Sam Amidon – Bright Sunny South

L’aria del Vermont deve aver giovato molto allo spirito e alla penna del cantautore Sam Amidon, specialmente per quella raggiunta – sebbene la giovane età – consapevolezza espressiva che pochi coetanei colleghi oggi hanno, e che possono vantare; non è mera abilità stilistica quello che “Bright Sunny South” (il nuovo lavoro) intende, ma per quello che vuole rappresentare nel contesto generale del cantautorato visionario, quello che non si ferma alle immagini, ma le perfora con la dolcezza, come fossero un giocattolo da sventrare per vedere cosa nasconde dentro.

Folk, tribalità rilassata, la saudade apparentemente oziosa del cantato che introduce sensazioni di vetri appannati in inverno e notti stirate fino all’alba, dolcezze ricamate come per un ammiccante e sensorio ascolto che dalla prima traccia all’ultima richiama tranquillità e pensieri da colorare o scolorire, una tracklist melodicamente avvolta in carta zucchero che acceca di piacere e ti affoga nel suo valore assoluto; undici brani non convenzionali, tradizione (abbastanza) e innovazione (molta) portano piccole meraviglie limpide e oscurate da brezze, tracce che arrivano sempre col passo felpato e partono in punta di piedi, tutte cose che negli States chiamano landscape e che proprio Amidon ci ricorda in ogni passaggio, ogni fessura della sua lirica astratta.

Arpeggi, contraddistinguo aerei, organi soffusi, pianoforti a muro e i giusti bandoli delle visioni interpretative portano l’orecchio a stratificazioni di tromba jazzy molto Big Apple (I Wish I Wish), quei dettagli che respirano lievi e timidi come i flauti alieni in Pahraoh, i fantasmi Irish di fiddle che si palesano tra le arie di Street of Derry, le ambrosie di corde acustiche di Groundhod o le pareti grigie di Shake It Off, una sequenza d’idee chiare che si riflettono dentro un disco che ha le stesse caratteristiche di un brandy, cioè perfetto nelle sue funzioni da meditazione. Con As I Roved out e He’s Taken My Feet, Amidon rompe gli argini della tenerezza per sfogarsi lo spirito, come a stiracchiarsi le membra dopo una lunga passeggiata nell’intimità, e si diverte a scompigliare un po’ i giochi, i medesimi giochi con cui incanta chiunque abbia intercettato la sua arte di essere altro.

Semplicemente disarmante.

Max Sannella

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