Mazes – Ores & Minerals

Inutile sottolineare ancora una volta la validità sia delle idee musicali di Jack Cooper e i sodali Mazes, sia delle sue curiose gigantesche simpatie per Andrew VanWyngarden dei MGMT, tanto da imitarlo (quasi) nella voce. Il loro è mantenere vivo un patrimonio mid-psich appeso a un rockeggiare alternativo che ha dato finora ottimi risultati, e “Ores & Minerals” non è altro che un’ulteriore aggraziata prova (la seconda) che – se mai ce ne fosse bisogno – è qui pronta a fare dei giri di prova sui vostri piatti stereo o sotto i ficcanaso lettori ottici, poi non venite a dire che non vi avevamo avvisato.

Pedali fuzz, ritmi infingardi, melodie canaglia e tante calorie valvolari danno in pochissimo tempo mirabili suggestioni di accomodante libido uditivo, un mix tra vecchio e nuovo – a volte rumoroso altre rarefatto – che prende le misure della bellezza e tutte le deviazioni virtuali di un disco che nasce per concentrarsi meticolosamente nelle trasmissioni di pathos, in quelle percezioni accoglienti e in un certo qual modo figlie alla lontana dei 60’s delle geometrie desiderose di acidulità e bibende lisergiche Dan Higgs Particles, la tiltkletrack, Bite, Skulking; undici tracce che in un certo sistema dolciastro richiamano le gesta di Grace Slick dei Jefferson per “il dietro”, e Ty Segal o Thee Oh Sees per “il davanti”, ma che oltremodo girano di moto proprio, avvincono e legano mente-corpo-pensiero in un unico blocco di piacere, stuzzicandoli in giochi e suoni da piccola idolatria.

Il modo di ambientare il loro essere, sopra tatticismi ispirativi sulle territorialità psichedeliche, porta gli inglesi Mazes a rotolarsi in un’estetica che non avverte – e non lo farà mai – lo scorrere del tempo, un continuo gioco a rialzo di scenari, suoni, melodie e spensierate botte di vita “all’aria aperta” che allungano la vita, e se poi si ha la pazienza di presenziare alla ballata al vetiver di Sucker Punched, o di lasciarsi spettinare i capelli con le armonie Donoviane che fluttuano in area Jaki. la definizione “ascoltare un disco” assume tutto un altro carattere e va a dichiarasi in “bere un disco” e sarà come vedere la luna con la testa all’ingiù.

Bambulè a voi tutti!

Max Sannella

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