Abysmal Grief – Feretri

abysmal grief - feretri

abysmal grief - feretriL’ultima fatica dei genovesi Abysmal Grief, già forti di una carriera ventennale, è completamente permeata dal male.

Sei tracce, sulfuree e diaboliche, si susseguono sviluppandosi principalmente nei potenti riff della chitarra e soprattutto nell’intensità della tastiera, intenta nel drappeggio di note sinistre cariche d’inquietudine. La strada musicale intrapresa è quella dei Death SS, Requiem, e ovviamente Malombra. L’interpretazione vocale viene assorbita da una forza centripeta che convoglia l’atto creativo verso la teatralizzazione. In questo nucleo, al centro di tonanti riff e piogge di note d’organo, risiede l’essenza dell’horror cinematografico d’autore trasformatosi in un lavoro musicale: “Feretri”. A nostro parere l’orrorifica formula costruita da Regen Graves e soci rimanda alla mente le interpretazioni di Bela Lugosi e Christopher Lee. Nei momenti di maggior tensione è impossibile non pensare a due canini aguzzi che scintillano in un gioco di vorticosi chiaroscuri. L’album rimane potente e carico di sensazioni nefaste, mantenendo una buona costanza nell’incedere dei suoi 45 minuti, con alcuni picchi significativi rappresentati dalle tracce Sinister Gleams e dalla lunga Her Scythe.

Le liriche, dal canto loro, richiamano storie di evocazioni e riti satanici: il sangue di vergine si mesce a ululati ferini, il tutto alla luce della luna che illumina le tombe. Inutile dire che il tema concentri su di sé un certo fascino ma, probabilmente, le descrizioni di elementi così tipici nella rappresentazione dell’occulto (gufi, sangue di vergini, campane funebri, lupi, tombe, corvi, suono d’organo) spingono il piede destro dell’album verso un anacronismo un po’ troppo carico di artificiosità, vera e propria fossa artistica di tutto ciò che ancora non si può definire vintage.

La stessa copertina dell’album effigia un nostalgico fotogramma del B-movie “La dama rossa uccide sette volte” che, con “La notte che Evelyn uscì dalla tomba”, rappresenta l’incursione di Emilio P. Miraglia nell’ambito della regia horror. Questo tentativo di golpe artistico ebbe risultati molto controversi, e in una critica di Stephen King al precedente film di Miraglia si possono trovare tutti i rischi in cui può incorrere un lavoro come “Feretri”: “È divertente ripensare a quei disperati trucchi per convincere il pubblico a vedere dei brutti film horror. Durante una cavolata di produzione italiana, ‘La notte che Evelin uscì dalla tomba’, si diceva sarebbe stato servito blood corn, pop corn al sangue, cioè normale pop corn tinto di rosso“.

Ciò che distingue un capolavoro è anche la capacità di re-inventare una formula ben rodata ed esprimerla secondo nuove e rischiose modalità, evitando il cliché nel suo incessante ripetersi. Anche se questo proposito non risulta pervenuto bisogna riconoscere che gli Abysmal Grief sono riusciti a mantenere degli standard di buon livello, denso e potente, perfettamente in linea con le richieste di fan ancorati a un certo tipo di tensione artistica che ai più rischia di risultare obsoleta e troppo cinematografica.

Adrian Nadir Petrachi

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: