, a conferma della crescita artistica della band e dell’omogeneità di un album che val la pena ascoltare dall’inizio alla fine, al di là dei singoli estratti. Non manca lo spazio per canzoni degli album precedenti, come l’acclamatissima Il corvo Joe o la struggente e quanto mai azzeccata Piangi Roma (cantata originariamente insieme all’attrice Valeria Golino per la colonna sonora di “Giulia non esce la sera”). L’aeroplano vede primeggiare Rachele Bastreghi, con una prova vocale di alto livello e di profonda intensità. Come ci hanno ormai abituato da qualche tempo, c’è spazio anche per una cover, Col tempo di Léo Ferré, ripresa in passato anche da Patty Pravo e Franco Battiato.

Tra gli applausi, infine, la band ritorna per eseguire tre classici: Charlie fa surf, la stupenda La guerra è finita e la conclusiva Andarsene così. Pubblico in estasi.

Un concerto bello, partecipato, mistico, che lascia l’impressione di essere stati in un’altra dimensione. Uno spettacolo completo, dal quale escono vittoriose le canzoni del nuovo album, ancora più convincenti live (in attesa di scoprire come saranno proposte senza orchestra). Un’interessante ripresa del passato, con nuovi arrangiamenti sinceramente entusiasmanti per brani che abbiamo ascoltato e riascoltato. Soprattutto, la testimonianza diretta del fatto che, nonostante le imperfezioni (qualche passaggio dei testi non azzeccato, ad esempio), i Baustelle sono dei sinceri e capaci cantori dei nostri tempi e non uno specchio per le allodole.

Livio Ghilardi

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *