Philip H. Anselmo and the Illegals/Warbeast – War of the Gargantuas

Philip H. Anselmo and the Illegals/Warbeast – War of the Gargantuas

Philip H. Anselmo and the Illegals/Warbeast – War of the GargantuasIl buon Phil Anselmo è vivo e vegeto, nonostante nessuno avrebbe ipotizzato una tale longevità artistica. Difatti, a 44 anni suonati, al vecchio Phil non è passato neanche lontanamente per la testa di tirare meno la corda e adagiarsi su progetti musicali meno logoranti, tutto questo nonostante non sia mai stato immune agli effetti della sua vita sregolata e carica di eccessi sfrenati.

Lo split “War of the Gargantuas” (titolo e copertina tratti dall’omonimo film del 1966) è uno split godibile, spinto e feroce, nato dalla commistione tra le due tracce dell’ex vocalist dei Pantera e le due dei Warbeast, texani amanti del trash metal prodotti dallo stesso Anselmo. Senza nulla togliere a questi attempati giovanotti del profondo sud, bisogna riconoscere che l’attenzione all’ep è concentrata principalmente sul sempreverde Phil, il quale ci ha offerto uno spiraglio sul suo prossimo lavoro solista.

Al suo gruppo, The Illegals, sono state delegate le tracce dispari, caratterizzate dal classico doppio pedale alla velocità della luce, un discreto lavoro di chitarra e la vocalità scomposta e acida del frontman, che rispolvera i fasti di un glorioso passato, quello del periodo d’oro di “The Great Southern Trendkill”. Sicuramente la voce non è la medesima di diciassette anni fa, ma Anselmo, nonostante non sia più quel ragazzino di quindici anni che diede fuoco alla casa dei genitori, ci offre una prestazione trascinante e qualitativamente soddisfacente. La grande differenza è rappresentata dal fatto che i The Illegals non sono i Pantera, che la produzione non è delle migliori e, soprattutto, che i Dimebag Darrel non crescono sugli alberi come le mele in settembre.

Da segnalare come nel brano di apertura, The Conflict, si possa scorgere quell’influenza black metal che segnò l’adolescenza di Phil, il quale ha deciso deragliare l’aspetto melodico in nome di una violenza espressiva quasi scandinava per impatto e velocità. Le tracce pari, dei Warbeast, appaiono molto più lineari e piatte, ma comunque apprezzabili per intensità e potenza.

Di questi 18 minuti rimane una buona dose di adrenalina e di curiosità, unita alla speranza di poter ascoltare dei lavori un po’ più coraggiosi e precisi, in grado di scatenare gli headbangers di nuova generazione e soddisfare il palato dei vecchi aficionados.

Adrian Nadir Petrachi

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