Esben and the Witch – Wash the Sins Not Only the Face

Esben and the Witch - Wash the Sins Not Only the Face

Esben and the Witch - Wash the Sins Not Only the FaceAnche chi ha amato perdutamente l’esordio degli Esben and the Witch (“Violet Cries”, pubblicato un paio d’anni fa), mai avrebbero potuto immaginare un salto in avanti così maestoso. Non solo perché l’EP “Hexagons” si era dimostrato un po’ troppo interlocutorio, ma anche perché non era facile rintracciare nel loro materiale i germi di una potenziale next big thing. E invece “Wash the Sins Not Only the Face” cancella in un sol colpo tutti i dubbi, imponendosi come uno dei lavori più brillanti e riusciti del primo scorcio di 2013. E realizza il colpaccio soprattutto grazie alla presenza di due tracce in grado di mutare il destino del disco, contribuendo a indirizzarne il mood. Sì, perché senza i tre minuti scarsi pro-capite, concisi e taglienti, di Iceland Spar e Dispair, il secondo lavoro del trio di Brighton avrebbe reso gli Esben semplicemente prossimi agli XX, magari meno minimalisti e con una maggiore tendenza al light-shoegaze, e con la lezione dark-wave degli ’80 mandata a memoria. Il che sarebbe già stato un bel sentire, ma Rachel Davies, Daniel Copeman e Thomas Fisher stavolta vanno ben oltre. Sanno ricamare atmosfere sopraffine (Slow Wave, When That Head Splits), ammaliare con oceani di tranquillità (Shimmering, e ancor di più The Fall of Glorieta Mountain), viaggiare per progressivi accumuli (la conclusiva Smashed to Pieces in the Still of the Night), costruire preziosi crescendo (Yellow Wood, Putting Down the Prey).

A metà percorso raggiungono la perfezione formale nella prodigiosa Deathwaltz, scelta come primo singolo e corredata da un riuscito videoclip, ma è con le già citate Iceland Spar e Dispair, una posta in apertura, l’altra strategicamente sistemata nella seconda metà del disco, che gli Esben si stagliano un paio di spanne sopra la media, dimostrando al mondo un’indiscutibile capacità di scrittura.

“Wash the Sins Not Only the Face” si impone per chiarezza d’idee e sorprendente versatilità, candidandosi da subito come uno degli album chiave del 2013. Fra l’altro incidono su Matador, ulteriore garanzia di qualità.

Davvero un bel colpo per questi tre ragazzi, oggi pronti per il grande salto su scala mondiale.

Claudio Lancia

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