AA.VV. – Sound City: Real to Reel

Non gli è bastato essere il batterista dei Nirvana, il fondatore e frontman dei Foo Fighters, oltre che uno degli uomini di punta della premiata ditta Queens of the Stone Age. E la lista potrebbe ancora continuare, perché sono vent’anni che Dave Grohl corre a ritmo di rock’n’roll senza mai fermarsi. L’ultimo sforzo di quello che ormai viene definito l’alfiere del rock moderno è stato il documentario “Sound City”, la storia di uno studio di registrazione dal quale sono passati i giganti della musica e dal quale, una volta chiuso, Dave ha recuperato la Neve Board, una leggendaria console analogica che ora ha trovato casa nei 606 Studios che Grohl ha costruito nel suo garage. “Real to Reel” è però qualcosa di più che una semplice colonna sonora da documentario. In questo disco Grohl ha cercato di fare la cosa più vecchia, ma spesso (oggi) trascurata, del mondo: mettere tanti amici insieme in una stanza e suonare, suonare, suonare, seguendo l’ispirazione del momento. E la spontaneità si sente eccome. Ogni traccia è una storia a sé, con musicisti che si alternano in continuazione.

Il disco parte in quarta con il blues-rock spiritico dei Black Rebel Motorcycle Club, che in Heaven and All sono accompagnati da Grohl alla batteria. E in Time Slowing Down ritorna il leggendario Chris Goss (Masters of Reality), padre di un sound al quale tantissimi artisti, a partire da quelli della scena desert/stoner, pagano tributo.  Spazio poi anche alle vecchie glorie: in rapida successione si alternano Stevie Nicks, Rick Springfield e Lee Ving, redivivo leader dei Fear, che con Your Wife s Calling resuscita il buon vecchio punk.

Ma è solo con l’entrata in scena di Josh Homme che il disco decolla definitivamente. In Centipede, ballad acustica che sfocia in una cavalcata rock, Homme divide il microfono con “papà” Chris Goss, mentre in A Trick With No Sleeve la voce è affidata a Alain Johannes, deus ex machina del collettivo QOTSA dai tempi di “Songs for the Deaf” e autore della celeberrima Hangin’ Tree. Arriva anche il momento della lacrimuccia nostalgica con la reunion di tre quarti dei Nirvana: Grohl ritrova Krist Novoselic e Pat Smear e insieme a Sir Paul McCartney sfornano l’arrabbiatissima Cut Me Some Slack. Il vero gioiello però è quello che chiude l’album. Bastano tre nomi: Homme, Grohl, Reznor. Mantra è un viaggio di otto minuti nel quale le esperienze di questi tre artisti, uguali e diversi, si mescolano tra di loro. Un antipasto di quello che potrebbe essere il sound del prossimo disco dei Queens, con Grohl dietro le pelli e Reznor come ospite in alcune tracce. Da non perdere.

Dario Marchetti

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