Ministri – Black Out Rock Club, Roma 15/03/2013

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Ci eravamo lasciati a novembre 2011 all’Orion di Ciampino con “Non finisce così”, l’ultimo tour dei Ministri prima di una lunga pausa concertistica.

Ci siamo ritrovati, a marzo 2013, con una band a dir poco in forma, il cui impatto live ineccepibile li conferma una delle realtà migliori del panorama musicale italiano (senza aggettivi di sorta).

Prima data del tour, quella del Blackout di Via Casilina, a pochissimi giorni dall’uscita di “Per un passato migliore“, quarto album dei milanesi ed ennesima dimostrazione su disco di rabbia, idee, impatto: tre parole magiche che sintetizzano il rock senza fronzoli portato avanti con fierezza da Divi & co.

Roma ha riservatoun’accoglienza da star al quartetto lombardo (3 + 1, con il nucleo base, composto da Divi Autelitano, Federico Dragogna e Michele Esposito, affiancato dal membro live F Punto). Locale sold-out, con tanti fan fuori dalle porte del Blackout alla ricerca disperata di un biglietto. Un pubblico assetato della loro musica, a tal punto che la situazione all’interno del club si fa delirante, con l’organizzazione (da questo punto di vista non impeccabile) costretta a interrompere per dieci minuti lo show della band al fine di installare le transenne antipanico per garantire la sicurezza dello spettacolo.

Come (quasi) sempre avvenuto ai concerti romani dei Ministri, spetta a I Mostri, band capitolina, aprire la serata. Con il debutto, “La gente muore di fame“, il gruppo sciorina i propri brani davanti al pubblico di casa che li accoglie con grande calore. Rock diretto, con testi pseudo-impegnati, derive ska e brit e quell’attitudine da inguaribili “cazzari” che ci permette di perdonare loro alcune ingenuità ancora presenti a livello sia compositivo siadi impatto live. Non sono dei campioni di qualità e originalità, ma i loro pezzi ti si stampano in testa con sorprendente immediatezza. E questo vale più di tutto il resto.

I Ministri sono una garanzia. Al mio quarto concerto della band, è un piacevole ritrovarli ancora granitici, incazzati e, soprattutto, innamorati di quello che fanno. È la passione che trasuda dai loro concerti a farti entrare in loop con la loro musica, con buona pace d’invidiosi e detrattori che li accusano di pochezza qualitativa e di limiti tecnici. “Per un passato migliore” non è il miglior disco della band, ma ritrova una certa immediatezza degli esordi che con “Fuori” si era allentata a favore di soluzioni più elaborate (per quanto elaborato possa essere un pezzo dei Ministri, s’intende). La gran parte dei brani viene proposta nella scaletta, a riprova anche di quanto la band creda (a ragione) nelle nuove composizioni. Sorprende come, a distanza di 72 ore o poco più dall’uscita dell’album, i fans cantino già a memoria i nuovi brani, tra i quali tantissime potenziali hit future. Largo spazio anche ai dischi precedenti (grande assente Bevo, a lungo chiamata dal pubblico), con climax raggiunto nell’esecuzione dell’inno Noi fuori e de Il bel canto con consueto crowd surfing di Divi. Conclusione come sempre affidata ad Abituarsi alla fine, l’epilogo musicale perfetto per lo show dei milanesi.

Il rock dei Ministri è quanto di più sincero si possa trovare in Italia, oggi come oggi. Un cantante dalla voce invidiabile e versatile, come pochi ce ne sono. Pezzi diretti, energici, con liriche che guardano al politico e all’Italia di oggi senza perdere istantaneità e senza affondare (eccessivamente) nei clichés lamentosi e poco propositivi che spesso sono la regola nella musica indipendente di oggi.

I Ministri mettono al centro il rock, la parola d’ordine che troppi dimenticano pur star dietro a elucubrazioni retoriche e snob. Questo è uno dei tanti buoni motivi per i quali, puntualmente, si torna a vedere la band milanese. Con piacere e per necessità.

Livio Ghilardi

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